Portata al Brotzu per un malore, ricoverata, dimessa e tornata a casa. Una degenza lunga 5 giorni, quella fatta da Maria Bruna Picciau, 69enne di Selargius. Ma segnata, ancora prima di entrare all’ospedale, dal Coronavirus. Che, poi, ha trasmesso al marito, Fernando Cera. Risultato? Venti giorni di inferno. Inizia tutto il 28 maggio scorso: “Di notte ho iniziato a sentirmi male. Ho varie malattie croniche, alcune autoimmuni, e anche problemi al cuore. Mi è salita la febbre, sono svenuta più volte e il 118 mi ha portata al Brotzu. Lì ho fatto il tampone, dopo circa sei ore di attesa sono risultata positiva, nonostante tre dosi di vaccino anti virus e anche “. La donna viene portata “all’ottavo piano, in Medicina 1. Prima mi avevano fatto lastra e Tac, scoprendo una polmonite bilaterale”. La Picciau viene dimessa “dopo cinque giorni. La terapia Covid era finita e sono tornata a casa”. Tutto finito? Non proprio. Il virus è subdolo, e non è scomparso dal corpo della Picciau: “Ricordo che, prima delle dimissioni, non ho fatto un altro tampone”. A casa, ad attenderla, c’è il marito, Fernando Cera: “Ha una malattia rara ai polmoni, la sindrome di fibroelastosi pleuroparenchimale. Prima del mio ricovero eravamo stati a Milano per una visita urgente”. Passa qualche ora e arriva l’amara scoperta: “Mio marito positivo, proprio come me. È stato un inferno. Ci siamo dovuti curare a casa, con tutte le difficoltà del caso, vista anche la nostra età. Ci siamo negativizzati solo sabato scorso, dopo tre settimane di paura. Certo”, chiosa Maria Bruna Picciau, “non so se all’ospedale spetti fare il tampone anche prima delle dimissioni. Quando sono uscita, dopo cinque giorni, mi sentivo meglio, ma non potevo immaginare di avere ancora il Coronavirus”.

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