Tra tappeti e arazzi un salto nella storia di cinquemila anni fa, al nuraghe Cuccurada
Visita al complesso di Mogoro. Immagini 3D

Il complesso archeologico visto dall’alto

Un  salto nel tempo, tornando indietro fino a cinquemila anni fa. Basta imboccare lo svincolo per Mogoro sulla Statale 131 ed ecco il Nuraghe Cuccurada. Si distingue da tutti gli altri nuraghi esistenti in Sardegna, per la sua originale planimetria architettonica.

Il complesso archeologico di Cuccurada, nel territorio di Mogoro, sorge sulla punta meridionale del tavolato basaltico di “Sa Struvina”, che domina la piana del Campidano e la valle del Rio Mogoro.

Quello di Cuccurada è tra i siti nuragici da tempo sotto l’attenzione di università e soprintendenza archeologica e regala una visita di grande interesse. Fino alla fine del mese è possibile effettuare una visita guidata nei fine settimana, accompagnati da guide esperte. Dal mese di novembre (e fino al prossimo 19 marzo) sarà possibile visitare il complesso archeologico solo su prenotazione, con un gruppo minimo di dieci persone.

Per farsi una prima idea di quello che si può ammirare durante la visita del nuraghe, è possibile accedere al sito Arkeosardinia, un’iniziativa di promozione territoriale promossa dalle quattro Camere di Commercio sarde sulla base di un’azione intrapresa da Unioncamere, denominata “Sportelli Turismo” e volta a migliorare l’offerta turistica dell’Isola.

Il Nuraghe Cuccurada rientra nei 50 siti archeologici che attraverso il sito vengono illustrati, anche con il supporto di un video in formato 3d.

L’area archeologica di Cuccurada comprende le spettacolari emergenze di un originale nuraghe complesso polilobato, centralmente imperniato su un primitivo edificio a corridoio, o protonuraghe. A questo edificio si appoggia il bastione composto da quattro torri perimetrali, raccordate da mura rettilinee.

Al loro interno è racchiuso un vasto cortile, dove si aprono gli accessi ai vani.

Ci sono poi una poderosa struttura ciclopica a pianta ellittica, una muraglia recintoria megalitica a Sud-Ovest della struttura nuragica e i resti di strutture eneolitiche, individuate tra gli spuntoni rocciosi lungo il pendio dell’altopiano. La prima indagine sul sito fu del noto archeologo sardo Giovanni Lilliu, a metà XX secolo. In seguito, a partire dal 1994, è stato disseppellito da ben dodici campagne di scavo.

Una entrata del complesso

I numerosi reperti rinvenuti negli scavi documentano una vita del complesso nuragico tra Bronzo medio e recente con sporadica frequentazione sino a inizio età del Ferro. Parte dei materiali raccolti è custodita nel museo archeologico di Cagliari. Un’altra parte, invece, troverà spazio nel museo archeologico del paese, in allestimento, che sarà ospitato nell’ex convento del Carmine. Tra le ceramiche, sono state rinvenute scodelle, ciotole e tegami. Ancora, reperti litici che testimoniano le attività agricole e di caccia e fusaiole che attestano la filatura. Il reperto più particolare è un piccolo ‘bottone’ ornamentale in bronzo, che raffigura una scena di caccia.

Il sito archeologico si avvale della presenza di esperte guide, che portano i visitatori alla alla scoperta del Nuraghe Cuccurada.

Mogoro. Il centro abitato di Mogoro si trova nell’estrema porzione meridionale della provincia di Oristano, nella regione storica denominata Parte Montis. Il paese si adagia in un altopiano sulle pendici meridionali del monte Arci, per questa ragione il territorio del Comune è inserito nel Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna, riconosciuto dall’Unesco.

Mogoro conta 4 mila 636 abitanti, che ne fanno uno dei maggiori centri della provincia.

L’economia del paese è trainata dall’agricoltura e allevamento, ma il paese è fiorente ed è riconosciuto soprattutto per l’artigianato: tessile, del legno, agroalimentare e vitivinicolo. Settori ai quali Mogoro dedica una importante vetrina nella tradizionale fiera dell’Artigianato artistico della Sardegna, manifestazione che richiama numerosi visitatori e che anche quest’anno, nonostante le limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria, si è dimostrata capace di fare grandi numeri, con oltre 9mila presenze in quattro settimane e un volume d’affari che ha superato i 225mila euro. Si svolge tutti gli anni nei mesi estivi e viene ospitata negli appositi locali di Piazza Martiri della Libertà.

Oltre al Nuraghe Cuccurada, di interesse a Mogoro si trova anche il villaggio di Cracaxia, un paesaggio agricolo costituito da uliveti, campi di grano e qualche mandorlo, dove sorge la chiesa di Santa Maria Carcaxia, risalente forse all’anno mille, più volte ricostruita (l’ultima nel 1921). Unica struttura rimasta fino ai giorni nostri dell’antico villaggio medievale, distrutto dai saraceni. Prime della  riedificazione del 1921 la chiesa era di pianta rettangolare, formata da un abside e da una navata unica. Successivamente sono stati aggiunti un piccolo locale adibito a sacrestia e un “muristene”, che accoglie i fedeli in occasione della festa.  Nel 1979 è stato demolito e ricostruito il tetto a due falde.

Tra gli altri monumenti religiosi è possibile visitare la chiesa parrocchiale di san Bernardino da Siena. Di epoca tardo-romanica, la chiesa presenta inserti barocchi e un’unica navata affrescata con scene della vita del santo. Custodisce la reliquia del miracolo eucaristico del 1604.

Di grande interesse è anche la chiesa del Carmine, all’interno del paese, costruita a inizio XIV secolo, con forme romanico-gotiche, appartenne al convento dei carmelitani fino al 1855, quando un regio decreto sancì la soppressione di tutti gli Ordini e le Congregazioni religiose, e il passaggio dei loro beni al demanio dello Stato poi a quello comunale. La Chiesa del Carmine di Mogoro è inserita in uno dei dodici itinerari della “Guida delle chiese romaniche in Sardegna” pubblicata dall’ associazione culturale “Amici del Romanico”.

Dove mangiare e dormire a Mogoro

Sabato, 17 ottobre 2020

(Questa pagina è realizzata in collaborazione con l’Assessorato al turismo della Regione Sardegna)

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Fonte: Link Oristano

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