Oristano

Sappe, Uilpa, Sinappe e Uspp hanno annunciato lo stato di agitazione

Quattro sindacati di polizia denunciano ancora una volta le criticità del carcere di Massama e le condizioni di lavoro per il personale di polizia penitenziaria. Le segreterie regionali di Sappe, Uilpa, Sinappe e Uspp hanno proclamato lo stato di agitazione e indetto una manifestazione in programma lunedì prossimo  8 novembre alle 9 in piazza Roma, a Oristano.

“Queste organizzazioni sindacali”, si legge in una nota firmata dal segretario regionale del Sappe Luca Fais, dal segretario regionale del Sinappe Giuseppe Poddighe, dal coordinatore regionale della Uil Pubblica Amministrazione Polizia Penitenziaria Michele Cireddu e dal segretario regionale dell’Uspp Alessandro Cara, “continuano a recepire un grave stato di malessere da parte del personale di polizia penitenziaria della casa di reclusione di Oristano in merito a tutta una serie di condizioni che rendono il luogo di lavoro un vero e proprio supplizio”.

“Il penitenziario oristanese”, prosegue la nota, “detiene una cospicua quantità di detenuti ad alta sicurezza appartenenti alla criminalità organizzata e di conseguenza deve assicurare elevati standard di sicurezza ed effettuare costanti attività di osservazione. Invece, a causa della notevole carenza di organico, non può fare altro che apportare una mera sorveglianza dinamica, tralasciando tutta una serie di accortezze ritenute indispensabili”.

“Al momento”, denunciano Sappe, Uilpa, Sinappe e Uspp, “tutti i settori dell’istituto sono in estrema difficoltà operativa e i pochi operatori si raccapezzano per assicurare come possibile e le attività minime. Secondo la pianta organica stabilita dal d.m. la carenza attuale è di circa 40 unità, per lo più riferita ai ruoli dei sovrintendenti e ispettori. Ma tale criticità si ripercuote inesorabilmente sulle unità del ruolo agenti/assistenti che svolgono il proprio servizio a stretto contatto con la popolazione detenuta”.

“Ovviamente”, continuano le organizzazioni sindacali, “anche i pochi sottufficiali devono fronteggiare le numerose incombenze istituzionali, prima fra tutte le video-conferenze con le autorità giudiziarie per i procedimenti penali e di sorveglianza”.

“Il penitenziario di Massama”, evidenziano Fais, Poddighe, Cireddu e Cara, “è sorto per sostituire il vecchio carcere di piazza Manno, con la differenza che negli anni si è passati da un’attività custodiale di detenuti comun a soggetti appartenenti alla criminalità organizzata: cambiamenti non previsti nelle piante organiche. Le esigenze di un penitenziario con detenuti ad alta sicurezza e con pene molto lunghe sono ben diverse rispetto a un istituto di terzo livello”.

“Oltretutto”, fanno presente le quattro segreterie regionali, “le aspettative per il futuro dei poliziotti sardi sono sempre più buie, in quanto la programmazione delle assunzioni non è per nulla sufficiente a compensare i pensionamenti. Fra l’altro penitenziario presenta carenze strutturali, insufficiente manutenzione e grosse criticità gestionali che sta portando il personale a richiedere il trasferimento per altre sedi. La mensa di servizio è sempre più scadente e il personale inizia disertarla”.

“Queste organizzazioni sindacali”, fanno presente Sappe, Uilpa, Sinappe e Uspp, “hanno sempre segnalato tali criticità a tutte le autorità competenti, ma i problemi sono sempre gli stessi e i rapporti tra le 00.ss. e la direzione sono praticamente nulli. A breve il direttore dell’istituto andrà in pensione e solamente una figura di notevole spessore potrà avere la forza di tentare un’inversione di tendenza”.

“Come risaputo e ulteriormente evidenziato coi fatti accaduti a Frosinone”, scrivono Fais, Poddighe, Cireddu e Cara, “ci sono sempre più possibilità di aggirare la vigilanza e far accedere in istituto attrezzature non consentite, pericolose e che mettono a rischio l’incolumità dei poliziotti sui luoghi di lavoro”.

“Pertanto”, conclude la nota, “a tutela del personale di polizia penitenziaria, queste organizzazioni sindacali ritengono indispensabile dichiarare lo stato di agitazione che manterranno fino all’8 novembre, data in cui si terrà una manifestazione nella piazza Roma, a Oristano, per evidenziare l’effettivo disagio del personale e le insufficienti prospettive future”.

Mercoledì, 3 novembre 2021

Fonte: Link Oristano

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