Punto di Primo Intervento: “La sanità trasformata in affare economico”
Intervento del Movimento Liberu

Sul Punto di Primo Intervento, attivato il primo maggio scorso all’ospedale Delogu di Ghilarza e in queste settimane al centro di vivaci polemiche, riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Giulia Nurchi, militante della sezione territoriale Elianora de Arbarèe di Fordongianus del movimento Liberu.   

Con sorrisi festanti e strette di mano, il primo maggio è stato accompagnato dalla tanto attesa apertura del punto di Primo intervento dell’Ospedale Delogu di Ghilarza. Un’apertura richiesta a gran voce dal Comitato per la difesa dell’Ospedale Delogu che da tempo si batte per la sua riapertura a pieno regime. Sembrerebbe che le richieste dei cittadini e delle cittadine siano state ascoltate, recepite e anche, se può stupire, esaudite.

No, niente di tutto questo. Lo scenario organizzativo del punto di Primo intervento dell’Ospedale Delogu di Ghilarza è come un progetto pilota, una sperimentazione innovativa in Sardegna. D’altronde in un periodo così fortemente depresso dovuto all’emergenza coronavirus e alla sua pessima gestione, ne avevamo proprio bisogno. Una sperimentazione che costa parecchio alle casse pubbliche poiché – come da tempo denunciano i Sindacati dei medici, nemici delle infiltrazioni private nel pubblico – a parità di retribuzione tra un medico “in affitto” e un medico alle dipendenze del SSN, vi è una discrepanza della metà delle ore lavorate.

In soldoni, per capirci meglio, un medico con contratto a tempo indeterminato che ricopre un posto di dirigente medico al pronto soccorso (dopo aver fatto specializzazione e concorso pubblico) guadagnerà per un monte  di circa 1700 ore, uno stipendio netto annuo di circa 35000 euro, mentre un medico “in affitto” (anche senza specializzazione) guadagna circa 50000 euro per un monte ore pari a 900, ovvero la metà di quelle lavorate dal medico assunto dal SSN e pagate profumatamente.

A fare da apripista è, quindi, l’Ospedale Delogu, che da anni si vede ridimensionato nei reparti e nei servizi offerti e in cui, dal primo maggio, il punto di primo intervento viene gestito in forma privata da una società vicentina, la MST group,  ma che potrà garantire i servizi di primo soccorso solo per i codici bianchi e verdi. Insomma, se il tuo malessere è più grave di un taglio superficiale devi recarti comunque all’Ospedale San Martino di Oristano, esattamente come prima.

Si parla tanto di principio di efficacia, economicità ed efficienza o di razionalizzazione delle risorse del management sanitario, ma qui si fa acqua da tutte le parti e non ci vuole l’economista per capire che il rapporto costi-benefici non è per niente equilibrato.

In questa triste faccenda che riguarda la sanità, ma più precisamente la nostra pelle, si sta sferrando l’ultimo colpo di accetta per troncarla definitivamente e trasformarla in un affare puramente economico e privatizzato, dove il ticket, su base reddituale, sarà solo un amaro ricordo, sostituito da una carta assicurativa con cui potremo garantirci le cure. Ma solo se avremo i soldi per ricaricarla. Ribadiamo con forza la necessità di una sanità pubblica, gratuita, efficiente e accessibile a tutte a tutti.

Liberu – Setzione Elianora de Arbarèe, Fordongianus

Giovedì, 13 maggio 2021

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Fonte: Link Oristano

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