“Sanità nell’Oristanese, l’inerzia di Regione e ATS è inaccettabile”
Pesanti accuse in una lettera aperta del Comitato per il diritto alla salute

Il Comitato per il diritto alla salute della provincia di Oristano ha inviato una lettera aperta al presidente della Giunta regionale, all’assessore regionale alla Sanita,̀ al prefetto di Oristano, al commissario dell’ATS, ai sindaci e ai consiglieri comunali della provincia di Oristano, ai consiglieri regionali della provincia di Oristano, alle segreterie territoriali dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, ai responsabili provinciali dei sindacati medici della provincia.
Ecco il testo.

“Da mesi questo Comitato è impegnato a difendere il diritto all’assistenza gratuita e uguale per tutti attraverso la richiesta di servizi sanitari adeguati per quantità e qualità alle esigenze di cure dei cittadini della provincia di Oristano.

Ma petizioni, manifestazioni, incontri, denunce alla magistratura e sulla stampa, segnalazioni e proposte destinate ai responsabili locali e regionali della sanità, finora non sono bastate a arginare e invertire il costante e inesorabile processo di ridimensionamento e cancellazione di interi e importanti comparti della sanità pubblica oristanese, a partire dall’ospedale San Martino.

Un presidio in grave emergenza, segnalata anche dal dossier messo a punto dal sindacato dei medici Cimo diffuso nei giorni scorsi, che ne prefigura la imminente chiusura, ovvia conseguenza del continuo esodo di personale nei diversi reparti e del carico di lavoro non più sostenibile per i pochi operatori rimasti.

Da qui il richiamo alle responsabilità della Regione e delle amministrazioni dell’ATS e della Assl, incapaci perfino di utilizzare il personale sanitario immediatamente disponibile a ricoprire i posti vacanti, attraverso il ricorso a mobilità interregionale o regionale o a alla messa in campo di procedure accelerate di selezione e concorso da dedicare alla Assl di Oristano e analoghe a quelle già attivate o in corso di attivazione per altre Assl. Né si possono aspettare i tempi della riorganizzazione delle scuole di specializzazione, pure necessaria.

Un’inerzia inaccettabile, di chi ha invece il preciso compito di garantire il diritto all’assistenza sanitaria pubblica dei sardi fin nel più lontano angolo dell’isola, che produce l’effetto di agevolare la crescita dei servizi sanitari privati, tra i quali la clinica oristanese, già impegnata in una campagna acquisti (anche fra gli operatori del San Martino e specie delle professionalità maggiormente richieste) e destinata di questo passo non più ad integrare ma addirittura a sostituire il ruolo del presidio pubblico oristanese.

Ma gravi sono anche i ritardi negli screening, con quello per il tumore al colon retto bloccato da mesi, e le carenze della medicina territoriale, in particolare quelle dell’assistenza domiciliare, affidata a una dotazione insufficiente di operatori.

Inaccettabili anche le contorte procedure, i ritardi e gli errori con cui si affronta la sostituzione dei medici di medicina generale che vanno in pensione o vengono trasferiti. Quasi che sia normale costringere migliaia di cittadini sardi, residenti in piccoli paesi e di in gran parte di età avanzata, a rinunciare per mesi o anni a visite e prescrizioni farmaceutiche, specie con i rischi e le limitazioni legati alla pandemia.

E perfino scandalosa è l’impossibilità di accedere alle visite specialistiche in tempi ragionevoli e in presidi della provincia, a fronte della spendita di milioni di euro regionali per progetti di abbattimento delle liste d’attesa.

È necessario infine che vengano resi noti tempi, modalità, sedi e operatori con cui si intendono vaccinare contro il Covid i cittadini della provincia di Oristano. La limitatissima percentuale di vaccinati insieme ai poco chiari criteri di accesso riscontrati ci preoccupano circa la possibilità di raggiungere tutta la cittadinanza con le cadenze e i tempi indicati dalla Regione.

Nel frattempo, anche in coincidenza della terza ondata dell’epidemia, va affrontato il problema dei ricoveri delle persone contagiate, considerato che l’unico ospedale Covid attivato in provincia, quello di Ghilarza, ha una dotazione di personale e attrezzatura assolutamente inadeguata a fronteggiare anche i pochi posti letto attualmente occupati.

Da qui la nostra richiesta per un deciso impegno di tutti i livelli istituzionali, in grado di restituire l’irrinunciabile diritto alla salute ai cittadini della provincia di Oristano.”

Venerdì, 26 febbraio 2021

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Fonte: Link Oristano

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