E se la cura fosse peggiore del male? Questo il dubbio che arrovella i cittadini sardi da quando ieri è stato imposto lo stop alle visite intramoenia, ovvero alle visite private all’interno delle strutture pubbliche per provare a far scorrere le liste d’attesa e velocizzare le prestazioni coperte interamente dal servizio sanitario nazionale, dietro il pagamento di un ticket.

Il dubbio è chiaro: e se tolte le intramoenia, che hanno un prezzo per così dire calmierato (parte del pagamento va al medico, parte alla struttura che lo ospita), non si riuscisse comunque a far scorrere le liste d’attesa che cosa accadrebbe? Semplice: bisognerebbe rivolgersi in massa ai privati, con prezzi decisamente più alti rispetto a quelli dell’intramoenia, che a quel punto avrebbero completamente in mano il mercato della salute in Sardegna.

Eppure, nonostante la situazione nell’isola sia molto difficile, con la carenza cronica di medici e personale sanitario, il governatore Solinas, che chiama in causa la pandemia come unico responsabile della situazione, è convinto che l’obiettivo sarà centrato. “Tagliare le liste d’attesa è un obbligo morale verso i cittadini che in questi due anni di pandemia hanno visto posposte le esigenze di cura in altri settori. Purtroppo, l’epidemia ha colpito in maniera dura e si è accumulato un pregresso che va smaltito nel più breve tempo possibile, e la Regione per riuscirci investirà quello che serve”.

L'articolo Sanità in tilt, lo stop ai privati in ospedale rischia di fare ancora più danni proviene da Casteddu On line.

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