Scorie nucleari in Sardegna: si leva un coro di no
Rappresentanti delle istituzioni, politici, amministratori, associazioni, sono tutti contrari

Un coro di no si leva dalla Sardegna, ma non solo, per contestare l’inserimento di alcune zone dell’Isola tra quelle che potrebbero ospitare un deposito di scorie nucleari, secondo quanto individuato dalla Sogin, la società incaricata di redigere la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee.

Tra i primi a prendere posizione il presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas. “Indicare 14 siti in Sardegna sui 67 individuati complessivamente nel territorio nazionale per la realizzazione del deposito unico dei rifiuti nucleari rappresenta l’ennesimo atto di arroganza e prevaricazione di uno Stato e di un Governo che non hanno alcun rispetto per l’Isola e per la volontà chiaramente espressa dal Popolo Sardo, in maniera definitiva ed irrevocabile, con un Referendum ed una legge regionale”, ha commentato Solinas.

“La Sardegna ha già pagato fin troppi tributi alla solidarietà nazionale verso lo Stato italiano, prosegue il Presidente Solinas: dal disboscamento dei 4/5 del proprio patrimonio arboreo per lo sviluppo delle reti ferroviarie della Penisola e per l’industria del carbone, soprattutto toscana, fino ad oltre il 60% delle servitù militari del Paese sul proprio territorio, senza trascurare le servitù industriali ed ambientali della chimica di stato, ancora in attesa di bonifiche. E non possiamo certo dimenticare il tributo di sangue pagato in misura enorme, sproporzionata rispetto al resto d’Italia, da intere generazioni di giovani sardi andati a morire sui fronti del Carso, del Monte Zebio o della Bainsizza nella Grande guerra un secolo fa”, ha continuato il Governatore sardo.

“Questo stesso Popolo ha sempre respinto, e continuerà a farlo con tutte le sue forze, ogni ipotesi di trasformazione dell’Isola in una pattumiera nucleare al centro del mediterraneo, con un danno irreversibile alla propria vocazione turistica ed al suo tessuto economico produttivo, prosegue il Presidente Solinas. Abbiamo una legge regionale in vigore dal 2003 che vieta anche solo il transito di scorie radioattive sul territorio regionale e dichiara la Sardegna denuclearizzata. Abbiamo svolto un referendum nel 2011 che, con un’affluenza massiccia, ha ribadito in mondo chiaro e netto con oltre il 97 per cento dei voti il no all’energia nucleare ed al deposito di scorie.

A fronte di tutto questo, considerato che da decenni paghiamo un costo dell’energia superiore al resto d’Italia perché lo stato ci ha sempre negato anche il metano, è davvero paradossale, se non proprio offensivo, che il Governo, noncurante di tutti i pronunciamenti istituzionali, popolari e democratici contrari, possa pensare di indicare in Sardegna ben 14 siti di stoccaggio idonei, peraltro in zone di alto pregio ambientale e paesaggistico, ricche di testimonianze archeologiche della civiltà nuragica e difficilmente accessibili dai porti in ragione della rete viaria. Insomma, prosegue il Presidente Solinas, una scelta dal sapore neocoloniale di un Governo che pensa di poter portare distante dai propri centri di potere i rifiuti più pericolosi e dannosi, con costi e rischi aggiuntivi enormi dovuti all’esigenza di trasportare via mare i materiali radioattivi.

A questo Stato centralista e prevaricatore che non ascolta la nostra voce, ad un Governo che manca di rispetto a un intero popolo e alla autonomia della nostra Regione, sordo alle nostre legittime richieste ma sempre pronto a imporre pesanti fardelli, diciamo fin d’ora, conclude il Presidente Solinas,  che metteremo in campo ogni forma democratica di mobilitazione istituzionale e popolare, coinvolgendo enti locali, associazioni e movimenti, corpi sociali, istituti culturali e scientifici per contrastare questa decisione e preservare la nostra Terra da questo ennesimo oltraggio.

Emiliano Deiana, presidente Anci Sardegna
“Si tratta di un problema che investe l’intero territorio regionale e per il quale Anci Sardegna  ribadisce, coerentemente alla propria azione, la più assoluta contrarietà per ragioni di metodo e di merito”, commenta l’Anci Sardegna attraverso una nota firmata dal presidente, Emiliano Deiana.

