Negli occhi ha ancora quasi ogni singolo “frame” di quella sera maledetta: la pioggia sempre più battente, la chiave inserita nella Peugeot e, poi, la furia del rio Giaccu, con l’acqua che inghiotte tutta l’auto e che si porta via, per sempre, la moglie. Antonio Contini, oggi, ha 49 anni. Ieri la notizia del processo per l’assessore della Protezione Civile del Comune di Assemini Gianluca Di Gioia e per Mauro Francesco Antonio Moledda e Alessandro Bocchini, responsabili della Protezione Civile comunale rispettivamente fino al 2017 e alla data del fatto, il 10 ottobre 2018. Una decisione, quella del pm, che soddisfa Contini. Che ripercorre quei tragici momenti: “Pioveva tantissimo, ho visto l’acqua a cinquanta metri da casa e, insieme a Tamara, abbiamo deciso di andare via, eravamo pronti a bussare al campanello della casa di mia madre o di mia suocera. Non c’era nessun cartello o avviso di allerta meteo”, dice Contini. “ho fatto salire la figlia più grande accanto a me e, nei sedili posteriori, c’erano mia moglie con le altre due figlie”. La loro “fuga” non è stata lunga, anzi. A poche centinaia di metri di distanza dalla loro abitazione in località Sa Traia, infatti, sono stati travolti dalla furia dell’acqua: “Ci siamo salvati tutti, tranne la mia Tamara. Ricordo ancora i finestrini rotti, una delle mie figlie aveva i pantaloni pieni di schegge e il mio invito a ‘saltare fuori’ dall’auto: sono le ultime due parole che ho detto a Tamara”. Il quarantanovenne è sicuro: “Nessuno ci ha avvisato del pericolo, anzi: solo dopo la tragedia, nelle strade, sono comparsi i cartelli di pericolo”.

A venti mesi di distanza, la vita di Contini prosegue, anche se un po’ a fatica: “Ho sempre la mia attività di artigiano, la mia figlia più grande mi sta dando una mano d’aiuto importante con le due sue sorelle più piccole, anche l’aiuto dei parenti è stato ed è fondamentale. Tamara era il mio pilastro, alcune notti la sogno. Eravamo sposati da ventisei anni. Non credo in Dio ma nel destino, a volte penso che sarebbe anche potuta andare peggio, cioè che sarebbero potute morire anche altre persone. Non cerco vendetta, solo giustizia: se davvero qualcuno ha fatto le cose come non dovevano essere fatte, è giusto che paghi. Anche”, conclude l’uomo, “per evitare che, in futuro, possano esserci altri morti”.

L'articolo “Tamara era il mio pilastro, è morta ad Assemini mentre cercava di salvarsi dall’alluvione: voglio giustizia” proviene da Casteddu On line.

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