Oristano

Flai Cgil, Fai Cisl e Filbi Uil replicano al consigliere Cera: “Un’eventuale ritiro della determinazione regionale danneggerebbe i lavoratori”

Le segreterie provinciali della Flai Cgil, della Fai Cisl e della Filbi Uil  intervengono nuovamente sul blocco delle assunzioni di 87 lavoratori avventizi del Consorzio di bonifica dell’Oristanese. Lo fanno per rispondere al consigliere regionale Emanuele Cera che aveva invitato al dialogo le parti coinvolte nella vertenza, specie vista la situazione di impasse in seguito all’’annullamento da parte della Regione della delibera del Consorzio di bonifica dell’Oristanese n. 19 dell’8 novembre scorso e del successivo ricorso al Tar presentato dall’ente consortile.

Di seguito il testo integrale della nota firmata da Roberta Manca della Flai Cgil, Cristian Pistis della Fai Cisl e Franco Pani della Filbi Uil

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Egregio Onorevole, almeno sette incontri intercorsi in presenza presso la sede del Consorzio crediamo testimonino della testarda volontà delle scriventi Organizzazioni di raggiungere con l’Amministrazione consortile un’intesa sulle stabilizzazioni del personale avventizio. Incontri nei quali, ci lasci dire senza alcun timore di smentita, abbiamo posto un’unica sola condizione: il rigoroso rispetto degli indirizzi impartiti dalla Giunta regionale della Sardegna con propria deliberazione n. 14/9 del 16 aprile 2021. Non abbiamo chiesto al Consorzio null’altro che questo.

Fin dal primo incontro con il Consorzio, infatti, avevamo ricavato la netta percezione che le linee di azione proposte dal Consorzio riguardo il procedimento delle stabilizzazioni, si allontanassero con decisione dagli indirizzi regionali impartiti ai Consorzi. Nell’interesse che la vicenda si potesse chiudere positivamente per tutto il personale precario avente titolo, in tutti gli incontri intercorsi, abbiamo in ogni modo cercato di dissuadere il Consorzio dall’avventurarsi in interpretazioni forzate ed illogiche della D.G.R. 14/9, perché convinti che tale arbitrarietà avrebbe finito per determinare, come poi è stato, un annullamento del procedimento da parte della Regione.

L’Amministrazione consortile, testardamente, non tenendo in alcun conto dei suggerimenti del Sindacato, in contro tendenza rispetto alle decisioni assunte dalle amministrazioni dei Consorzi di bonifica della Sardegna Meridionale, della Sardegna Centrale e del Nord Sardegna e ponendosi in una posizione conflittuale persino con l’Assessorato dell’Agricoltura, ha però testardamente proseguito per la propria strada, approvando il proprio programma delle stabilizzazioni con la deliberazione del Consiglio dei Delegati n. 19/2021.

Esaminato il programma delle stabilizzazioni, per noi è apparso subito evidente che l’individuazione di “… un nuovo e discretivo elemento di selezione del personale in questione costituito dalla categoria di appartenenza degli stessi …” e ancora, “…vincolare, in tutto o in parte, la stabilizzazione del personale operaio avente titolo ad un percorso di formazione professionale non previsto dalle sopra richiamate disposizioni di cui alla D.G.R. 14/9 del 16.04.2021…”, per usare le parole contenute nella determinazione adottata dal Direttore Servizio Territorio rurale agro – ambiente e infrastrutture, avrebbe segnato negativamente il destino della deliberazione n. 19/2021 adottata dal Consiglio dei Delegati del Consorzio. Così è stato.

Anche riguardo al delicato elemento dei corsi di formazione da lei affrontato, occorre precisare una questione senza la quale la rappresentazione della questione risulterebbe fuorviante: il Consorzio, ha elaborato e definito di concerto con l’Aspal il c.d. “Progetto Pilota” per la formazione professionale e certificazione delle competenze del personale operaio avventizio da stabilizzare e impegnato la Regione nel reperimento delle risorse finanziarie necessarie per lo svolgimento dei percorsi formativi, dimenticandosi di acquisire prioritariamente le manifestazioni d’interesse alla partecipazione ai corsi degli interessati, dal momento che per la partecipazione ai corsi il personale avventizio individuato dal Consorzio sarebbe dovuto restare in stato di disoccupazione per tutta la durata dei corsi.

Ancora, si tenga in considerazione, come abbiamo più volte sottolineato nei vari incontri intercorsi, che il mantenimento dello stato di disoccupazione per il periodo dello svolgimento dei corsi significa, per gli eventuali partecipanti percepire la prima retribuzione dell’anno 2022 a distanza di otto mesi dall’ultima percepita; significa non garantirgli la possibilità di lavorare per otto mesi l’anno come prevede la legge regionale 6/2008. Tutto ciò qualora lo svolgimento dei corsi non subisca intoppi per ragioni legate, ad esempio, all’emergenza epidemiologica.

