Sette anni dopo l’alluvione uno studio dell’Università riporta la speranza nel Terralbese
I rischi sembrano meno gravi, ma c’è da lavorare tanto per realizzare le opere che evitino gli allagamenti

Un’immagine dell’alluvione a Uras

Sette anni fa quel pomeriggio drammatico. L’alluvione e il Ciclone Cleopatra portarono morte e devastazione nel Terralbese: una vittima a Uras, case e locali allagati, enormi danni. Ore di paura e poi giorni, settimane, mesi di disperazione. Da allora si è lavorato per cercare di evitare che simili gravi episodi si potessero verificare di nuovo. Sono scattati divieti e vincoli, tanti e tali che si è temuto addirittura per il futuro delle comunità locali.

“Se ti dicono che si rischia di avere due metri d’acqua, devono anche darti strumenti e risorse per scongiurare questo pericolo, non è che puoi spostare così un paese”, afferma il sindaco di Terralba Sandro Pili,  che proprio nei giorni scorsi ha preso conoscenza dell’ultimo studio realizzato sul bacino del Rio Mogoro, un reticolo di corsi d’acqua, bisognoso di cure importanti per proteggere oltre che Terralba e Uras, anche Marrubiu, Arborea e San Nicolò d’Arcidano.

“Ci sono state presentate le prime anticipazioni del lavoro svolto: ufficialmente attendiamo le conclusioni”, afferma il sindaco Pili, anche presidente dell’Unione dei comuni del Terralbese. “Sono state superare le problematiche legate alla cartografia, quelle  che inizialmente avevano creato non pochi problemi, dando un’immagine non fedele del territorio. Soprattutto si utilizza un sistema bidimensionale che rappresenta decisamente meglio gli scenari in una zona pianeggiante come la nostra. I risultati, a quello che abbiamo potuto vedere al momento, sembrano più aderenti alla realtà e le ipotesi di allagamento meno gravi rispetto a quelle del passato. Comunque attendiamo tutte le carte per poter disporre di un quadro preciso”.

E’ già un buon passo il dialogo riaperto con Regione, Distretto idrografico e Università di Cagliari, impegnate nel varo del nuovo Piano, da aggiornare periodicamente e non da chiudere nel cassetto.

Sandro Pili

Significa poter avere uno strumento in grado di rivalutare i precedenti elaborati, il cosiddetto Pai e il Piano stralcio, dai quali  sono derivati scenari molto gravi prevedendo quindi regole altrettanto severe. Il resto sta cercando di farlo l’Unione dei Comuni del Terralbese, che il prossimo anno dovrebbe far partire i primi lavori di un articolato programma in fase di definizione, per il quale ad oggi sono disponibili 17 milioni di euro, ma per il quale ne servirebbero altri 43.

“Si tratta di diversi interventi che potranno eventualmente essere appaltati anche per lotti”, spiega ancora il sindaco di Terralba Sandro Pili. “C’è da ricreare l’alveo di canali e corsi d’acqua, creare argini di contenimento, migliorare il deflusso delle acque, sollevare ponti e ponticelli. Le cosiddette opere di mitigazione, a cominciare già dai piedi del Monte Arci e per tutta la piana”.

Mercoledì, 18 novembre 2020

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Fonte: Link Oristano

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