“Regione, una finta riforma per la politica che vuole comandare”
Il sindacato dei dirigenti contesta il disegno di legge presentato dalla Giunta Solinas

Anche lo SDIRS, il sindacato che rappresenta i dirigenti della Regione, interviene nel dibattito sul disegno di legge 107 e accusa la maggioranza che sostiene la Giunta Solinas di voler controllare in modo soffocante la struttura amministrativa, attraverso “soggetti magari non propriamente qualificati ma certamente scelti su base fiduciaria”. Ecco il documento firmato dal segretario generale del sindacato, Cristina Malavasi.

Il disegno di legge 107 che il Consiglio regionale discute in questi giorni non contiene “norme urgenti per il rilancio delle attività di impulso, coordinamento ed attuazione degli interventi della Giunta regionale e di riorganizzazione della Presidenza della Regione”. In realtà il pensiero guida di questo provvedimento non è semplificare e razionalizzare: si punta al contrario a creare ulteriori strutture, artificiose, per imporre un controllo generalizzato, soffocante e, nel concreto, assolutamente inutile. Siamo di fronte ad una finta riforma che peserà come un macigno su una organizzazione già in difficoltà per mancanza di ricambio generazionale.

Nella relazione di maggioranza che accompagna il testo in Aula, scritta dal consigliere Stefano Tunis, si auspica che la rappresentanza politica si faccia “interprete di una nuova relazione tra interesse pubblico e cittadini”. Intento nobile nell’enunciazione, ma che diventa pericoloso nella sua declinazione pratica, dato che il DL 107 costruisce un sistema di controllo dell’apparato amministrativo affidato a soggetti magari non propriamente qualificati ma certamente scelti su base fiduciaria.

Questo non è accettabile, dato che – è giusto ricordarlo – sono i dirigenti “in primis” che rispondono delle proprie attività in termini di responsabilità personale, amministrativa ed erariale. E ai dirigenti la legge chiede di essere i garanti dell’imparzialità e terzietà dell’azione amministrativa.

Su questo punto sostanziale, che riguarda tutti i cittadini, lanciamo una sfida al consigliere Tunis e a tutta la maggioranza in Consiglio regionale: siano conseguenti e coerenti con la loro visione di gestione della “cosa pubblica”, presentino un disegno di legge che, superando il DL 107, attribuisca alla parte politica la piena responsabilità degli atti amministrativi.

Siano coraggiosi e – sfidando la Costituzione e il buonsenso – scrivano una legge che attribuisca al presidente e agli assessori il potere di adottare gli atti tecnici e amministrativi, assumendosene la responsabilità personale, amministrativa ed erariale.

Ma abbiamo l’impressione che questi ultimi aspetti non piacciano molto, dato che richiedono impegno, fatica e rischio personale e patrimoniale.

Allora, se non hanno questo coraggio, applichino le norme oggi vigenti e rispettino l’autonomia dei dirigenti e dei funzionari dell’Amministrazione regionale. E si impegnino piuttosto a svolgere pienamente i loro compiti: scrivano leggi chiare e facilmente applicabili, diano direttive e indirizzi precisi e puntuali, richiamino anche formalmente coloro che non operano con diligenza ed infine valutino, come è previsto che avvenga ogni anno, tutti i dirigenti sulla base dei risultati.

La Regione Autonoma della Sardegna attende da almeno due decenni la riforma della propria organizzazione amministrativa, ancora centrata saldamente sulla legge regionale n. 1 del 7 gennaio 1977. Una legge che lo scorso gennaio ha compiuto la veneranda età di 44 anni. Era un’ottima legge al momento dell’approvazione, ma è terribilmente superata per rispondere alle esigenze attuali della società sarda.

Il nostro sindacato, insieme a CGIL, UIL e SADIRS, conduce da anni una battaglia per dare un nuovo assetto all’Amministrazione regionale, più adeguato a rispondere alle istanze dei cittadini e delle imprese della Sardegna. In ragione di ciò, abbiamo posto la questione della riforma della L.R. n. 1/1977 nel primo incontro con l’attuale assessora degli Affari generali, Personale e Riforma della Regione.