Anci Sardegna ricorda che dal punto di vista politico con la Legge Regionale n.8 del 03.07.2003, pubblicata nel B.U.R.A.S. n. 20 del 8 luglio 2003, il Consiglio Regionale ha dichiarato la Sardegna Territorio Denuclearizzato e precluso al transito ed alla presenza, anche transitoria, di materiali nucleari non prodotti nel territorio regionale, la quale legge se pur dichiarata illegittima con sentenza con sent. Corte Cost. n. 62 del 29 gennaio 2005, è comunque una decisa espressione di volontà dei sardi ed è un atto ufficiale del Parlamento Sardo; il 15-16 maggio 2011, il Popolo Sardo ha sovranamente detto no alle scorie attraverso il referendum di iniziativa popolare “Sei contrario all’installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti ?”, decretando, con il voto favorevole della quasi totalità dei votanti (il 97%), l’assoluta indisponibilità del territorio sardo all’installazione di centrali nucleari e allo stoccaggio di scorie radioattive; diversi Ordini del Giorno approvati dal Consiglio Regionale, tra i quali quello approvato in data 28 maggio 2014, vincolano la Giunta a respingere ogni possibilità che la Sardegna venga inserita tra le aree idonee ad ospitare siti per i rifiuti radioattivi;  l’Assemblea dei sindaci della Sardegna, convocata da Anci Sardegna in data 19.01.2015 ad Abbasanta, ha deliberato all’unanimità un Ordine del Giorno che respinge qualunque possibilità di stoccaggio in Sardegna delle scorie radioattive. In Data 06.09.2017 ANCI SARDEGNA ha presentato le “Osservazioni relative alla procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS)” contrarie alla realizzazione in Sardegna del Deposito Nazionale.

Le ragioni di contrarietà che Anci Sardegna ribadisce sono di ordine democratico: 1. pronunciamento del popolo sardo rispetto a un referendum consultivo; 2. relativo alle condizioni di svantaggio dettate dall’insularità: aggravamento dei costi, maggiori problematiche legate al trasporto via mare, potenziali rischi per l’economia mediterranea in caso di incidente o attacco terroristico durante il trasporto; 3. relativo allo “stato di salute” dell’ambiente: seconda regione italiana come estensione di aree inquinate o potenzialmente inquinate dopo il Piemonte, incidenza sul territorio sardo di 3 SIN che occupano porzioni estese di territorio con indicatori epidemiologi preoccupati rispetto all’incidenza di determinate malattie; 4. relativo al gravame delle servitù militari: il 65% di servitù militari dello Stato italiano sono in Sardegna, 35.000 ettari di territorio occupato oltre alle inibizioni che toccano anche l’ambiente marino, i 3 poligoni più grandi d’Europa sono in Sardegna.

Per il Presidente di Anci Sardegna “appare di una lividità sconcertante la scelta del Governo di presentare la mappa dei siti potenzialmente idonei nel mezzo della più grave crisi dal dopoguerra ad oggi e di aver individuato, in Sardegna, alcune fra le aree più fragili dal punto di vista economico, sociale, ambientale e demografico alcune delle quali inserite dentro la SNAI (Strategia Nazionale delle Aree Interne)”.

“Anci Sardegna”, conclude Deiana , “si appella a una mobilitazione generale di tutta la Sardegna per un’azione congiunta del Consiglio Regionale, della Giunta, dei parlamentari sardi, dei comuni della Sardegna, delle organizzazioni sindacali e datoriali, delle associazioni e dei comitati civici, della cittadinanza attiva affinchè si respinga ogni ipotesi di individuazione della Sardegna quale sito per lo stoccaggio delle scorie radioattive e nucleari”.

