O il Comune trova il modo di calmare il traffico in via Cadello, con attraversamenti pedonali rialzati oppure col restringimento della carreggiata, oppure meglio chiudere il varco del parco di Monte Claro. Insomma o traffico elevato di auto o quello di pedoni: le due cose non possono coesistere. E’ la ricetta di Italo Meloni, ordinario di Ingegneria civile all’Università di Cagliari, uno dei massimi esperti di Trasporti in Sardegna, per la battaglia all’alta velocità in via Cadello. Cagliari è ancora sotto choc dopo la tragedia di ieri: il piccolo Daniele travolto e ucciso da una moto pirata mentre andava con la mamma al parco di Monte Claro.Meloni propone una campagna per la sicurezza sulle strade su vasta scala e un grande progetto di moderazione del traffico sugli assi più pericolosi e dove le auto corrono a una velocità superiore rispetto a quella consentita. Truzzu ha parlato di un esposto in procura sull’attraversamento pedonale del Poetto che avrebbe rallentato la pianificazione degli altri attraversamenti rialzati previsti in città. “L’amministrazione può giustificare gli interventi che manda avanti”, spiega il docente, “se si rende conto che su una strada dove si può correre a 50 km all’ora, per 100 volte alla settimana le auto superano quel valore, allora può fare l’operazione di traffic calming.Servono azioni di moderazione, si fanno in tutta Italia e nel mondo. Anche restringimenti delle carreggiate che costringono a rallentare, attraversamenti pedonali rialzati o avanzamento dei marciapiedi. Ci sono soluzioni di interventi sul disegno urbano che possono spingere gli automobilisti a diminuire la loro velocità. Nel caso specifico di via Cadello c’è anche un punto delicato come l’uscita di un parco. Se c’è un flusso pedonale importante o chiudi l’uscita e la fai più sicura da un’altra parte, oppure rallenti il traffico.Occorre”, aggiunge, “un progetto puntuale e organico e non interventi estemporanei, vanno individuati i punti critici attraverso l’analisi degli incidenti e le registrazioni della velocità. Ma in generale dobbiamo metterci in testa che questo tipo di mobilità urbana fondata sull’utilizzo dell’automobile privata è ormai trapassato, dobbiamo educare i cittadini: non possono più avere i comportanti di dieci o venti anni fa. Altrimenti a che cosa servono tutti questi discorsi legati mobilità sostenibile? Il nostro sindaco”, conclude, “è il responsabile per l’Anci della mobilità la mobilità sostenibile che è uno dei settori trainanti della transizione ecologica, ma se non riusciamo ad avere modelli di mobilità sostenibile dove andiamo con la transizione ecologica? Da nessuna parte. Le nostre città diventano più belle quando si cammina a piedi. O magari anche in auto, ma a una velocità moderata”.

“Non ci possiamo più permettere sistemi urbani di mobilita incentrati sulla velocità della circolazione”, afferma Gianfranco Fancello, docente di Progettazione di sistemi di trasporto all’Università di Cagliari, uno degli estensori del piano nazionale di sicurezza stradale, “questa progettazione  è figlia di una concezione della città che deve cambiare. Via Cadello è collegata con la 131 e l’asse mediano di scorrimento ed è un’autostrada in città che sfiora un parco, case e scuole. E se deve tenere quella funzione allora i pedoni vanno protetti con gli attraversamenti rialzati, ma che devono anche essere illuminati. Oppure con marciapiedi avanzati che diano una visuale migliore ai pedoni. Oppure ancora con isole salvagente da realizzare in mezzo alle 4 corsie che il conducente percepisce come un ostacolo e si vede così costretto a ridurre la velocità”.

L'articolo Via Cadello strada della morte: “O il Comune costringe le auto a rallentare o chiudiamo l’ingresso del parco” proviene da Casteddu On line.

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