Nicola, guardia giurata ed ex atleta di 45 anni, dimesso dopo 7 giorni di incubo. «La notte piangevo come bambino per paura di non rivedere più mio figlio»

SASSARI. «Non mi vergogno a dirlo: la notte, piangevo come un bambino. Avevo dolori dappertutto, un tir sopra il petto che mi schiacciava e mi toglieva l’aria. Guardavo il crocifisso e lo imploravo: ti prego, fammi tornare a casa da mia moglie Ester e da mio figlio Diego. Ti prego. Ha solo 11 anni, e anche io ne ho 45. È presto per morire».

«Pensavo che il Covid fosse una pratica che riguardasse gli anziani e i malati. Ero stupido come tutti gli altri. Superficiale, ignorante. Vivere sulla tua pelle questo virus terribile, ti fa vedere le cose nella loro crudezza. Guardi la morte in faccia, e vi assicuro che fa paura. E ora quando vedo la gente con le mascherine colorate, mi vien da prenderli a schiaffi. Usate le Ffp2, porca miseria! Proteggetevi come si deve. Questa non è una moda, questo non è un gioco. Io non so nemmeno come me lo sono beccato. Sono una guardia giurata, usavo mascherina, guanti, gel disinfettante. Usavo le precauzioni. Ed evidentemente a volte non bastano. Sono un ex atleta di lotta libera, ora un po’ sovrappeso, ma questa estate facevo apnea e avevo due minuti di autonomia. Adesso che sono da due giorni a casa, se vado dal letto al bagno, ho già il fiatone. Perché i miei polmoni sono come vetrificati, e ci vorranno parecchi mesi per riprendersi».

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Fonte: La Nuova Sardegna

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