Bosa

Si aggrava la carenza di personale, mentre incombe la minaccia del ridimensionamento dell’ospedale

Nuovo allarme all’ospedale di Bosa, dove il Pronto soccorso perde in pochi giorni due medici. Il primo, proveniente dal Servizio 118 , è andato in pensione. Il secondo è stato assegnato per un mese – con un provvedimento di mobilità d’urgenza – al San Francesco di Nuoro, dove l’attività chirurgica è a rischio di chiusura e si regge ormai grazie a medici in prestito dalle altre Assl.  Ed è proprio la destinazione a Nuoro di uno dei 5 chirurghi rimasti in organico a riaccendere i timori sul futuro dell’ospedale della cittadina della Planargia.  

“Oggi ho saputo che uno dei medici della Chirurgia di Bosa viene (temporaneamente?) trasferito  d’ufficio in Chirurgia a Nuoro”, segnala su Facebook Bianca Virdis,  stimata endoscopista del “Mastino”, oggi in pensione. “Verissimo che Nuoro ha necessità di medici ed è in grave carenza. La Chirurgia di Bosa è chiusa da mesi, i medici prestano servizio in PS e seguono gli ambulatori, che sicuramente dopo questo provvedimento subiranno una notevole riduzione. Purtroppo la coperta è corta e questo è un altro duro colpo per la sanità in Planargia, di cui nessuno parla. Un silenzio tombale, tutto come programmato. “

 Una preoccupazione condivisa da Piefranco Casula, sindaco di Bosa, che ha chiesto subito chiarimenti ai vertici della Assl di Oristano.  “Abbiamo ottenuto l’assicurazione che si tratta di un provvedimento assolutamente temporaneo e limitato al mese di dicembre, assunto per garantire l’abbattimento delle liste d’attesa della Chirurgia del San Francesco di Nuoro”, dice Casula. “Nel mese scorso è stata la Assl di Olbia a soccorrere la chirurgia di Nuoro, ora tocca a quella di Oristano”.

Il sindaco Casula ha anche ricevuto l’impegno sulla “prosecuzione senza alcuna limitazione del servizio di Pronto soccorso e degli ambulatori chirurgici”. Una promessa che deve però fare i conti con i soli 4 chirurgi rimasti in servizio: troppo pochi per garantire anche solo i turni del Pronto soccorso e i riposi previsti per legge. 

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Il sindaco Pierfranco Casula in una manifestazione per il diritto alla salute

Nè serve a fugare la preoccupazione sul futuro dell’ospedale di Bosa la bozza di riorganizzazione dei servizi sanitari territoriali appena licenziata dalla Giunta regionale, che prevede il ridimensionamento del “Mastino” e la sua trasformazione in uno dei 35 “ospedali di comunità” previsti nell’isola. Una destinazione prevista anche per il “Delogu” di Ghilarza, che comporterebbe la modifica dei due presidi in strutture di erogazione di “assistenza sanitaria protetta per periodi medio brevi, al fine di garantire adeguati livelli di cura per tutte le persone che non hanno necessità di ricovero in ospedali per acuti”. Con il rischio di smantellamento di tutti i servizi attualmente erogati e il mantenimento di soli 20 posti letto. 

Alfonso Marras
Il consigliere regionale Alfonso Marras (Psd'Az)

“Un’ ipotesi che rigettiamo assolutamente”, è il commento del consigliere regionale sardista Alfonso Marras, “e di cui chiederemo una profonda rettifica in commissione”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco di Bosa: “Siamo disponibili ad accettare la istituzione a Bosa di un ospedale di comunità solo se in aggiunta ai servizi già previsti per il Mastino, che deve mantenere la connotazione di “ospedale di sede disagiata” assegnatagli dal Piano della rete ospedaliera”, taglia corto Pierfranco Casula. “Attendiamo piuttosto l’arrivo di un anestesista all’ospedale di Bosa, che consenta di far ripartire l’attività chirurgica almeno in day hospital“, rilancia il sindaco. 

“Una speranza legata a un accordo con il San Francesco di Nuoro”,  spiega Alfonso Marras, “con cui si pensa di avviare una collaborazione per il reperimento del personale necessario”. 

Mercoledì, 1° dicembre 2021

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Fonte: Link Oristano

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