Sono 91 i femminicidi nei primi dieci dieci mesi: triplicati rispetto al 2019. I dati disegnano un quadro inquietante alla vigilia della Giornata internazionale dedicata alla lotta contro la violenza di genere

ROMA. Domani in tutto il mondo si celebrerà l'Orange Day, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, e l'Italia si ritrova, per l'ennesimo anno, a tracciare un bilancio impietoso che parla di una donna uccisa ogni tre giorni, 91 da inizio anno. Con l'aggravante, poi, del fattore lockdown che, a causa delle misure restrittive, ha visto triplicare i femminicidi.

«Il percorso da fare è ancora lungo - ha spiegato il premier, Giuseppe Conte -. Il Codice Rosso è solo un tassello fondamentale importantissimo che riguarda il momento in cui la violenza è già avvenuta: non basta». Un appello a «rafforzare nella società la cultura della parità non ancora pienamente conseguita» è arrivato, poi, direttamente dal capo dello Stato, Sergio Mattarella. «Chi ha paura delle donne finisce per relegarle ai margini - ha sottolineato la presidente del Senato, Elisabetta Casellati -. La violenza contro le donne riguarda tutti, di questa degenerazione siamo tutti involontari complici dopo anni di lotta. Neanche una pandemia di portata globale deve fare arretrare dalla tutela dei diritti delle donne. Ognuno di noi può fare davvero molto per ogni donna».

Intanto sono proprio i dati a dipingere un quadro tutt'altro che rassicurante. Secondo il rapporto Eures, nei primi 10 mesi dell'anno le donne uccise sono state 91, in calo rispetto all'anno precedente. Una flessione, però, sono solo le vittime femminili della criminalità comune, mentre risulta sostanzialmente stabile il numero dei femminicidi familiari (da 85 a 81) e, all'interno di questi, il numero dei femminicidi di coppia (56 in entrambi i periodi), mentre aumentano le donne uccise nel contesto di vicinato (da 0 a 4). I dati confermano inoltre che «il femminicidio è un reato commesso nella maggior parte dei casi all'interno delle mura domestiche e segnatamente all'interno della coppia, il lockdown ha fortemente modificato i profili di rischio del fenomeno, aumentando quello nei rapporti di convivenza e riducendolo negli altri casi».

Un particolare sottolineato dallo stesso premier Conte durante un incontro al Senato sui centri antiviolenza. «A causa delle misure limitative» durante l'emergenza Covid - ha detto - «abbiamo involontariamente creato profondo disagio» che ha contribuito ad un aumento dei fenomeni di femminicidio, «triplicati durante il lockdown», arrivando a un caso ogni due giorni. «Il governo - ha poi spiegato - è impegnato nella implementazione di azioni positive per le donne, anche per contrastare il dato che mette in luce il triste primato dell'Italia in quanto a disoccupazione femminile. È infatti anche su questo terreno che si elabora una strategia concreta per combattere la violenza di genere».

Stando ai dati Istat, infatti, nel secondo trimestre del 2020 si contano 470 mila occupate in meno rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente. A confermare l'influenza delle misure restrittive sui casi di violenza sulle donne è anche il numero di chiamate arrivate all'1522 che in 10 mesi - rileva l'Istat - hanno superato i livelli degli anni precedenti. Le chiamate hanno raggiunto incrementi elevatissimi in corrispondenza dei mesi del lockdown, con 5.031 telefonate valide dal primo marzo a metà aprile (il 73% in più rispetto allo stesso periodo nel 2019). A chiedere aiuto sono in più del 90% dei casi le persone vittime della violenza, ma le chiamate arrivano anche da parenti, amici e conoscenti e da operatori. (ANSA).

Fonte: La Nuova Sardegna

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