Villacidro – Morti sul lavoro, 7 mesi dopo la tragica scomparsa di Ignazio Sessini, l’operaio che ha perso la vita nel tritarifiuti di Villaservice, parla la moglie Lucia Murgia: “Vado avanti grazie all’amore di nostra figlia”.Una notizia che sconvolse la Sardegna, quella dell’incidente sul lavoro avvenuto il 5 luglio nella ditta dove viene smistata la raccolta differenziata di diversi comuni del Medio Campidano, una tragedia che ha strappato la vita a un uomo, padre e marito, e amico ben voluto di tutti.Le indagini proseguono, “scrupolosamente” spiega Lucia a Casteddu Online, “ha tutto in mano il pm Caria che si occupa di sicurezza sul lavoro, ha nominato un perito di fama internazionale. L’ultima perizia è avvenuta 2 settimane fa, precisamente proprio al macchinario dove ha perso la vita, e nel frattempo stanno spulciando un pò tutto. Io ho fiducia nella giustizia perché la situazione è abbastanza evidente. Da un anno e mezzo c’erano molte tensioni, mio marito me lo raccontava ogni giorno. Ed è finito tutto in maniera così tragica, nell’impianto di compostaggio”.Villacidro non dimentica Ignazio: sono ancora tanti i manifesti affissi nelle case e nei negozi che sventolano vicino al Comune: oramai sono un pò sbiaditi, segno che il tempo scorre inesorabilmente, ma continuano a “urlare” e a chiedere “Verità e giustizia per Ignazio”. Lucia è una donna segnata dal dolore straziante, quello per aver perso l’amore della sua vita. “Lui ha lavorato da solo quella notte, non si può, e mi fa rabbia perché era una persona molto precisa e scrupolosa”.Si faceva voler bene da tutti Ignazio, viveva per la moglie e la loro bambina arrivata dopo 14 anni di matrimonio. “In alcuni periodi ho molta rabbia, alcune voci malevoli mi destabilizzano perché ledono la verità, bisogna aspettare che la giustizia faccia il suo corso e scriva nero su bianco quello che è accaduto”. In tutti questi mesi i colleghi di Ignazio non hanno mai lasciato da sola Lucia,  una presenza che rincuora la donna e che è doveroso sottolineare. “Pensavamo già a quando sarebbe andato in pensione, piccoli progetti di vita finalizzati solo alla famiglia. Voleva veder crescere la nostra bambina, la amava tantissimo”.Ignazio era felice, amava la vita e non si può, ancora oggi, morire sul posto del lavoro. “Vado avanti per nostra figlia, ogni tanto ho questi momenti di sconforto ma lei mi da la foza. Mi dice ‘mamma non piangere’. Ignazio era la parte gioiosa della nostra famiglia, il mio futuro era lui. Era molto scherzoso, durante la giornata si rideva tanto in casa”.“A me non interessa niente – specifica la donna – l’unica cosa in cui confido è che vengano valutati i fatti e si traggano le conclusioni. Penso che la giustizia debba prevalere, lui ha fatto solo del bene in vita sua ed è il minimo che venga fatta giustizia. Purtroppo le procedure sono molto lunghe considerate le dinamiche”. Era rientrato a lavoro dopo poche settimane essere stato operato di appendicite, aveva perso 7 kg, e il giorno dopo sarebbe dovuto andare in ferie”. Ma il destino è stato crudele quella notte calda dei primi giorni di luglio: “Ignazio non si trova”, avevano dato così l’allarme i suoi colleghi di lavoro. Il suo corpo fu rinvenuto straziato nel macchinario, precisamente, impiegato per la triturazione dei rifiuti biodegradabili.

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