XII INTERNATIONAL NORA JAZZ FESTIVAL

 

Pula, area archeologica di Nora

31 luglio, ore 21.30

 

Marialy Pacheco & Omar Sosa

“Duets”

Omar Sosa: Pianoforte, Electric Rhodes, Synths

Marialy Pacheco: Pianoforte

 

 

 

Sarà la carica dei due pianisti cubani Marialy Pacheco e Omar Sosa ad aprire ufficialmente la XII edizione dell’International Nora Jazz Festival. Un concerto con due pianoforti protagonisti sul palcoscenico, promessa di un mix multicolore tra sonorità afrocubane e classici europei. Una performance segnata da grande passione, che segna l’emozione autentica di tornare ad ascoltare musica dal vivo nella suggestiva bellezza del sito archeologico di Nora, Pula.

 

Marialy Pacheco & Omar Sosa hanno sempre avuto una posizione in qualche modo speciale nel mondo del jazz, riscontrando ovunque riconoscimenti ed entusiasmo, proprio perché la loro musica arriva dritta al cuore. Comune alla maggior parte dei pianisti cubani è la combinazione tra un’educazione spiccatamente classica, una virtuosità elettrizzante e un coinvolgente groove afro cubano. Come Chuco Valdes, Gonzalo Rubalcaba, Roberto Fonsecao e Alfredo Rodriguez, Omar Sosa è tra i pianisti latin più versatili della scena jazz contemporanea, capace di spaziare dalla spiritualità africana della “Santeria” ai classici del Vecchio Mondo, sino ai suoni della West Coast americana.

 

Di una generazione più giovane, la stella del pianoforte Marialy Pacheco colpisce per bellezza, bravura e sensualità del gesto. Carriera brillante, è stata la prima donna a vincere la prestigiosa competizione pianistica del Montreaux Jazz Festival e la prima pianista jazz a livello mondiale ad ottenere l’endorsement ufficiale della storica fabbrica austriaca di pianoforti Bosendorfer. Nata a L’Avana nel 1983 e cresciuta in una famiglia di musicisti, Marialy ha confessato che fu l’ascolto del Köln Concert di Keith Jarrett a cambiarle la vita.

 

Oggi, la sua grazia e la sua tecnica impeccabile sugli 88 tasti sono rappresentative di uno stile altamente individuale che unisce elementi della musica tradizionale cubana con la ricca palette sonora dei suoi maestri, da Keith Richards a Bill Evans, passando per la tradizione pianistica classica. “Duets”, il programma che Omar Sosa e Marialy Pacheco mettono in scena nella suggestiva atmosfera di Nora, è il risultato di un’intesa forte, un incontro davvero da non perdere tra l’unica donna nell’attuale panorama dei grandi pianisti jazz cubani e uno dei maestri indiscussi di quell’universo.

 

L’International Nora Jazz Festival è un evento organizzato dall’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo e il Comune di Pula, con il supporto della Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato del Turismo e Assessorato della Pubblica Istruzione – e la Fondazione di Sardegna. Un appuntamento oramai simbolo dell’estate in Sardegna che ogni edizione richiama un pubblico preparato e curioso, fedele  alle scelte artistiche dell’organizzazione.

 

 

 

IL CALENDARIO

 

5 agosto 2021

 

Youn Sun Nah & Ulf Wakenius

Duo (Korea, Usa)

 

Youn Sun Nah: voce

Ulf Wakenius: chitarra

 

Eccezionale improvvisatrice con una favolosa tecnica vocale, la coreana Youn Sun Nah è una delle rappresentanti più sbalorditive del vocal jazz mondiale. La sua voce sottile e potente, esplora molteplici repertori musicali in grado di esprimere una vasta gamma di colori ed emozioni. Oltre al jazz, alla “chanson”, al pop e alla musica folk attinge anche alla musica classica europea. Le modulazioni della sua voce spaziano in una gamma sorprendentemente ampia di possibilità: Youn Sun Nah può improvvisare, gorgogliare, modulare, respirare, canticchiare arrivare fino a flirtare col pubblico grazie al suo strabiliante strumento che è la voce. Dopo alcuni album premiati dalla critica internazionale (“SoIam” nel 2004, “Voyage” nel 2009, “Same Girl” nel 2010), l’ultimo disco ”Immersion” (2019) è stato pubblicato dalla Warner e contiene ben sette cover tra cui la famosa “Hallelujah” di Leonard Cohen. Una voce di tale carisma sul palco richiede un partner altrettanto curato e attento, come l’artista svedese Ulf Wakenius, musicista che, come affermato dal chitarrista John McLaughlin: “Sembra sia nato già con la chitarra tra le mani”. Noto anche come l’ultimo chitarrista di Oscar Peterson, Wakenius, è capace di atmosfere intime e di far suonare la sua chitarra come un’intera orchestra. Sun Nah e Wakenius si esibiscono insieme oramai da molti anni e hanno sviluppato una complicità quasi telepatica, trasformando il loro duo in una vera gemma artistica con un repertorio che varia tra rock, chanson e standard folk. La loro è una chimica musicale preziosa, che permette di deliziare e toccare le corde emotive più profonde del pubblico di tutto il mondo, da Montreaux a Montreal, passando per Nora Jazz.

