L’accordo c’è stato, alla fine. E, per i 1378 lavoratori della Saras di Sarroch, l’unica gioia sembra essere quella di non essere stati licenziati. Nove mesi di cassa integrazione: dal ventisei ottobre al 31 dicembre prossimo in modalità “Covid”, poi da gennaio a giugno si va verso quella “classica”. È questo il risultato ottenuto nell’ultimo confronto in videoconferenza tra Cgil, Cisl, Uil e Ugl e i piani alti dell’azienda della famiglia Moratti. La conferma arriva da Giampiero Manca,  sindacalista e segretario generale della Filctem Cgil: “L’azienda ha parlato del periodo che va dal ventisei ottobre sino al trenta giugno 2021: nove mesi di cassa integrazione, con l’utilizzo di tre giorni al mese per i turnisti e, per i giornalieri, uno a ottobre, tre a novembre, cinque a dicembre e sette al mese da gennaio a giugno”. Con la possibilità, nei primi sei mesi del 2021, “di poter utilizzare anche le ferie al posto della cassa integrazione. Ci sarà una rotazione e anche una forma di solidarietà per chi non avrà la cassa integrazione”, e il riferimento è ai “lavoratori delle aziende consociate”.

Manca rende noti anche alcuni numeri, che certificano la crisi, forniti dalla stessa Saras: “Da luglio a settembre, mediamente, sono stati persi 15 milioni al mese, a causa della scelta di inon fermare gli impianti”. Un’azione che ha portato “a produrre in perdita, il prezzo del greggio è sottostimato”. L’accordo finale l’hanno sottoscritto tutti i sindacati: “Siamo riusciti a ridurre i giorni di casa integrazione, facendo in modo che i lavoratori perdano il meno possibile”, osserva Manca. “Con quest’accordo è possibile attraversare il periodo di crisi, cercando di uscirne insieme. Sono stati evitati i licenziamenti e gli impianti sono in marca”. E l’auspicio, confermato ancora una volta dalla Saras ai sindacati, è uno: “Quello che da giugno 2021 possa esserci una ripresa, speriamo che arrivi”.

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