Oristano

Coinvolte nel progetto anche alcune studentesse oristanesi dell’Università

Da Ollastra, finisce sul set del nuovo film di Salvatore Mereu. E’ successo al piccolo Giovanni Porcu, 10 anni, scelto dal noto regista sardo – dopo una lunga selezione in tutto il Medio Campidano – per interpretare uno dei due ruoli protagonisti per il suo nuovo film, dal titolo “Bentu”.

Insieme al giovanissimo ed esordiente attore, c’è anche Giuseppe “Peppeddu” Cuccu, l’attore orgolese, che aveva esordito anche lui da piccolo, nel 1960, con il film “Banditi a Orgosolo” di Vittorio De Seta.

Una vita dedicata alla raccolta del grano ma anche la storia di un uomo, apparentemente solo, contro tutto e tutti ma soprattuto contro la natura. Di questo parla il nuovo film del regista sardo, Salvatore Mereu, dal titolo “Bentu” e ormai quasi giunto al termine delle riprese che si stanno svolgendo da inizio luglio nelle campagne di Guasila e Mandas.

Dopo il suo ultimo lavoro, “Assandira” (2020), presentato in anteprima il 6 settembre 2020 fuori concorso alla 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia,  il noto regista, originario di Dorgali, ha deciso di “lanciarsi” in una nuova sfida cinematografica.

Ambientato nella Sardegna degli anni Cinquanta, sulle colline del Trexenta, all’epoca uno tra i più antichi granai dell’isola, il film racconta di un anziano contadino, Raffaele, e della sua semplice vita volta interamente alla raccolta del grano che cura con antica sapienza e dedizione nel podere di famiglia.

All’inizio dell’estate, come ogni anno, dopo che ha finito di mietere a mano le spighe, Raffaele attende l’arrivo del vento, quello giusto, per ventilare le sue messi. In quelle colline dove si trova il protagonista della storia, isolate da tutto e dove ancora non si è visto l’arrivo di una trebbia, è il vento a dire l’ultima parola, a decidere ogni cosa. Con il suo soffio deve separare il grano dalla paglia. Ed è così che Raffaele non può fare altro che attenderlo e aspettare. Non si farà trovare impreparato: decide di dormire lì, lontano da tutti, dalla sua famiglia, dal paese.

Questa volta, però, il vento sembra deciso a non volersi presentare. A fare compagnia all’anziano contadino, oltre ai suoi animali e alla sua fidata cavalla Tortorella, c’è un bambino: Angelino.

“La storia che stiamo raccontando è una metafora”, spiega il regista Salvatore Mereu, “di questa sfida continua che si rinnova tra l’uomo e la natura, dove pare evidente chi soccomberà. Le giornate di quest’uomo e di questa sua lunga attesta del vento sono allietate, ogni tanto, dalla visita di un ragazzino, Angelino, che va a trovarlo e che gli consente di tenere ancora un piccolo legame con il mondo esterno”.

Ma, forse, il protagonista in questa storia, è anche un altro: il vento, un elemento simbolico per i sardi e la loro terra. “Il vento”, aggiunge sempre il regista Mereu, “credo ci dia la misura della nostra perenne ricerca di noi stessi, della nostra instabilità e ci ricorda che nulla è davvero solido e fermo”.

Dal set di
Salvatore Mereu e Peppeddu Cuccu sul set - Foto Rebecca Scintu

Come nei precedenti lavori di Mereu, anche stavolta i dialoghi del  film sono in sardo. “Si tratta di un film di costume”, precisa Salvatore Mereu, “è stato quindi naturale fare questa scelta anche se questo, all’apparenza, potrebbe alienarci a una parte del pubblico. E’ anche vero, però, che quando si racconta una storia lo si deve fare cercando di rispettarla nella sua natura e quindi la scelta del sardo è stata, alla fine, una scelta obbligata”.

Prodotto dalla Viacolvento –  la casa cinematografica fondata dallo stesso  regista Salvatore Mereu e dalla moglie Elisabetta Soddu – in collaborazione con l’Università degli studi di Cagliari e con il sostegno della Regione Sardegna e della Sardegna Film Commission e il contributo dei comuni di Guasila, Turri e Sanluri – il cortometraggio trae libera ispirazione da “Il vento e altri racconti” di Antonio Cossu.

La regia e la sceneggiatura sono di Salvatore Mereu che, oltre ad avvalersi di un prezioso contributo della troupe formata da esperti professionisti nel settore, vede la partecipazione attiva anche di dieci studenti e studentesse iscritti al corso di laurea magistrale di “Scienze della Produzione Multimediale” dell’Università di Cagliari,  coordinati dal docente Antioco Floris, che è anche produttore associato del film. Alcuni di loro, sono di Oristano e provincia.

Per gli studenti di fatto un laboratorio didattico incentrato sul cinema ma che, dopo una parte iniziale di casting, location scouting e preproduzione, ora si sta rivelando una concreta esperienza formativa sul campo, a tutto tondo, e che consente di toccare con mano il set e tutto ciò che c’è dietro la preparazione di un film.

Il cast e la troupe.  Sono due gli attori principali del film, uno è Giovanni Porcu, di Ollastra, 10 anni. Si trova al suo debutto nel mondo del cinema e curiosamente in una situazione analoga a quella in cui sessant’anni fa si è trovato anche l’altro attore protagonista di “Bentu”, Peppeddu Cuccu, originario di Orgosolo e che all’epoca era stato “trovato” per caso e poi scelto dal regista Vittorio De Seta, per uno dei film più noti in Sardegna: “Banditi a Orgosolo”.

La troupe del film è formata da: Francesco Piras (direttore della fotografia); Andrea Lotta (montaggio), Luca Noce (scenografia), Salvatore Aresu (costumi), Roberto Cois (suono) mentre per la direzione di produzione e organizzazione, Laura Biagini (di Oristano).

Per quanto riguarda gli studenti che stanno partecipando al progetto, ci sono: Eleonora Angiargiu; Roberta D’Aprile; Claudio Fiori, Federica Melis (di Uras); Stefania R. Andolfo (di Oristano); Gaia Lampis; Rebecca Scintu (di San Nicolò D’Arcidano), Claudia Pitzalis; Natasha Massa (di Uras) e Gianfranca Lai.

Giovedì, 5 agosto 2021

Fonte: Link Oristano

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