Il grande giorno è arrivato, anche se all’orizzonte fumate bianche, almeno per oggi, non ce ne sono. Ancore poche ore e Montecitorio aprirà le porte ai 1.009 grandi elettori del nuovo presidente della Repubblica. Un’elezione che rimarrà nella storia anche per il particolare momento storico, la pandemia da Covid che impone regole ferree e persino un voto drive in nel parcheggio della Camera per gli elettori positivi. Orari contingentati, distanziamenti, fasce orario: un carico di misure che contribuisce a rendere ancora più solenne e destinato alla memoria un momento che lo è già di per sé.

Si partirà con i senatori a vita, il primo a varcare la porta della Camera, per diritto, dovrebbe essere Giorgio Napolitano, presidente emerito della Repubblica. E poi a seguire Elena Cattaneo, Mario Monti, Renzo Piano, Carlo Rubbia, Liliana Segre. Poi sarà la volta degli altri senatori e, a partire dalle 16.41, toccherà ai deputati. I delegati regionali invece infileranno la scheda nell’insalatiera di vimini a partire dalle 19.42. Il tutto sarà scandito da rigorose fasce orarie e per ordine alfabetico. Non potranno votare non più di 50 parlamentari alla volta e l’emiciclo della Camera sarà consentito a non più di 200 tra senatori e deputati. Deputati, senatori e delegati regionali per esprimere in segretezza la loro preferenza non avranno a disposizione i classici catafalchi in legno con la tendina in feltro – assai poco igienizzabili – ma nuove cabine elettorali più ampie e ventilate.

E dopo grandi discussioni, anche ai positivi o a chi è in isolamento per contatti sospetti  è stato riconosciuto il diritto a votare in una sorta di seggio drive in nel parcheggio della Camera.

I grandi elettori sono in tutto 1009 e sono così suddivisi: 630 deputati, 321 senatori (compresi i 6 senatori a vita: oltre a Giorgio Napolitano, ci sono Mario Monti, Elena Cattaneo, Renzo Piano, Carlo Rubia e Liliana Segre) e 58 designati dai Consigli regionali, tre per ogni regione, tranne la Valle d’Aosta che ne conta uno. 

Nelle prime tre votazioni per l’elezione del capo dello Stato serve la maggioranza qualificata dei due terzi del Parlamento, quindi 672 voti, mentre a partire dalla quarta il quorum si abbassa a 505, espressione della maggioranza assoluta. Il calendario delle votazioni, guardando i precedenti, prevedeva due sedute al giorno, una alle 10 e una alle 16, ma per questa consultazione se ne avrà una sola. Raggiunto l’obiettivo, Roberto Fico proclamerà l’eletto e fisserà la data per il giuramento del nuovo capo dello Stato, che si svolgerà a Montecitorio davanti al Parlamento in seduta comune.

Ma i giochi, dopo il ritiro di Berlusconi, non si chiuderanno oggi. La data cerchiata in rosso è ora quella di martedì. E’ tra la seconda e la terza votazione che, a sentire gli umori dei grandi elettori del centrosinistra, si potrebbe “chiudere il patto”. Sul successore di Sergio Mattarella al Quirinale, certo, ma anche sul futuro della legislatura e dei suoi protagonisti. L’ipotesi Draghi resta quella più gradita a centrosinistra e 5 Stelle e, secondo Di Maio, anche Salvini potrebbe virare all’ultimo sull’attuale premier, nonostante la posizione contraria espressa ufficialmente dalla coalizione di centrodestra.

In campo resta anche l’ipotesi Giuliano Amato o, strategia d’emergenza che metterebbe tutti d’accordo, mai del tutto abbandonata, la permanenza al Quirinale di Sergio Mattarella. “Per noi sarebbe il massimo, la soluzione perfetta, ideale – ammette Letta – Domani parlerò anche di questo con Salvini”. Sempre sul tavolo la carta Pierferdinando Casini, col beneplacito di Renzi, che chiuderebbe al Colle la sua vita politica iniziata nel centrodestra e conclusa, dopo vari passaggi intermedi, nel centrosinistra. 

L'articolo Tutto pronto per la votazione del nuovo presidente della Repubblica: appuntamento alle 15 a Montecitorio proviene da Casteddu On line.

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