I rincari di energia elettrica, gas e materie prime incidono pesantemente sul settore ortofrutticolo sardo e rischiano di riverberarsi su tutta la filiera sino a raggiungere i consumatori finali.È tangibile la preoccupazione dei 69 operatori del mercato Agroalimentare della Sardegna, unici in Italia ad essere proprietari, nella sede di Sestu, dei box.“I recenti provvedimenti varati dal Governo e contenuti nel Decreto Sostegni per calmierare il caro bollette – spiega Vincenzo Pisano presidente della Coagri, ente gestore del mercato – non sono sufficienti e risolutivi. Si rischia la chiusura perché non tutti saranno in grado di sopportare questi aggravi che riguardano l’intera filiera dell’ortofrutta a partire dai produttori conferitori, il primo anello della catena a risultare indebolito. Oltre ai rincari dell’energia elettrica, schizzati da 40/50 euro a megawatt ora 300 euro e ad un +10% del gasolio, si registra un aumento delle materie prime e dei fertilizzanti pari, quest’ultimi, a +143%. Sono in difficoltà anche i grossisti – conclude Pisano – che vedono fioccare bollette esorbitanti per alimentare le celle frigorifere indispensabili per garantire la catena del freddo e la conservazione dei prodotti”.Gli aumenti generalizzati “determinano una domanda rigida – sottolinea il direttore Giorgio Licheri – in quanto la richiesta di prodotti diminuisce quando i prezzi superano un valore considerato dai consumatori accettabile. Da un’analisi condotta da Italmercati, la rete di cui facciamo parte che riunisce 18 mercati nazionali in rappresentanza di 2500 aziende, emerge che dal 2010 al 2020 i prezzi all’ingrosso dell’ortofrutta sono rimasti invariati. I recenti rincari potrebbero determinare minori acquisti e merce invenduta che per i distributori – conclude il direttore del mercato Agroalimentare – si tradurrebbero in margini sempre più bassi e in probabili perdite”. Ma la stangata riguarda anche i trasporti e gli imballaggi. “A partire da quest’anno – spiega la grossista Alessandra Ortu – si prevede un incremento degli imballaggi pari al 10% calcolato in 30 euro in più a trasporto e in 5 euro a pedana”. Il costo maggiorato del gasolio e della benzina “pesa sui trasporti – spiega l’operatrice del mercato Efisia Cocco – per noi che ogni giorno effettuiamo con i nostri mezzi la consegna della merce negli ospedali, nelle mense e negli alberghi, diventa insostenibile”.

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