Roberto, “malato uno” racconta: “Cosa ho imparato dopo il covid”
Un anno fa il suo ricovero, dopo le vicissitudini della diagnosi a Oristano. Poi il lieto fine per lui e sua moglie

Mascherina – Immagine simbolo

Cos’è cambiato dopo un anno e cos’ha lasciato l’esperienza col coronavirus? “Ho capito quali sono le cose importanti per le quali preoccuparsi davvero e così ora sono più paziente e più comprensivo con tutti, anche con i miei collaboratori”. Il malato uno di Oristano, Roberto,  risponde convinto e deciso.  Ha ripreso a pieno ritmo la sua vita di tutti i giorni, dopo quella esperienza che  il 7 marzo dello scorso anno ha segnato la sua vita e quella degli oristanesi,  in quei difficili momenti chiamati a scoprire la realtà della pandemia,  con la quale oggi si sta imparando a convivere, tra mille problemi.

Certo non è stato semplice.  “Io che per fortuna non ho mai avuto alcun problema di salute,  in brevissimo tempo ho preso contatto con questa malattia”, racconta ancora Roberto.  “Ho dovuto sospendere il lavoro alla guida di un’azienda con 25 addetti; i viaggi nel continente, sopratutto in Liguria,  Toscana e su e giù per la Sardegna, regioni dove opero con la mia azienda presente a livello internazionale. E naturalmente ho dovuto interrompere i rapporti  con amici e familiari, compreso il mio amato nipotino”.

Ma quella difficile battaglia è stata vinta: “La malattia non mi ha lasciato alcuna conseguenza”, spiega Roberto. “In poco meno di un mese sono perfettamente guarito e finora non ho più avuto alcun sintomo del covid. Forse perché l’ho contratto in maniera non troppo grave”.

Il contagio gli era stato diagnosticato dopo qualche giorno dalla comparsa della febbre e alcune difficoltà respiratorie, non con un tampone ma con una radiografia effettuata in un ambulatorio privato e prescritta dal suo medico di famiglia che aveva sospettato una broncopolmonite.  Ciò, nonostante Roberto avesse informato subito l’Assl, del timore di avere contratto il coronavirus al rientro da un viaggio di lavoro a Milano, dove i focolai abbondavano. “Mi rispondevano che non dovevo creare un allarme ingiustificato”,  spiega Roberto.  Lui non aveva mai dovuto  ricorrere a cure ospedaliere,  ma  in poche ore, si trovò  ricoverato nella Clinica Universitaria di Sassari.

“Dieci giorni che mi hanno fatto apprezzare la competenza e la premura di medici e personale di quell’ospedale”, ricorda Roberto.  “Davvero ammirevoli, considerato che la malattia era poco conosciuta anche da loro”.

Dopo pochi giorni di terapia le dimissioni e due tamponi, tutti negativi.

Nello stesso periodo anche la moglie risultò contagiata e fu ricoverata all’ospedale Is Mirrionis, a Cagliari. Una degenza breve anche per lei, guarita dopo poche settimane.

Resta un’amarezza di quei giorni, difficile da dimenticare: alcuni commenti circolati su una chat, finiti poi in una denuncia querela. Un’eco stonata di una storia, comunque, col lieto fine e che oggi Roberto racconta con serenità, accompagnandola con un appello: “Rispettiamo le regole di contenimento della pandemia e siamo vicini a quanti devono affrontare questa difficile esperienza con la malattia”.

Lunedì, 8 marzo 2021

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Fonte: Link Oristano

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