Luciano Uras, senatore Gruppo Misto
La pubblicazione della Carta delle aree potenzialmente idonee alla costruzione del deposito nucleare nazionale, distribuite in 7 Regioni, riporta la Sardegna, con i suoi 14 siti, dentro un’ipotesi inaccettabile. L’Isola non può essere trasformata nella piattaforma mediterranea dei rifiuti. Questa prepotenza deve essere rigettata senza “se” e senza “ma”. Il popolo sardo ha più volte, formalmente e politicamente dichiarato la sua assoluta indisponibilità a questo tipo di destino. Il proprio sviluppo si fonda su l’economia eco-sostenibile, per questo ha sempre detto “no”. La possibilità di emancipazione sociale ed economica della Sardegna passa dal rigoroso rispetto del proprio patrimonio ambientale, delle proprie inestimabili bellezze naturali, per questo vanno salvate da interventi a rischio come lo stoccaggio di rifiuti, inquinanti, radioattivi e pericolosi. La sordità di chi governa è veramente insopportabile. Su queste questioni serve una grande mobilitazione culturale, sociale e politica.”

Ignazio Corrao, eurodeputato
“Prima di parlare di depositi di scorie nucleari al Sud lo Stato italiano pensi a garantire le bonifiche per i siti inquinati che aspettiamo da oltre vent’anni, un ciclo dei rifiuti virtuoso e lo stop alle trivellazioni. Se uno Stato ha ampiamente dimostrato di aver fallito l’ordinario nelle regioni del Mezzogiorno, con quale faccia si propone di gestire anche lo straordinario come l’individuazione e lo stoccaggio di rifiuti radioattivi?  La mappa è vergognosa anche perché individua la maggior parte delle aree idonee allo stoccaggio nel Mezzogiorno del nostro Paese”. A dichiararlo è l’eurodeputato Ignazio Corrao in riferimento alla pubblicazione della Carta nazionale delle 67 aree potenzialmente idonee per lo stoccaggio dei rifiuti nucleari tra le quali figurano 4 aree siciliane. “Quella di individuare aree in Sicilia e Sardegna – spiega Corrao -sarebbe un’ipotesi agghiacciante considerando che sono territori votati all’agricoltura, al turismo e alla valorizzazione delle risorse naturali. Ma si tratta anche di regioni che hanno zone già devastate da inquinamento, emissioni industriali velenose, discariche a cielo aperto e triangoli della morte. Il Governo si occupi piuttosto delle bonifiche dei territori del sud, anziché pensare di riversare ulteriori scorie. Auspico che il percorso di individuazione delle aree tenga conto delle specificità dei territori”.

“Assolutamente discutibile – sottolinea l’eurodeputato siciliano – è inoltre la scelta dell’Italia di dotarsi di un solo Deposito Nazionale che ospiti a lungo termine e contemporaneamente i rifiuti di bassa, media ed alta attività. Si tratta dell’unico caso al mondo, che comporta per giunta la ‘nuclearizzazione’ di un nuovo sito, per il quale è decisivo il consenso dei cittadini e delle istituzioni locali. Condivido la proposta di Greenpeace secondo la quale sarebbe stato più ragionevole verificare più scenari, utilizzando i siti esistenti e applicando a ciascuno una procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS).

Michele Carrus, segretario Cgil
No secco della Cgil allo stoccaggio dei rifiuti tossici in Sardegna: “Un’ipotesi inaccettabile – ha detto il segretario della Cgil Michele Carrus – che suona quasi come una provocazione se pensiamo al disinteresse del Governo nazionale verso tutte le questioni care all’Isola, dal disimpegno di Eni alle questioni energetiche, fino alle carenze infrastrutturali e alle difficoltà dei trasporti, ad iniziare dalla continuità territoriale. Inaccettabile è in particolare che una regione denuclearizzata, l’unica priva ancora del metano e che da sempre paga costi energetici più elevati degli altri, che sconta gap infrastrutturali che frenano la sua crescita socio-economica, sia chiamata a farsi carico di smaltire scorie che, se mai lo hanno fatto, hanno prodotto vantaggi da cui è stata sempre esclusa”
Per la Cgil il Governo si ricorda della Sardegna quando si tratta di servitù militari o di stoccare rifiuti tossici, lasciando che si individui nell’Isola 1 sito ogni 5 possibili in Italia, cioè ben 14 sui 65 totali, ma non attribuisce invece analogo peso e rilevanza alla Sardegna quando deve ripartire risorse per investimenti e servizi fondamentali, che per l’Isola valgono sempre pochi punti percentuali: “Ci aspettiamo ora una forte reazione di tutte le istituzioni e le forze politiche d sociali – conclude Carrus – per scongiurare questo rischio, pronti anche a mobilitarci insieme ai sindaci e ai cittadini per evitare che si concretizzi questa gravissima decisione”.

