“Una brutta avventura lasciata alla spalle” racconta Ugo Cappellacci, “da ieri ho lasciato l’ospedale, ora sono in convalescenza, mi hanno anticipato, e sto già sperimentando, che sarà caratterizzata da una grande stanchezza fisica, però, insomma niente rispetto a quello che è stato. Tutti i medici, infermieri, sanitari del reparto Malattie Infettive del Santissima Trinità sono una squadra splendida di persone professionali, competenti con una carica di umanità e di disponibilità veramente straordinaria.
Quando diciamo che sono degli angeli, lo diciamo veramente a ragion di veduta. Purtroppo è la malattia che  decide come prenderti: a me ha deciso di prendere con questa polmonite bilaterale.
I primi giorni li ho passati a casa, ho avuto anche un’integrazione di ossigeno, poi, però l’insufficienza respiratoria ha reso necessario il ricovero in ospedale.
Ho avuto la possibilità di indossare questa maschera specifica con l’ossigeno h24 che, di fatto, al di là del cortisone, degli antivirali e di tutto il resto, la terapia principale consiste nel dare ossigeno ai polmoni per evitare che l’infiammazione li faccia collassare e per sostenere l’ossigenazione dei polmoni e di tutti i tessuti. Di fatto, è la principale terapia.
Sono stato fortunato perché ho reagito bene, c’è stata una risposta. Ho trascorso 12 giorni in ospedale, 6 con ossigeno h24, non ho di che lamentarmi e posso considerarmi assolutamente fortunato.
Un’altra considerazione che voglio fare è che io ho rispettato tutti i protocolli, ho sempre indossato la mascherina, rispettato il distanziamento. Non lo so come  ho contratto il covid, probabilmente andando avanti e indietro da Roma, però quello che dico a tutti è di usare veramente ogni più grande e massima precauzione perché è un virus maledetto: decide lui come prenderti e bisogna in tutti i modi evitarlo cercando di fare nel modo più opportuno la prevenzione.
Questo è veramente molto importante soprattutto per le persone più fragili: la mia fortuna è stata quella di essere in salute, di non avere patologie, di essere, insomma, una persona in buona salute e anche abbastanza in forma, altrimenti sarebbe stata probabilmente un’altra storia.
Il vaccino è l’unica arma. Io ho preso la variante inglese, non il covid originario, è vero che da vaccinati si potrebbe ancora contrarre una variante però, quello che si riesce a evitare, sono gli stati più gravi della malattia, quindi i ricoveri, la terapia intensiva. Un conto, quindi, è il covid senza sintomi o con quelli che possono essere influenzali, un altro conto è incappare in altri problemi.
Quindi la vaccinazione deve diventare la priorità nazionale e bisogna accelerare il più possibile perché è l’unico modo per contenere questo disastro.
C’è contemporaneamente il problema economico però prima di tutto bisogna mettere in sicurezza la salute, quindi l’aspetto sanitario. Per la parte economica si deve trovare veramente una soluzione reale e concreta per i Ristori, perché le persone devono essere aiutate e non possono essere lasciate in questa disperazione”.
Ugo Cappellacci espone infine un’importante riflessione in seguito alla drammatica esperienza, per fortuna, superata: “Cambia la prospettiva, si rimettono in ordine le priorità della vita, si dà maggior valore alle cose che contano di più e che, in realtà, sono le cose semplici della vita: quelle che abbiamo e che non ci rendiamo nemmeno conto di avere.
Quello che posso dire di questa esperienza è ciò che ho ricevuto soprattutto dai medici, dal sistema sanitario e dalle migliaia di persone che, con messaggi, telefonate mi hanno sostenuto e quello che posso fare per restituire tutto questo è avere una maggiore consapevolezza ed essere ancora, più di ieri, impegnato per un bene comune, per trovare soluzioni.
Mi voglio caricare sulle spalle queste battaglie che voglio portare avanti proprio a favore del sistema sanitario, dei medici degli infermieri e a favore di tante persone”.
I sanitari combattono da un anno “questa pandemia in una situazione di grandissima emergenza: molti di loro sono precari e moltissimi, se non la stragrande totalità, non hanno ricevuto il famoso premio che sarebbe dovuto essere erogato. Insomma: non è veramente da paese civile. Uno di loro mi ha detto una cosa molto bella e toccante: lo faccio per coscienza e non per il contratto e certamente non si potrà mai dare un valore economico a quello che fanno, però hanno diritto al loro riconoscimento.
Loro sono vaccinati, però si pensa che il vaccino non sia efficace rispetto alle varianti particolari e, quindi, queste persone stanno ancora rischiando veramente la loro salute e lo fanno senza paura, senza timore donando veramente tutto loro stessi.
Ed è una cosa molto bella”.
Risentite qui l’intervista a Ugo Cappellacci del direttore Jacopo Norfo e di Paolo Rapeanu
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