“Senza percorsi differenziati, il Pronto soccorso non resisterà a lungo”
Salute negata nell’Oristanese: la protesta di medici e cittadini di fronte al San Martino

Le dottoresse Maria Carmela Marras e Gisella Masala, referenti del Comitato per la difesa del diritto alla salute della provincia di Oristano – Foto di Marco Guerra

Ancora un sabato di protesta a Oristano per rivendicare il diritto alla salute. Stamane via Rockefeller e via D’Annunzio sono state presidiate da medici e cittadini che hanno sposato la causa promossa dal Comitato per la difesa del diritto alla salute della Provincia di Oristano. Hanno aderito tanti comitati e associazioni del territorio, come Cittadinanzattiva, Komunque Donne, Aniad, Thalassemici, Comitato per l’Ospedale “Delogu” di Ghilarza, Siulp, Uisp e Le Belle Donne.

“Questa manifestazione è stata organizzata per chiedere la riapertura del Pronto soccorso dell’ospedale San Martino, che era chiuso da tre settimane”, spiega la dottoressa Maria Carmela Marras, tra le referenti del Comitato oristanese. “Ieri sera, non si sa bene in quali condizioni, il Pronto soccorso è stato riaperto. Noi però non abbiamo rinunciato al sit-in. Vogliamo sapere com’è stato organizzato il servizio. Chiediamo percorsi differenziati per il Pronto soccorso Covid e per il Pronto soccorso urgenze, altrimenti non si risolverà nulla e tra qualche giorno si riproporrà il problema”.

Marras denuncia le criticità della sanità oristanese. “Il personale dell’ospedale è allo stremo”, racconta la referente del Comitato, “medici e personale sanitario non hanno riposi e ferie da tantissimi giorni. Se dovessero cedere loro, tutta la sanità d’urgenza crollerebbe”.

La dottoressa Marras non dimentica Bosa e Ghilarza, gli altri due presidi ospedalieri della provincia. “In questi giorni è stato presentato il nuovo piano regionale anti-Covid”, sottolinea la referente del Comitato. “Presto avremo reparti Covid a Bosa e Ghilarza. Ci chiediamo in che modo apriranno i 40 posti di Bosa e i 30 di Ghilarza. Ricordiamo che a Ghilarza non ci sono i gas medicali. Inoltre manca il personale dedicato. Non si può pensare che un reparto Covid venga seguito da medici appena laureati. Così si mandano i giovani allo sbaraglio”.

Sabato, 14 novembre 2020

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Fonte: Link Oristano

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