Giampaolo Lilliu, presidente Associazione ex esposti amianto
“L’associazione regionale ex esposti amianto della Sardegna sarà in prima linea a respingere la scelta del governo nazionale di inviare le scorie nucleari in Sardegna”, il commento dell’associazione, diffuso dal presidente Giampaolo Lilliu. “Parteciperà alle iniziative di mobilitazione utili a respingere la scelta del governo, ma chiede che alle iniziative non siano presenti  i nostri deputati e senatori eletti nei collegi sardi, alcuni dei quali hanno ruoli di governo”.

“Sono loro i responsabili di tale decisione e scelta”, continua Lilliu. “Dobbiamo iniziare a individuare le responsabilità e denunciarle. Per loro nessuna passerella pubblica durante la mobilitazione”.

Fausto Piga, Consigliere regionale FdI
Tolto il segreto di Stato, la Sogin, la società pubblica di gestione del nucleare in Italia, ha reso pubblica la carta nazionale delle aree piu idonee per ospitare il deposito unico di scorie. Immancabili le levate di scudi nelle Regioni, con le prime prese di posizione.
Nel dettaglio 67 luoghi in cui insistono a detta degli esperti le condizioni di sicurezza e funzionalità per costruire lo stoccaggio nazionale delle scorie, uno spauracchio che da anni solleva le barricate dei comitati ‘No scorie’.
Di queste 67, diverse sono state individuate in Sardegna tra l’oristanese e il Sud Sardegna: “Al di là della specifica ubicazione, il problema investe tutto il territorio regionale – sottolinea il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Fausto Piga – ho presentato assieme ai mie colleghi una mozione per ribadire a nome di tutto il popolo sardo la contrarietà al deposito unico di scorie nell’isola”.
Torna dunque di attualità il tema nella massima assemblea legislativa sarda, col consigliere Fausto Piga, primo firmatario della mozione, che invita all’unità “la politica sarda deve guidare in modo trasversale la mobilitazione pacifica di amministratori locali e cittadini per scongiurare qualsiasi scenario negativo perché ad aver la meglio sarà la Regione più unita”.

Antonello Peru, Consigliere regionale Cambiamo UDC
“Il governo nazionale si metta l’anima in pace: le scorie nucleari non arriveranno mai in Sardegna. Qualsiasi decisione che vada nella direzione opposta scatenerà una risposta istituzionale e popolare che non si è mai vista fino ad oggi. Il popolo sardo si è espresso in maniera chiara ed inequivocabile nel referendum del 2011 e quel voto popolare verrà rispettato.” Lo dichiara in una nota il consigliere regionale del gruppo Cambiamo UDC Antonello Peru.

“L’aver indicato 14 siti in Sardegna tra quelli idonei ad ospitare il deposito di scorie nucleari è già un atto totalmente irrispettoso della volontà dei sardi e purtroppo fa seguito ad una serie di atti e comportamenti del governo che appaiono sempre di più ostili nei confronti della nostra regione e della nostra autonomia. Questa volta però sembra davvero che si voglia passare il segno, lasciando quasi intendere che la Sardegna possa essere considerata alla stregua di un territorio nel quale si possa fare e decidere quello che si vuole.

Lo abbiamo potuto constatare con le leggi regionali impugnate dal governo nell’ultimo anno, e lo stiamo constatando anche ora con la scelta dei siti idonei ad ospitare le scorie. Non è un caso che da tempo sosteniamo con convinzione la necessità di passare da un sistema che accentra le decisioni a livello statale ad un nuovo e moderno federalismo che dia un reale significato alla nostra autonomia e non ci escluda dai processi decisionali. Il governo ha potestà di scelta riguardo al nostro demanio, incamera le somme per le concessioni e ora pretende anche di imporre le proprie decisioni sui siti dove portare le scorie nucleari.

