Graziano Milia, Lei è già stato sindaco di Quartu: cosa l’ha spinta a ricandidarsi?

Io avevo smesso con la politica e non avevo nessun motivo per tornare indietro: c’è stata proprio una sollecitazione che veniva dalle relazioni sociali della vita quotidiana. Tante persone mi hanno chiesto di riprendere, allora ho fatto una verifica che è iniziata più di un anno fa, di contenuti, ma, soprattutto, di possibilità, risorse finanziarie e umane, interessi intellettuali e mi sono reso conto che era possibile. Giunti a quel punto si trattava di decidere: io oggi sono nella condizione di poter parlare con Cassa Depositi e Prestiti, con l’Unione Europea e sono tutte cose che quando ho fatto il sindaco la prima volta non potevo fare. Ho maturato, insomma, più esperienza e ciò che mi ha fatto decidere è perché posso dare il mio ultimo contributo a questo mondo che mi ha ospitato e che, spero, mi ospiti ancora lungo. Quartu deve diventare una città di mare e comprendiamo che questa è un’idea di sviluppo.

Che cosa hanno sbagliato le precedenti amministrazioni quartesi? Delunas: come ha visto l’alleanza tra lui e il centro-destra e come è stata governata Quartu negli ultimi cinque anni? E invece il centro-destra, quando ha governato Contini cosa avrebbe dovuto fare?

Io non ho mai aperto bocca su tutto ciò che è venuto dopo di me o prima di me perché so quanto è faticoso e difficile fare il sindaco. In generale, sono state due esperienze che potevano dare molto di più: ci sono stati dei motivi prevalentemente politici, ma non mi sento di dare la croce a nessuno. Penso che le responsabilità siano sempre collettive. Se l’amministrazione attuale ha fatto 5 anni di sofferenza, e quando c’è un quadro politico di sofferenza è difficile fare bene le cose se non addirittura impossibile, credo che questa situazione sia figlia di quello che è accaduto. Io penso che Contini e Delunas abbiano fatto tutto quello che potevano fare in base alla situazione politica che hanno contribuito a generare.

Quartu è ancora la città delle buche, in certe zone del degrado: non è mai diventata quella città a cui aspirava. Ha detto che bisognerà risanare, ricostruire: come, in concreto?

Quando io ho smesso di governare Quartu, era vicinissima a diventare una città. In quel periodo, anche grazie a chi mi aveva preceduto, abbiamo portato Quartu a essere una città da tutti i punti di vista: poi, devo dire, la strada si è un po’ smarrita e, a proposito di strade, non posso negare che la situazione sia abbastanza impegnativa. Servono molte risorse. Io credo che su questo bisognerebbe fare un lavoro con Cassa Depositi e Prestiti e mettere in piedi un intervento di diversi milioni di euro tutto in una volta, che interessi tutta Quartu. Quando una città perde il filo diventa una città che si spezzetta. Quartu questo già lo ha storicamente con tutte le sue zone, non è cresciuta uniformemente ma è cresciuta per pezzi. Questi pezzi hanno finito per non dialogare tra loro. E allora mettere insieme questi pezzi creare, creare un’unica città significa qualificare e ricostruire quello che c’è e per ricostruire significa tessere delle trame urbanistiche che mettano in collegamento i più punti della città e la facciano diventare un tutt’uno. Stesso discorso per Flumini che è un centro di 15 mila abitanti che sembrano delle case sparse. Bisogna fare un ragionamento, che è quello di creare un centro, perché deve avere un’identità e qualsiasi luogo al mondo ha un’identità se ha un centro, altrimenti sono davvero case sparse e questo vuol dire riqualificare, ricostruire e riorganizzare ovviamente.

Come sarà la sua squadra: saranno nuove persone e ci sarà spazio per i giovani quartesi oppure no?

Una squadra per essere competitiva deve dare spazio a tutti: dai senior, ai più giovani, alla parità di genere. La squadra deve rappresentare tutte le sensibilità, tutti i modi di pensare di tutte le generazioni. Certo, un occhio particolarmente attento va rivolto ai giovani perché loro possono dare una continuità a ciò che io intendo fare.

Viale Poetto e viale Marconi sono state le sue due più grandi battaglie. Sfide già vinte o ancora da rilanciare?

E continueranno ad esserlo anche dopo 20 anni. Io mi auguravo di non dovermi più preoccupare di questo. Eravamo ad un passo dal risolvere tutto. Per quanto riguarda il Poetto, la strada è stata spostata però qui si tratta di dove far passare la metropolitana di superficie. Non riesco a capire perché sia quasi il figlio illegittimo del progetto complessivo di metropolitana. Per quanto riguarda invece Viale Marconi, questa arteria va alleggerita e lo si può fare solo con il trasporto pubblico. Io non credo che il tracciato che è stato pensato per la metropolitana sia un tracciato molto utile: arriverà alle porte di Quartu, zona Fornaci Mascia. Il percorso poi passa da Quartucciu, Selargius e Monserrato. Io non so quanto i quartesi possano essere invogliati ad usare questo mezzo sapendo che impiegherebbero molto più tempo rispetto all’utilizzo del proprio automezzo o usando il classico bus del CTM. Io sostengo che se non si chiude l’anello con il Poetto, entrare a Quartu con la metropolitana è un problema. Sfasciare la città per cosa? Non vedo bene un cittadino che abita a Quartello prendere la metropolitana che impiega 50 minuti per arrivare a Piazza Repubblica: la metropolitana leggera a Quartu ha senso se si chiude l’anello con il Poetto. Riguardo a questo punto, è una della cose per la quale io mi batterò da subito. Penso che due sane corsie laterali preferenziali e due mezzi, preferibilmente elettronici veloci, che passano da viale Marconi e collegano Quartu con Cagliari, sia la soluzione migliore e anche meno costosa. Un po’ come quando si era ragazzi insomma, a Quartu anziché prendere il C Rosso si prendeva il C Nero che portava direttamente a Cagliari, mentre il C Rosso percorreva il giro della città e noi dobbiamo ragionare così.

L'articolo Quartu, la nuova sfida di Graziano Milia: “Il sogno è diventare una vera città di mare: rifaremo le strade, spazio a giovani e donne in politica” proviene da Casteddu On line.

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