 

 

 

7 agosto 2021

 

Dobet Gnahoré 

Quartet (Costa D’Avorio) 

7 agosto 2021

 

Cobet Gnahorè:  voce, percussioni

Julien Pestre:  chitarra, voce

Mike Dibo:  batteria 

Louis Haessler:  basso, tastiere 

 

 

Energia prodigiosa e voce calda e possente: Dobet Gnahoré  è una delle grandi Regine d’Africa. Cantante, danzatrice e percussionista della Costa d’Avorio, nel 2010 è stata premiata col Grammy Award nella categoria Best Urban/Alternative Performance, offrendo una visione molto personale dell’Africa d’oggi. Fisico statuario e sinuose movenze feline, sul palco Dobet interpreta le proprie composizioni in differenti lingue africane – Betè, Fon, Baoulè, Lingala, Wolof, Malinkè, Mina e Bambara -, oltre che in francese e in inglese, in una miscela di elementi sonori e ritmici: dalle melodie mandingue alla rumba congolese, dai canti betè a quelli pigmei, dall’hig-life ghanese ai cori zulu. Fenomenale la sua presenza scenica, arricchita da anni di lavoro teatrale e coreografico: le sue performance catturano l’attenzione fin dal primo istante, unendo alla forza espressiva e vibrante della voce, i movimenti della danza e le sonorità delle percussioni come la calebasse, la sanza, il balafon, la chitarra acustica. Un tessuto timbrico che unisce la magia, la forza e la sensualità della sua cultura ed “evoca gli orrori e le ferite, la ricchezza e la speranza dell’Africa, combinando le lingue e i ritmi che il continente africano custodisce”.

Conturbante al pari della mitica Grace Jones, ma allo stesso tempo dolce e fragile, Dobet produce un “groove” ed un suono elettrico che lascia senza fiato. Figlia di Boni Gnahoré, percussionista, attore e cantante molto attivo e noto in Costa d’Avorio, nel 2006 dopo aver ricevuto una nomination ai BBC World Music Awards avvia una serie di concerti con il chitarrista del Mali Habib Koité e il troubadour sud-africano Vusi Mahlasela che la confermano come futura star. Nel 2010 esce il suo terzultimo disco “Djekpa La You” e parte per strepitose tournée in America, Europa, Canada. L’ultimo album “Couleur”, uscito nel giugno 2021, è un disco che riflette l’energia urbana dell’Africa moderna e conferma Dobet Gnahoré come una delle stelle più brillanti dei palcoscenici d’Africa.

 

 

12 agosto 2021

 

Rebekka Bakken

Trio (Norvegia)

 

Rebekka Bakken: voce

Kjetil Bjerkestran: pianoforte e tastiere

Rune Arnesen: batteria

 

Nata a Oslo nel 1970, Rebekka Bakken si è imposta come figura di spicco nella nutrita schiera delle cantanti jazz scandinave della sua generazione. La sua è considerata una delle voci più particolari d’Europa, ed è stata definita “una sensazione che canta, la cosa più sensuale che il jazz femminile abbia da offrire”. Forte degli studi di piano e violino, oltre che di un timbro di incredibile sensualità, nel 1995 lascia la Norvegia e si trasferisce a New York. Il debutto come solista arriva nel 2003 con l’uscita dell’album “The Art Of How To Fall”, dove con voce chiara, naturale a tratti un po’ naive, incanta i fan con la storia di una giovane ragazza che non vuole crescere.

Usa la sua virtuosa scala vocale per raccontare delle grandi storie, senza curarsi troppo delle etichette musicali; in quanto cantante e autrice, i testi per lei sono importanti tanto quanto le sue composizioni. La sua musica riflette un’originale miscela di stili: la connessione con il blues, il soul, il folk e la musica country, forse tra i suoi tratti stilistici più evidenti.

La stampa internazionale ha spesso sottolineato l’abilità della Bakken di tenere concerti carichi di pathos, proprio grazie alla sua presenza scenica quasi ipnotica e alla sua capacità di instaurare una connessione fortemente emotiva con il pubblico. Il suo mood può essere calmo e dolce e all’improvviso diventare aggressivo e graffiante, in un altalenarsi di emozioni che lascia il pubblico sempre col fiato sospeso. Fin dall’inizio della sua carriera ha ricevuto recensioni e riscontri positivi sia dalla critica che dalla stampa e ha vinto nel corso degli anni diversi premi e riconoscimenti internazionali. Il nuovo album “Things You Leave Behind” (Sony Music) è un disco che svela un forte attaccamento alla vita, l’inizio di un nuovo percorso, quasi una liberazione personale: “Il mondo è cambiato – ha detto – ma io non ero pronta”.

 

 

 

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