Ha macinato lezioni su lezioni, istruendo i suoi alunni dallo schermo del suo cellulare per mesi, Valerio Polito, insegnate all’istituto Azuni di Pula. In Sardegna da ventuno anni, nell’anno nero del Covid fa capire che l’impegno è stato massimo: “Da precario mi sono anche dovuto attrezzare, pagando 40 euro al mese di internet perchè vivo in campagna e facendo tutto col cellulare, perchè non posso permettermi di avere un pc. Ho lavorato il triplo, sempre con lo stesso stipendio”, afferma. E le parole di Draghi, che ha detto che la didattica a distanza, soprattutto al Sud, non ha funzionato, e che serve recuperare le ore perse, lo infastidisce non poco: “Non sono d’accordo con le parole di Draghi, vuole forse dire che non abbiamo fatto nulla?  Mi sento preso in giro”, tuona, “sembra che non abbiamo fatto nulla, invece non è così. I ragazzi si sono impegnati anche di più rispetto alle lezioni in presenza”. Insomma, i risultati sarebbero stati identici a quelli degli anni passati.
“La dirigenza scolastica ha fornito tablet e pc. Io, precario, non ho avuto nemmeno i 500 euro della carta docente o i trecento promessi dalla Azzolina. Sono un papà separato, ho tante spese tra mantenimento e affitto”.

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