Ed è grave che questo accada con l’inaccettabile e imbarazzante silenzio di tutti quegli esponenti politici, ambientalisti a corrente alternata, pronti a urlare contro un piano casa che non provocherà neanche un milionesimo dei danni prodotti da un deposito di scorie ubicato nell’isola. Non è neanche il caso di citare gli effetti negativi che una scelta di questo tipo comportebbe sia dal punto di vista ambientale che economico. Non possiamo permetterlo e per questo motivo non consentiremo al governo di trattare la Sardegna alla stregua di un immondezzaio.”

Eugenio Lai, Consigliere regionale LeU
In data odierna in seguito alla pubblicazione della proposta di CNAPI (Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee) contenente il progetto preliminare del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e della documentazione connessa, il centro sinistra e il M5S, primo firmatario Eugenio Lai (LeU), hanno presentato una mozione con richiesta di convocazione urgente del consiglio regionale.

“Serve l’unità del popolo sardo e della politica per rispedire al mittente – ha affermato il consigliere regionale del gruppo “LeU Sardigna” Eugenio Lai– l’idea che la Sardegna possa ospitare il deposito di scorie nucleari. Non vogliamo diventare la pattumiera dell’Italia”.

“Nella mappa approvata dal Governo sono state indicate 67 aree potenzialmente idonee alla costituzione del deposito nazionale delle scorie nucleari c’è anche la Sardegna, con 14 aree comprendenti numerosi comuni in provincia di Oristano (Siapiccia, Albagiara, Assolo, Usellus, Mogorella, Villa Sant’Antonio) e nel Sud Sardegna (Nuragus, Nurri, Genuri, Setzu, Turri, Pauli Arbarei, Tuili, Ussaramanna, Gergei, Las Plassas, Villamar, Mandas, Siurgus Donigala, Segariu, Guasila e Ortacesus)”.

“Chiediamo al Presidente della Regione di assumere posizioni forti e unitarie- conclude Lai – rappresentanti la contrarietà popolare e politica della Sardegna, espressa anche tramite referendum popolare del 2011, attivando con urgenza ogni azione utile finalizzata ad escludere definitivamente la possibilità che l’Isola diventi deposito unico delle scorie nucleari”.

Pietro Pitzalis, deputato Forza Italia
“La Sardegna non sarà disposta a nessuna concessione sul fronte del deposito delle scorie radioattive”. E’ quanto ribadisce con fermezza il deputato di Forza Italia Pietro Pittalis dopo la pubblicazione della Carta delle aree potenzialmente idonee ad ospitare i siti dei rifiuti nucleari. “Una decisione sconcertante – prosegue il parlamentare degli azzurri, che ha presentato l’ultimo documento sulla questione ad aprile – visto che avevo formalmente chiesto al Governo di conoscere se l’Isola fosse una delle regioni indicate tra le aree idonee ad ospitare il sito nel quale verrà realizzato il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Non è mai giunta nessuna risposta alle interrogazioni”. E ora la pubblicazione della mappa  Sogin lascia presagire che l’impianto possa essere localizzato in Sardegna. Da qui l’invito di Pittalis: “Occorre una mobilitazione generale di tutte le forze politiche, sociali, datoriali, con il coinvolgimento di tutti i Comuni isolani – conclude il deputato forzista – per bloccare lo stoccaggio delle scorie radioattive in un paradiso ambientale come quello della Sardegna”.

Daniele Caruso, segretario Movimento sociale sardo
“La Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee al Deposito delle Scorie Nucleari, ha individuato in Sardegna, seconda solo a Lazio e Piemonte, molti più siti idonei che in altre regioni, ed è chiaro che il Governo voglia distruggere tutto ciò che rimane ai sardi e alla Sardegna. Toglieteci la nostra terra, l’incontaminazione del nostro territorio, la genuinitá dei nostri prodotti, e non ci rimarrà più nulla”, commentano dal Movimento Sociale Sardo- Destra Regionale, attraverso una nota firmata dal segretario regionale, Daniele Caruso. “Le scorie andrebbero depositate esattamente dove sono state prodotte. Se la Sardegna, che non ha mai avuto centrali nucleari, divenisse sede di stoccaggio e/o deposito di scorie nucleari, saremmo pronti a difendere la nostra esistenza senza nessuna esitazione”.

