Recovery Fund per frenare lo spopolamento in provincia di Oristano
Cgil, Cisl e Uil contestano la Giunta regionale: “Mancano capacità e confronto con le parti sociali”

La provincia di Oristano perde abitanti, con un calo del 7,5% in quasi dieci anni. E la popolazione invecchia. Ora i sindacati Cgil, Cisl e Uil di Oristano chiedono alla Giunta regionale immediati interventi contro lo spopolamento, adeguate politiche del lavoro e il potenziamento dei servizi e delle infrastrutture del territorio.

In un documento firmato dai segretari provinciali Andrea Sanna (Cgil), Alessandro Perdisci (Cisl) e Franco Mattana (Uil) si chiede alla Regione “di avviare una seria programmazione con investimenti e risorse finanziarie adeguate, per invertire la tendenza al calo demografico nel nostro territorio, potenziando nel contempo i servizi pubblici fondamentali nelle aree disagiate, nelle aree interne e nei comuni minori. In questa direzione è prioritario potenziare il sistema dell’istruzione e della formazione, dei trasporti e la rete viaria e infrastrutturale”.

Andrea Sanna

“Il Piano regionale di utilizzo dei finanziamenti del Recovery Fund potrebbe rappresentare una importante occasione per porre rimedio a queste manchevolezze”, sostengono i tre sindacalisti, che contestano: “Da quello che vediamo nel dibattito politico di questi giorni, sulle tematiche relative ai possibili interventi progettuali con le risorse aggiuntive del Recovery Fund, ci rendiamo conto che non ci sono le condizioni e le capacità, compresa una visone organica, per un piano futuro di rilancio dell’economia sarda e tantomeno di quella di questo territorio”.

Le organizzazioni sindacali criticano “l’atteggiamento troppo autoreferenziale di questa Giunta, che nega il confronto alle parti sociali ed ai tanti portatori di interessi che potrebbero aiutare nella definizione di progetti strategici utili al rilancio economico e sociale anche dell’oristanese”.

Alessandro Perdisci

Le organizzazioni sindacali sottolineano come i dati sul censimento permanente della popolazione in Sardegna, recentemente pubblicati dall’Istat, mettano in evidenza una Provincia in costante e rapido spopolamento: “siamo infatti passati dai 166.965 abitanti del 2001 ai 154.974 del 2019, con una riduzione di quasi il 7,5%, dato peggiore in Sardegna”, scrivono le segreterie dei tre principali sindacati. “A fronte di questo calo, la percentuale degli ultrasessantacinquenni è passata dal 18 per cento del 2001 al 27 per cento del 2019”.

“Se a questi dati uniamo il fatto che nel 2019 abbiamo la più bassa natalità registrata da quando Oristano è diventata provincia, e che questo territorio presenta un numero importante di comuni minori destinati allo spopolamento ed alla loro completa estinzione, ci rendiamo conto della grave emergenza che ci si trova ad affrontare”, continuano Sanna, Perdisci e Mattana. Quali le cause di questa tendenza? Tra le più importanti, i sindacati indicano la scarsa attenzione da parte dell’Amministrazione regionale per lo sviluppo delle aree interne: “Anche nell’ultima finanziaria regionale non sono presenti misure adeguate per il contrasto allo spopolamento e per lo sviluppo delle aree interne e per i comuni minori. Questa negligenza continua a determinare il cosiddetto effetto ciambella” .

Franco Mattana

Tra le cause della bassa natalità, secondo Cgil, Cisl e Uil di Oristano, anche “la mancanza di un riequilibrio territoriale e un modello di sviluppo che ha creato in Sardegna delle forti diseguaglianze, penalizzando in maniera pesante soprattutto il territorio oristanese, nonostante rappresenti una sorta di cerniera essenziale tra i diversi territori dell’Isola”. Sicuramente negativi anche “l’assenza di politiche di promozione di opportunità lavorative per incentivare i giovani e le donne al radicamento nelle comunità e il vuoto di politiche ed interventi per la imprenditorialità dei giovani sia nel settore dell’agricoltura, dell’allevamento e dell’agroindustria, ma anche in altri importanti settori strategici per la Sardegna e in primo luogo per questo territorio”.

La lista delle criticità individuate dalle tre organizzazioni sindacali prosegue con “la mancata integrazione tra zone interne e zone costiere, che si doveva realizzare con politiche specifiche che prevedessero oltre la creazione di necessarie infrastrutture, anche politiche di conservazione, valorizzazione e fruizione dei beni storici, artistici, culturali ed ambientali; le inadeguate e insufficienti politiche nel sistema socio-sanitario, fondamentali in Sardegna, e ancora di più in una provincia con il più alto indice di vecchiaia. Il sistema socio sanitario è fondamentale anche per evitare la condizione ospedalocentrica ed i ricoveri quando non indispensabili, a favore di una prevenzione e cura che privilegino la dimensione familiare con l’apporto dei distretti che vanno appunto istituiti o fatti funzionare”.

Martedì, 2 febbraio 2021

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Fonte: Link Oristano

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