Un tetto lo attende dal 2007, Simona Fiore, quarantasettenne di Sanluri. Dal Comune, per l’esattezza: “Una casa popolare per me e mio figlio ventunenne, mi spetta”. La donna, disoccupata, “in passato ho fatto qualche stagione come cameriera e aiuto cuoca”, vive insieme ai suoi genitori. Ma un alloggio popolare lo desidera sin “da 14 anni fa. Avevo occupato una casa con mio figlio, all’epoca minorenne. Ero stata mandata via dopo tre anni”. Poi, l’occasione di essere inserita nelle graduatorie comunali, con tanto di punteggio, a fine 2020. Ma qualcosa va storto: “All’inizio mi fanno quattro punti, poi me ne tolgono due perché ho dichiarato di avere sia un figlio a carico sia altri figli minori”. La prima parte è vera, “mio figlio ha 21 anni e non lavora”, la seconda invece no: “Ma ho sbarrato la crocetta perché la frase era solo una”. Ma dagli uffici non hanno voluto sentire ragioni: “Ho anche chiesto un accesso agli atti”, prosegue Simona Fiore. Niente da fare, nessun alloggio popolare.Ma la donna non si è arresa: “Ho subito contattato un avvocato, ha riconosciuto il mio errore ma, contemporaneamente, ha notato che rientro in tutti gli altri parametri: nessun componente della famiglia, infatti, supera i 1500 euro al mese di stipendio. Anzi, uno stipendio vero e proprio non ce l’abbiamo. Ecco perché ho fatto fare ricorso: una casa del Comune spetta anche a me, è una questione di giustizia”. La palla è passata già ai giudici.

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