Stato di crisi per il commercio e per tre anni. La richiesta parte da Bosa

Stato di crisi per il commercio e per tre anni. La richiesta parte da Bosa
Iniziative e proposte dall’amministrazione comunale per affrontare l’emergenza coronavirus

Non solo eliminazione dell’Imu, riduzione delle tasse e contributi a fondo perduto per le imprese, il Comune di Bosa è pronto a lottare per i suoi concittadini e ha chiesto al Governo Nazionale e al presidente della Regione, Christian Solinas, che venga dichiarato lo stato di crisi del settore commerciale, in particolare per il comparto turistico, della cultura e dello spettacolo, per la durata di 3 anni, equiparabile allo stato di calamità naturale. Questo permetterebbe l’adozione di misure di contrasto alla crisi scaturita dalla chiusura forzata, a causa della pandemia da coronavirus.

Le istanze del Comune di Bosa sono contenute in una delibera del Consiglio comunale, nella quale si chiede, inoltre, che vengano erogati contributi a fondo perduto o parametrati alle perdite di fatturato dei mesi di chiusura obbligatori e successivi alla riapertura, fino al termine dell’emergenza covid- 19.

Inoltre, laddove sarà possibile, il Consiglio propone siano azzerati gli importi dovuti per le imposte pregresse e relative cartelle e, in ogni caso, di sospendere e dilazionare nel tempo i relativi pagamenti.

Il sindaco Pier Franco Casula

“Al Governo Nazionale è stato chiesto, anche”, si legge nella delibera, “di adoperarsi alla modifica del decreto liquidità con intervento della Banca d’Italia che, opportunamente sollecitata dallo Stato, si occupi di comunicare ad ABI la sospensione di attività ‘bancarie tese ad accertare il merito creditizio, gli scoring, i rating dei clienti nel caso in cui la Banca sia garantita da SACE e Fondo Centrale di Garanzia con % pario superiori al 80% del finanziamento; questo consentirebbe di sburocratizzare l’approvazione del finanziamento con erogazioni immediate e, conseguentemente, a derensponsabillizzare le banche (enti sottoposti a vigilanza) per eventuali reati di concorso in bancarotta e/o ricorso abusivo del credito”.

Una delle proposte avanzate dal Comune di Bosa riguarda la totale eliminazione dell’Imu: al momento é previsto l’esonero solo della rata 2020 per alcune categorie, e della Tari. Per quest’ultima gli amministratori chiedono che si applichi, in ogni caso, una riduzione commisurata alla diminuita produzione di rifiuti, come da indicazioni di ARERAI, con relativo ristoro ai Comuni delle minori entrate.

Per quanto riguarda i tributi è stato anche proposto l’annullamento o il ridimensionamento di tutte le imposte dirette nel triennio 2020-2022 per le imprese, che subiranno una perdita nel bilancio aziendale superiore al 30% rispetto al 2019 e la eliminazione o riduzione dell’aliquota IVA per il 2020/2021, per migliorare la condizione di liquidità delle imprese. Verrò richiesto, da parte della Regione, anche l’annullamento del canone demaniale per l’annualità.

Per le imprese saranno anche ampliate le superfici demaniali in concessione, sul modello di quanto proposto nel “Decreto Rilancio” per la COSAP e la TOSAP, in cambio di servizi alternativi e aggiuntivi da parte dei concessionari.

A Bosa, infine, sarà convocato un consiglio comunale, allargato anche alle associazioni di categoria, utile per programmare e organizzare proposte sul solco tracciato dal Decreto Rilancio e da altre eventuali norme di carattere Nazionale e Regionale che vadano in direzione del sostegno alle imprese e che possano conciliarsi con la capacità finanziaria del Comune, tenendo conto di quanto scaturirà dagli incontri tecnici in corso tra ANCI Nazionale, Governo e Commissioni Parlamentari e delle possibili modifiche al Decreto Rilancio.

Sabato, 30 maggio 2020

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Fonte: Link Oristano

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