Contro l’alternanza scuola-lavoro e contro la seconda prova scritta alla maturità. I ragazzi tornano in piazza, in tutta Italia, tensione alle stelle e la morte di Lorenzo, 18 anni, e Giuseppe, 16, nel cuore. Un’esplosione di rabbia quasi a liberarsi di tutta la tensione accumulata in questi due anni orribili di pandemia, su cui il governo si è limitato a intervenire con chiusure, aperture e dad senza mai porsi il problema dei devastanti effetti sui fragili equilibri emotivi e psicologici dei più giovani.

“La repressione delle istituzioni, dalle sanzioni nelle scuole fino alle vergognose cariche sulle manifestazioni studentesche sono i sintomi della totale distanza tra noi e chi decide sulla nostra sorte”, dicono gli studenti. “Rispediamo al mittente le parole della ministra dell’Interno Lamorgese che tenta di criminalizzare le lotte studentesche e di dividerci tra ‘buoni’ e ‘cattivi’, una tattica vecchia volta solo a proteggere le forze del (dis)ordine”.

“Manifestiamo per la rabbia che scaturisce dalla morte di Lorenzo e di Giuseppe, conseguenze di un sistema scolastico che non si basa sulle nostre esigenze”, spiegano gli attivisti della Lupa di Roma. Gli stage, tuonano, si svolgono “senza misure di sicurezza e retribuzione”, l’edilizia scolastica considerata “fatiscente” e il voto “genera ansia e stress in assenza di supporto psicologico, fondata su una didattica obsoleta, nozionistica e prettamente frontale”.

Alta tensione a Torino, dove le forze dell’ordine in tenuta antisommossa hanno respinto il tentativo: ne sono nati momenti di tensione con manganellate da parte delle forze dell’ordine e bastonate da parte degli studenti, cinque carabinieri e un poliziotto sono rimasti feriti. 

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