Violenza sulle donne, perché sono spariti i finanziamenti al CAM?
Appello alla vicepresidente Zedda dall’associazione Socialismo Diritti Riforme

“Il Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti (CAM – Nord Sardegna), che dal 2014 opera nell’isola con articolazioni nel territorio, rischia di chiudere per mancanza di fondi. È un dato assurdo e imbarazzante per una Regione che voglia vincere una battaglia di civiltà contro la violenza sulle donne”. Lo afferma Maria Grazia Caligaris, dell’associazione culturale “Socialismo Diritti Riforme, tra le firmatarie nel 2007 della legge regionale istitutiva dei Centri Antiviolenza, facendo proprio l’accorato appello della petizione online promossa dal CAM, che ha già raccolto oltre 800 firme.

“La qualità della vita delle donne”, scrive Caligaris, “è fortemente condizionata a Cagliari come a Olbia, Sassari, Nuoro e Oristano dalla presenza in famiglia di uomini maltrattanti. Gli ultimi dati (femminicidi familiari in aumento durante i lockdown) confermano che la cultura della violenza viene coltivata e praticata prevalentemente da mariti, fidanzati, compagni e che non c’è una selezione per quanto riguarda il corso di studi seguito. Laureati e/o diplomati, impiegati e/o liberi professionisti, imprenditori e/o lavoratori precari utilizzano la prevaricazione violenta”.

“È altresì noto che le denunce da parte delle donne, seppure in crescita, rappresentano ancora la punta di un iceberg dei maltrattamenti in famiglia spesso subdoli che, anche solo a livello psicologico, provocano una condizione di sottomissione, vergogna, paura, inadeguatezza e silenzio della parte offesa. Ciò significa che nella maggior parte dei casi la vittima non denuncia e il maltrattante non viene processato”.

“Il Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti, il primo nato in Sardegna, offre gratuitamente da quasi 7 anni un servizio per il recupero di uomini giovani e adulti che acquistano consapevolezza delle azioni irrispettose della libertà e della dignità della partner, svolgendo una prevenzione fondamentale per contribuire ad arginare un fenomeno che merita un impegno globale delle Istituzioni”, prosegue la nota.

Maria Grazia Caligaris

“Le iniziative hanno interessato nei mesi scorsi anche i detenuti delle carceri di Bancali e Massama, con percorsi personalizzati. Appare quindi paradossale rinunciare alle attività di questo Centro, che peraltro avrebbe dovuto disporre di un finanziamento fin dal 2017, con la legge di stabilità, confermato l’anno successivo con lo stesso dispositivo normativo”.

“Risulta invece”, sottolinea ancora l’esponente di SDR, “che in seguito a una delibera del novembre 2019 (e relative linee guida) quei fondi (50mila euro per 3 anni) sono stati assegnati all’Ufficio interdistrettuale di Esecuzione Penale Esterna (UEPE Cagliari). L’accentramento delle risorse in un unico operatore, peraltro legato strettamente al Ministero della Giustizia, sembra accreditare il principio che il servizio viene finalizzato in modo quasi esclusivo alle persone private della libertà, laddove le problematiche dei comportamenti maltrattanti sono dentro le case. Rischia pertanto di lasciare fuori dall’azione di recupero tutti quegli uomini che perpetrano, talvolta inconsapevolmente, atti di controllo, costrizione, umiliazione, se non schiaffi, alle proprie compagne di vita sentimentale”.

“L’auspicio, con un appello alla vice presidente della Giunta Alessandra Zedda, è che questo servizio possa continuare a operare con competenze, professionalità e impegno”, conclude Caligaris, “portando avanti un lavoro importante non per le donne ma per la nostra società contribuendo a colmare un divario culturale che penalizza pesantemente la componente femminile dell’isola”.

Cagliari, 18 febbraio 2021

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Fonte: Link Oristano

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