Poche bici e mezzi elettrici, Oristano tra le ultime per emissioni zero

Poche bici e mezzi elettrici, Oristano tra le ultime per emissioni zero
Nella classifica di “Città MEZ”, il rapporto di Legambiente sulla mobilità

Le colonnine per la ricarica di auto elettriche installate a Torangius

La poca propensione degli oristanesi a muoversi a piedi o in bici e il mancato utilizzo di mezzi elettrici – sia pubblici, sia privati – relega Oristano in coda alla classifica di “Città MEZ”, il rapporto di Legambiente sulla mobilità a emissioni zero, che ha fotografato prima del lockdown i cambiamenti in corso capoluoghi di provincia, attraverso indicatori che evidenziano le forme di mobilità che non producono inquinamento.

Oristano occupa la posizione 73, seguita solo da Nuoro, Siracusa, Caltanissetta, Vicenza, Massa, Trapani, Aosta e Viterbo.

Tra i capoluoghi sardi solo Cagliari emerge a livello nazionale, piazzandosi al 18° posto. “Si tratta indubbiamente di un risultato eccezionale”, sottolinea Nicola Sollai, dirigente del circolo Legambiente di del capoluogo regionale, “perchè Cagliari si piazza anche tra le principali città a Zero Emissioni in Italia ed al primo posto tra le città medie del centro-sud”.

A svettare nella classifica la città di Milano, dove quasi la metà degli spostamenti – il dato oscilla tra il 34 e il 58% – si compie a piedi, in bici, in tram o bus elettrico, in treno, in metropolitana o con mezzi elettrici, dal monopattino all’auto, privati o in condivisione. Vanno bene anche Napoli, Venezia, Bologna, Torino e Firenze.

Una pattuglia di città di medie dimensioni, quali Ferrara, Bolzano, Padova, Trento, Bergamo, Ravenna, Pesaro e Brescia, dimostra, invece, come sia possibile la transizione verso un futuro senza inquinamento e traffico automobilistico.

I dati confermano che la mobilità delle persone in città sta cambiando, con una sempre maggiore propensione a scegliere modalità a “emissioni zero”. Ad aprile, il comprensibile timore per la promiscuità sui mezzi pubblici ha indotto tante persone a usare l’automobile, alcune la bicicletta, ma solo nelle città più grandi. Nella nuova normalità post covid-19, le politiche adottate dai Comuni e dal Governo saranno determinanti.

“Con la riapertura autunnale di uffici e scuole”, spiega Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente, “dobbiamo evitare l’aumento di congestione e smog. Per questo è indispensabile rafforzare spostamenti ciclabili e intermodalità nelle città italiane. Ossia la migliore combinazione tra trasporto pubblico locale e le diverse forme di sharing, spostamenti sicuri in bici, su monopattini e a piedi. Al Governo chiediamo che gli investimenti previsti nei Piani della mobilità sostenibile (Pums) delle città italiane diventino una priorità del Recovery plan che l’esecutivo dovrà approvare nei prossimi mesi, per accelerare nella direzione di città a inquinamento e emissioni zero, realizzando subito nuove piste ciclabili, aprendo i cantieri di linee metropolitane e tram, rafforzando l’offerta di sharing mobility a emissioni zero. È una ricetta che fa bene alle città, all’ambiente e che aiuta i cittadini”.

Alcune città già puntano con decisione all’elettrificazione dei mezzi entro il 2030: il TPL di Milano sarà tutto elettrico per quell’anno, nel centro di Bologna saranno consentiti solo mezzi elettrici, pubblici o privati. Torino si è lanciata all’inseguimento.

In tutta Italia, nel corso del 2019 le auto elettriche e i mezzi elettrici targati (ciclomotori) sono passati da 36 a 61 mila, soprattutto immatricolati nelle città capoluogo. Sono raddoppiati (a marzo 2020 rispetto a gennaio 2019) anche i punti di ricarica pubblici, oggi 13 mila. Le e-bike e i “personal transporter elettrici” (come i monopattini) in circolazione nel Paese sono ormai ben oltre il milione (purtroppo, non essendo targati, non sono disponibili dati divisi per città).

E anche se dopo la crisi che abbiamo vissuto pochi pensano di cambiare l’auto, tra coloro che debbono acquistare un mezzo nuovo (o anche flotte di mezzi condivisi), i mezzi elettrici continuano a crescere nelle scelte: auto elettriche, scooter, ma soprattutto e-bike e monopattini, ulteriormente incentivati dall’ecobonus, mentre fino a 2 anni fa erano osteggiati e talvolta multati. Una vittoria politica per Legambiente: 200 mila mezzi venduti nel solo mese di maggio!

Se adesso ci muoviamo ancora poco, spiega Legambiente, a settembre le città dovranno farsi trovare pronte a ripartire multimodali e sostenibili. Si deve agire subito: meno spazio stradale per le auto (sosta e careggiate) e più corsie preferenziali per mezzi pubblici e percorsi ciclabili aperti anche a mezzi di micromobilità, 30 all’ora, stazioni e fermate di interscambio tra mezzi pubblici e sharing mobility, acquistare bus elettrici e veicoli di servizio elettrici (consegne, raccolta rifiuti, pulizia urbana…).

Mezzi pubblici elettrici, ma soprattutto ammodernati, puliti, efficienti, adatti all’intermodalità (bici+treno, bus+monopattino), e stazioni e fermate che diventano centro di interscambio, di noleggio, di servizi di sharing mobility.

È necessario costruire localmente un nuovo welfare che comprenda anche la mobilità dei singoli, nelle comunità, con le stesse scuole, le università, le aziende, gli enti pubblici, le comunità (quartieri, condomini) che diventano luoghi dove si organizza la mobilità ambientalmente e socialmente sostenibile. A zero emissioni.

“La MEZ, mobilità emissioni zero non è solo né tanto auto elettrica” spiega Andrea Poggio, responsabile mobilità di Legambiente, “ma spostamenti e viaggi che si avvalgono di tanti mezzi e servizi di mobilità sostenibile: piedi, bici, micromobilità elettrica, auto elettrica, in sharing o di proprietà, bus elettrici, tram, treni, metro, ascensori, scale mobili, funivie, cremagliere. Il mezzo o il servizio di mobilità più utile, comodo, efficiente, economico disponibile: purché a emissioni (inquinanti e CO2) basse o nulle”.

“Tra le città, l’alta posizione in classifica nel dossier di Legambiente non si conquista con singole politiche settoriali: non basta una forte spinta alla ciclopedonalità o una attenzione prioritaria al trasporto pubblico o alla sharing mobility. Per cambiare la mobilità si devono integrare e innovare tutte queste modalità in modo da offrire diverse possibilità di scelta ai cittadini. Questi mesi hanno tagliato redditi, ridotto la mobilità, esacerbato le differenze. Non si può chiedere alle famiglie impoverite dalla crisi di comprarsi un’auto nuova, ma gli si deve offrire un’alternativa sostenibile, integrata e efficiente per muoversi nelle città rilanciare l’economia e ridurre le disuguaglianze”.

La classifica della mobilità a emissioni zero stilata da Legambiente

Mercoledì, 24 giugno 2020

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Fonte: Link Oristano

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