Marco Tedde, ex consigliere regionale di FI
“Diciamo ancora no alla Sardegna cassonetto d’Italia!”.  L’ex sindaco di Alghero ed ex consigliere regionale di FI, Marco Tedde, commenta le indiscrezioni secondo le quali l’isola sarebbe stata inclusa da SOGIN e dal Governo  in un elenco di sette regioni che potrebbero essere utilizzate come deposito per i rifiuti radioattivi. Già nel 2014 Tedde si era reso primo firmatario di una interrogazione al Presidente della Regione Pigliaru assieme al Gruppo di FI per chiedere di intervenire presso il Governo affinché l’isola non fosse scelta come sito per il deposito nazionale delle scorie radioattive. La Giunta Regionale allora si impegnò ad assumere assieme al Presidente della Regione tutte le azioni necessarie per avviare un confronto con il Governo. Impegno purtroppo disatteso. “L’isola ancor oggi risulterebbe – spiega Tedde- tra le possibili destinazioni indicate dal Governo e, poiché la scelta potrebbe avvenire a breve, come risulta anche dall’ok dato dai ministri dello sviluppo economico Gualtieri  e dell’ambiente Costa  al documento della Sogin, occorre ribellarsi prima di trovarci dinanzi alla classica imposizione calata dall’alto. La Sardegna sarebbe ridotta al ruolo di pattumiera e diventerebbe automaticamente anche la destinazione dei rifiuti ospedalieri e industriali.” Secondo Tedde le forze politiche isolane, senza distinzione di casacca, debbono difendere e valorizzare un ecosistema ed un paesaggio che rende la Sardegna un’eccellenza nazionale. E debbono combattere il Governo del PD e 5S e i burocrati romani che ripropongono politiche già viste nei decenni passati, quando si consumava il territorio e si desertificava l’economia tradizionale. Almeno  allora avveniva in nome di miraggi industriali e della creazione di posti di lavoro. Oggi, invece, in nome di un malinteso concetto di interesse nazionale. “Ma anche la salute, il lavoro, l’impresa dei sardi e l’immagine turistica dell’isola costituiscono interesse nazionale –sottolinea l’ex consigliere regionale-”. Tedde ricorda  che già nel 2009 e nel 2010  la Regione autonoma della Sardegna, insieme alle altre, si oppose in sede di Conferenza delle regioni alle disposizioni contenute nella legge n. 99 del 2009 relative alla localizzazione nel territorio di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché dei sistemi per il deposito definitivo di materiali e rifiuti radioattivi. Nel maggio 2014 il Consiglio regionale, a seguito della discussione della mozione n. 32, approvò un ordine del giorno che impegnava il Presidente della Regione a respingere ogni possibilità che la Sardegna venisse inserita tra le aree idonee ad ospitare il sito sul quale sarebbe dovuto sorgere il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, nel rispetto dell’esito referendario del 2011. Ma anche questo impegno non venne attuato. Secondo Tedde, alla luce della gravità della posta in gioco, è necessario tenere aperto e alimentare in modo forte il dibattito affinché il Consiglio regionale sia correttamente e costantemente informato sia sulla effettiva apertura di un confronto, sia sugli sviluppi, affinché si possano prendere decisioni condivise e prendere le opportune contromisure per contrastare eventuali decisioni calate dall’alto.  “Sono convinto che la Giunta e  il Consiglio regionale debbano diffidare il Governo Conte affinché abbandoni il proposito del   trasferimento in Sardegna delle scorie nucleari, e debbano chiedere un incontro urgente in Sardegna con il presidente del Consiglio dei ministri per fargli sentire dalla voce dei sardi il più netto dissenso contro un’ipotesi scellerata che rappresenterebbe un’insanabile rottura dei rapporti Stato-Regione”, chiude Tedde.

Lina Lunesu, senatrice della Lega
“Non si può tollerare un’azione arrogante come quella del Governo su un tema importante come il nucleare, con l’esecutivo che dopo mesi di stallo sceglie dal giorno alla notte di allocare il deposito unico di scorie radioattive in Sardegna”, commenta in una nota la senatrice della Lega, Lina Lunesu. “È inaccettabile che si prendano decisioni simili senza confrontarsi minimamente con la Regione o con i territori dell’isola; presenterò al Senato un’interrogazione parlamentare quanto prima”.

Martedì, 5 gennaio 2021

 

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Fonte: Link Oristano

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