La parola più utilizzata? “Dramma”. Lo ripetono tutti: Alberto Melis, Mauro Trudu, Antonello Ghiani e Marco Milia. Hanno la “sfortuna”, in questo periodo storico segnato dalla pandemia, di fare quel lavoro che più di tutti ha subìto e subisce ancora le rigidissime regole anti Covid: i ristoratori. La beffa, l’ultima? La Sardegna ancora arancione, con l’indice Rt più basso d’Italia, i contagi in netto calo e, in parallelo, la deroga di Roma alla Valle D’Aosta: passata da rosso ad arancio dopo 7 giorni. L’Isola, invece, potrà vedere il giallo solo il diciassette maggio. E la rabbia, stavolta, sfiora quasi la rivolta: le casse sono vuote, le casse integrazioni sono insufficienti, le spese e i debiti sono in costante aumento. Stavolta la beffa è davvero amara per i titolari di locali food: “Questo Governo ci maltratta, la Valle D’Aosta declassata e noi, dopo settimane di zona rossa, siamo costretti ancora all’incubo arancione”, attacca Alberto Melis di Antica Cagliari: “Attorno ai ristoranti ci sono famiglie, dimenticate. Abbiamo tutti i requisiti per la zona gialla, solo il ministro poteva darci questa concessione, è triste sapere che non prende in considerazione la nostra disperazione. I debiti si accumulano e in zona gialla avremo tanti vincoli, dal coprifuoco alle 22 e il solo utilizzo degli spazi esterni. Siamo stanchi”.

Mauro Trudu di Picahnito ci va giù duro: “Siamo fermi da un anno, questi Dpcm penalizzano tutto il nostro settore e nel frattempo vediamo gente chi accalca ovunque: a Sant’Efisio, nella metro, nelle piazze, nei mezzi di trasporto. Riceviamo l’ennesima batosta dal Governo”, afferma, “speriamo che sia l’ultima settimana in zona arancione. Ormai tanti di noi sono alla canna del gas e non hanno ricevuto nessun aiuto”. Antonello Ghiani parla nel doppio ruolo di presidente dell’associazione dei commercianti del Corso Vittorio e di gestore del ristorante La Damigiana: “Siamo ancora arancioni, chi ci governa non sa quanto stiamo perdendo, con gli aiuti che non arrivano e le tasse da continuare a pagare la nostra dignità è stata calpestata più volte”, tuona. “Chiedo di poter lavorare, i market possono aprire e ci sono gli assembramenti, con controlli inesistenti. Chi paga con il sangue sono sempre i ristoratori, adesso basta, questa situazione ci sta portando alla rovina”. Marco Milia ha la focacceria Bria alla Marina: “Zona arancione ennesima presa in giro, eravamo pronti ad aprire lunedì. Ci stanno distruggendo, i ristori non ci sono e le utenze da pagare non vengono sospese. Siamo famiglie e non numeri. Il Comune non concede poi spazi all’aperto, alcune vie sono bloccate e i ristoratori non possono mettere tavolini fuori, dateci la possibilità di farlo, almeno temporaneamente. Nei supermercati la gente si ammassa, nei ristoranti le distanze sono rispettate e restiamo chiusi. Perderemo tutta la stagione, tanti di noi non riusciranno a resistere. La situazione è gravissima”.

L'articolo Sardegna arancione, i ristoratori di Cagliari: “Un dramma, noi chiusi e nei market tutti assembrati” proviene da Casteddu On line.

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