E aggiungiamo: un certo numero di aventi titolo alla stabilizzazione individuati dal Consorzio per la frequentazione dei corsi sono già muniti di un livello di formazione (EQF) superiore a quello che otterrebbero con la frequenza dei corsi Aspal/Consorzio finanziati, è bene ricordarlo, con fondi pubblici. Circostanza che abbiamo rappresentato al Consorzio senza successo.

Il Consiglio dei Delegati del Consorzio, preso atto del numero limitatissimo di manifestazioni di interesse per la partecipazione al Progetto pilota di formazione, per tutta risposta, ponendosi in contrapposizione netta con i lavoratori interessati e con il Sindacato, ha adottato la deliberazione n. 1/2022, con la quale, un fatto senza precedenti, ha messo in essere un nemmeno troppo velato tentativo di intimidazione nei confronti dei lavoratori, dal tono vagamente ultimativo; sostanzialmente: chi non frequenterà il corso non sarà stabilizzato!

Per superare l’impasse determinata dal ricorso al Tar promosso dal Consorzio, la soluzione che lei suggerisce consisterebbe nella revoca in autotutela della determinazione n. 45 prot. Prot. 1677, “…al fine di poter eliminare l’oggetto del contendere dinnanzi al Tar e definire una condivisa road map per stabilire definitivamente un percorso di stabilizzazione nello spirito dettato dall’art. 4 co. 3 della L.R. 12 marzo 2020, n. 10.”. Soluzione che, ci permetta di farle osservare, non solo non aiuterebbe i lavoratori ma finirebbe persino per danneggiarli.

È evidente infatti, che in assenza dell’annullamento (o del ritiro in autotutela) della deliberazione del Consorzio che ha approvato il programma di stabilizzazioni, la n. 19/2021, non sarà possibile addivenire ad alcun accordo tra le parti. Questo non per indisponibilità del Sindacato, ma per una ragione ovvia: qualunque accordo sottoscritto tra Consorzio e Sindacato in ordine alle stabilizzazioni, non in linea con le decisioni assunte dal Consiglio dei Delegati del Consorzio con la deliberazione n. 19/2021, non avrebbe alcun valore giuridico.

Per questa ragione, restituire efficacia alla deliberazione del Consorzio 19/2021 annullando la determinazione n. 45 prot. 1677, significherebbe, non garantire a tutti gli aventi diritto la stabilizzazione e vedere completato il programma delle stabilizzazioni attorno i mesi di maggio/giugno dell’anno 2024, ossia a 24 mesi dalle prime stabilizzazioni. In questo caso si, tradendo lo spirito dell’art. 4, comma 3, della L.R. 12 marzo 2020, n. 10, da lei ricordato.

In ultimo, il Consorzio, attraverso l’Assessorato regionale dell’Agricoltura, in data 27 gennaio 2022, ha fatto pervenire alle scriventi un’ipotesi di accordo che, a dire del proponente, avrebbe consentito di completare le stabilizzazioni di tutti gli aventi titolo entro la fine dell’anno in corso o, al massimo, nei primissimi mesi dell’anno 2023. Un’ipotesi di accordo che abbiamo giudicato al limite dell’offensivo per almeno due ragioni: 1) perché come abbiamo già avuto modo di dire, in assenza del ritiro della deliberazione con la quale è stato approvato il programma delle stabilizzazioni, l’accordo non avrebbe avuto alcun valore, non potendo disciplinare la questione in difformità dalle decisioni prese dal Consiglio dei Delegati e 2) perché l’ipotesi formulata dal Consorzio non garantiva affatto la stabilizzazione di tutto il personale avventizio avente titolo come invece il Consorzio voleva farci intendere.

Veda, gent. On.le, nonostante ciò, a testimonianza del nostro impegno concreto teso alla ricerca di una soluzione che potesse garantire l’agognata stabilizzazione del personale avventizio, il 31 gennaio dell’anno in corso abbiamo inviato all’Assessora regionale dell’Agricoltura le nostre integrazioni all’ipotesi di accordo proposto dal Consorzio, che, per tutta risposta, nei giorni successivi ha proposto ricorso al Tar contro le decisioni assunte dalla Regione in ordine al loro programma di stabilizzazioni.

L’annullamento da parte della Regione del programma approvato con la deliberazione n. 19/2021, ha di fatto determinato le condizioni favorevoli per una possibile intesa Consorzio – Sindacato in ordine alle stabilizzazioni, ma il Consorzio, intraprendendo la strada del ricorso al Tar, ha lasciato pochi dubbi riguardo le proprie reali intenzioni riguardo la sorte del personale avventizio avente titolo. Sicuri di averle fatto cosa gradita nel rappresentarle i fatti per come si sono svolti nell’estenuante vicenda della stabilizzazione del personale avventizio avente titolo del Consorzio di bonifica dell’Oristanese, gradisca i nostri migliori saluti.

Venerdì, 18 febbraio 2022

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Fonte: Link Oristano

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