Speravamo che su questo sostanziale aspetto della funzionalità della RAS si aprisse un dibattito che – nel rispetto delle posizioni e dei ruoli di ciascuno – fosse in grado di approdare ad una proposta innovativa nei contenuti e concreta nella sua applicazione. Invece, secondo una prassi oramai consolidata, la Giunta Solinas con il DL 107 ha presentato, in perfetta solitudine, una proposta di legge nata già vecchia concettualmente, palesemente inadatta allo scopo dichiarato di “rilanciare e dare impulso” all’azione dell’Amministrazione regionale.

In realtà, al di là dei proclami, la norma si limita a dare attuazione ad alcuni istituti obsoleti, contenuti all’interno di una legge di organizzazione ormai superata.

Per tutti coloro che lavorano quotidianamente all’interno dell’Amministrazione regionale, è evidente che gli estensori del DL 107 non hanno la minima dimestichezza con i problemi e le difficoltà dell’operare in una struttura progettata quasi mezzo secolo fa.

Ciò di cui l’Amministrazione regionale ha realmente bisogno per essere più sollecita nei confronti dei cittadini utenti sono nuove forze intellettuali, giovani e preparate, in grado di dare una spinta veramente innovativa per affrontare le sfide future della Pubblica amministrazione. Esattamente il contrario di quanto è previsto nel DL 107.

Non c’è un articolo di questa proposta legislativa che possa essere salvato: è l’intero impianto della legge che è concettualmente errato. Invece di semplificare, accorciando la catena di comando e controllo, vengono create sovrastrutture inutili e costose per le casse pubbliche, con l’unico scopo di controllare – attraverso “fiduciari” – la gestione tecnico-amministrativa della Regione.

Questo disegno di legge è la sintesi di come questa maggioranza e questo governo regionale vedono coloro che lavorano dentro l’Amministrazione. Lo spiega chiaramente la relazione del consigliere Stefano Tunis.

“La riforma è indispensabile e complessa. […] Indispensabile perché non più rinviabile è la presa di coscienza di una distanza siderale tra l’amministrazione e il cittadino sia esso una persona fisica o giuridica. Complessa perché l’apparato amministrativo in generale, quello direzionale in particolare, si concepisce come immutabile e indisponibile al cambiamento. Non da oggi il management regionale vive un arrocco manifesto rispetto a status e centralità nella vicenda amministrativa e ha richiesto coraggio questo primo intervento teso a superare solo le prime linee di difesa da parte dello stesso. La macchina amministrativa regionale è inefficiente e rende inefficace qualunque atto di indirizzo politico. Lo stato di immutabilità in cui pretende di operare in modo del tutto autoreferenziale rende la prima linea del management fiera custode di questo stato di cose. La politica che si erge a paladina del mantenimento di questa situazione, ‘spacciandola’ per difesa della legalità, si candida al più a mettersi in coda per futuri ed inevitabili fallimenti”.

“Il tempo che viviamo ha messo al bando una certa visione al ribasso del ruolo della politica e la chiamata alla responsabilità dalla quale nessuno si può sottrarre si traduce, innanzitutto, nel farsi interpreti della necessità di creare una nuova relazione tra interesse pubblico e cittadini. La distanza tra questi ultimi due elementi è andata progressivamente aumentando con il consolidarsi delle posizioni di una classe dirigente ‘di spalle’ rispetto al problema.”

Respingiamo con forza questo atto di accusa gratuito e senza fondamento nei confronti della dignità e dell’onore dei dirigenti e di tutti i dipendenti della Regione Autonoma della Sardegna. Ma quel che è peggio, il consigliere Tunis e la sua maggioranza portano un attacco – senza precedenti nella storia dell’Autonomia – al principio cardine della distinzione tra la responsabilità politica e la responsabilità amministrativa. E questo non può passare.”

Cristina Malavasi
segretario generale SDIRS

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Fonte: Link Oristano

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