Protestano i cittadini di Carbonia dopo l’incendio che domenica ha seriamente minacciato le abitazioni ubicate nella zona industriale della città. Per spegnere le fiamme sono intervenuti anche due elicotteri provenienti dalle basi di Marganai e Fenosu. L’incendio pare sia partito da un terreno incolto privato, a ridosso della casa e dell’autofficina di Danilo Fois. “Questo terreno – spiega Fois – non è stato ripulito come impone l’ordinanza comunale. Di fronte a noi, un altro terreno incolto, non ripulito e non recintato”. Più volte la famiglia riferisce di aver sollecitato per la pulizia del terreno. Non solo: “continuiano a sollecitare le autorità competenti perché sono andati a fuoco molti materiali altamente inquinanti, come bombole di gas e gomme. Dietro casa tra l’altro vi è un magazzino posto sotto sequestro e sollecitiamo per far bonificare anche quest’area; stiamo ancora aspettando. Non so più a chi rivolgermi, vengo rimbalzato da un ente all’altro.Chiedo l’intervento del Comune e quello dei vigili che dovrebbero verificare che le ordinanze vengano rispettate. Siamo stufi di vedere la zona in totale stato di abbandono, noi le tasse le paghiamo come tutti i cittadini. Magari il comune potrebbe installare un impianto di video sorveglianza per controllare meglio la zona”.“L’odore che si sente nella zona PIP dopo il rogo è fortissimo, nauseabondo e non salutare – spiega Francesca Marongiu, blogger di Carbonia, che è stata chiamata dalla famiglia Fois per raccogliere la loro testimonianza e richiesta di aiuto – noi qui a Carbonia è come se fossimo sempre in attesa di una possibile tragedia. Nella mia zona di residenza non posso pressoché uscire da casa per l’erba alta, non posso uscire con i miei figli, non posso usare le biciclette, non posso fare nulla, sono prigioniera a casa mia e quando usciamo prendiamo la macchina e andiamo via perché non c’è nemmeno un marciapiede agibile. Non è una citta a misura di famiglia, di attività commerciali”.

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