Samassi, è finita la quarantena: Carola Cocco ritorna a casa

Si è conclusa la quarantena di Carola Cocco, 44 anni, samassese, che da anni gira il mondo a bordo, come dipendente, delle navi da crociera, dove si occupa della parte artistica e dell’intrattenimento dei croceristi. Il suo ultimo viaggio in ordine di tempo è iniziato i primi giorni di gennaio, quando il coronavirus era ancora una realtà ben lontana, pressoché sconosciuta. Ben presto però le cose sono cambiate. Le notizie, che giornalmente aggiornavano quel mondo a se galleggiante, erano sempre più preoccupanti sino a quando non è stato dichiarato lo stato di pandemia. Inizialmente lo sconforto ha prevalso soprattutto tra i croceristi, in seguito distratti e rassicurati sino alla fine del viaggio dal personale. La Costa Deliziosa, questo il nome della nave da crociera, per settimane è stata respinta dai porti di mezzo mondo. Per 35 giorni ha potuto effettuare soste solo per carburante e rifornimenti. Lo sbarco passeggeri è stato respinto anche a Marsiglia sebbene centinaia di croceristi fossero francesi. A differenza delle più note vicende accadute alle meno fortunate imbarcazioni, come la Diamond Princess dove sono stati registrati 712 contagiati e 7 decessi, il covid-19 è stato ben lontano dalla Costa Deliziosa che a fine aprile è riuscita finalmente ad attraccare definitivamente e a far sbarcare tutti i suoi 1800 ospiti e i 600 membri dell’equipaggio.Un viaggio che Carola non dimenticherà mai; una odissea che le ha fatto scoprire non solo terre e orizzonti lontani dalla Sardegna, ma soprattutto le ha permesso di riflettere, di percorrere un viaggio. “Noi siamo stati fortunati, altri no. Sono colleghi e sono anche amici e alcuni di loro non faranno ritorno a casa. Poteva essere il mio destino. C’era e tutt’ora esiste ancora un velo di pudore nel parlare di questa mia gioia di avere in qualche modo vissuto l’esperienza da una prospettiva diversa e privilegiata”. Una emozione che tiene a freno per rispetto nei confronti di chi invece ha vissuto un dramma che ha avuto un epilogo negativo. “Ai non addetti ai lavori la nave da crociera può sembrare comparabile ad altri ambienti chiusi e invece non e’ così. Gli standard sanitari e di contrasto alle epidemie, che possono essere influenze stagionali, morbillo o varicella sono altissimi. Esiste un protocollo importante da conoscere e una procedura notevole a cui fare affidamento, ma il covid-19 e’ stato altro rispetto a tutto quello che si conosceva. Si e’ fatto il possibile a bordo. Ad aggravare alcune situazioni sono stati i governi che per paura o incapacità nel gestire la situazione hanno negato parte degli aiuti fondamentali. Questo e’ stato un messaggio terribile che ha sconfortato chi stava bloccato in nave e ha temuto il peggio”. “Chiusi in una cabina il tempo scorre e si ci interroga – racconta Carola – vorrei che la visione sul futuro fosse positiva per tutti perchè dobbiamo sforzarci di avere il coraggio di avere coraggio. Sempre nel sostenibile ovviamente e facendo soprattutto molta attenzione perchè quel che è successo deve essere un insagnamento”. Una esperienza di vita che ha fatto riflettere molto Carola Cocco e che racconta ancora così: “Cosa si prova a essere diversi? Io l’ho provato per la prima volta nella citta di Auckland. Sono entrata in un locale per chiedere un taglio di capelli. Il ragazzo che mi ha accolto è stato cordiale, un Giordano, emigrato da tanti anni in Nuova Zelanda. Io gli ho detto di essere andata parecchie volte in visita al suo paese e lui felice ha chiesto la mia nazionalità. Ho risposto italiana e ho visto il suo viso cambiare. Era il momento iniziale della forte situazione in Italia e lui ha avuto paura di me. Ho imparato cosa provano gli altri, perche io fino ad allora facevo parte di un paese che era amato dal mondo intero; ho capito quel giorno tutto quello che noi possiamo aver fatto di sbagliato nei confronti degli altri con il nostro modo di vederli diversi”. Successivamente, gli occupanti della nave hanno recepito quanto fosse grave la situazione nella terra ferma. “In tutti i porti a seguire, per stare tranquilli abbiamo detto di essere di un altro posto; qualunque luogo era meglio per gli altri rispetto all’Italia e mi chiedevo se, una volta a casa, tutto sarebbe stato come prima, compresa io stessa. Il senso di questo viaggio che ho fatto ha assunto un valore enorme di pulizia e interrogazione interna”.Il rientro a casa della donna samassese è stato possibile soprattutto grazie all’impegno da parte dell’amministrazione comunale che ha seguito il percorso di Carola Cocco e si è prodigata affinché potesse rientrare quanto prima nel suo paese d’origine, dove la sua famiglia e i suoi concittadini l’hanno accolta con immensa gioia.

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