Zero controlli, distanziamenti neanche a parlarne, mascherine sghembe abbassate sul mento. E migliaia, migliaia, migliaia di persone che passano, partono, arrivano. Aerei che vomitano passeggeri per inghiottirne immediatamente altri, e chissà a quale supereroe le compagnie aeree si sono affidate per sterilizzare sedili e maniglie fra gli uni e gli altri infiniti voli della giornata. Basta fare un salto in aeroporto, meglio se da passeggero, per capire il dramma che ci aspetta in autunno, e per verificare il fatto che tutto, ma proprio tutto, si sta sacrificando all’economia, breve ma intensa, del turismo. Ma fin dove è giusto spingersi? Fino a che punto si può sacrificare la vita per agguantare vacanzieri? Fino a che punto è giusto questo assurdo liberi tutti che permette a chiunque di prendere un aereo, un treno, una nave, un autobus e andare? Fino a che punto è legittimo correre il rischio di trovarsi accanto un compagno di viaggio positivo al covid senza saperlo?

La Sardegna sta attraversando una fase della pandemia con numeri mai visti prima. Ed è inutile dire che i numeri dei contagi non contano e che invece contano gli ospedali e tutto il ritornello che abbiamo imparato a memoria: lo sappiamo tutti che, se continua così, fra due settimane saremo in zona gialla, se ci va bene.

Le terapie dell’isola, intensive e non, hanno doppiato il coefficiente di riempimento nazionale e ha già riaperto il covid hospital a Cagliari. Alcuni sindaci stanno iniziando ad avere paura e a chiudere. E sarà un crescendo, perché con migliaia di residenti in giro, turisti in arrivo e zero regole è inevitabile che i numeri schizzino fuori misura: niente contro i turisti, ma il virus cammina con le persone e se le persone aumentano a dismisura , la conclusione del ragionamento è persino banale.

E’ avvilente vedere che la lezione dell’anno scorso non è servita a niente.

In tutto questo, dell’ordinanza sui controlli agli arrivi, almeno dai paesi a rischio, a un mese dall’annuncio, non c’è traccia. Che fine ha fatto?

E il green pass dal 6 agosto: ma siamo seri? Che controllo è, a estate quasi finita?

I vaccini, poi, non corrono di sicuro alla stessa velocità del virus: praticamente si fanno quasi solo seconde dosi, con una percentuale risicata destinata ai pochi fortunati che riescono a prenotarsi.

Insomma, l’ennesimo, avvilente, sconcertante pasticcio all’italiana.

E su tutto, il silenzio assordante della politica.

Dopo il solito dibattito passerella sugli incendi, sui cui meccanismi si conoscono vita morte e miracoli da decenni, qualcuno pensa di occuparsi di quello che sta succedendo o tiriamo a campare finché sarà di nuovo impossibile anche solo andare a scuola o prendere un caffè al bar?

 

 

L'articolo Per un mese di bagordi la Sardegna rischia un autunno Covid di lacrime e sangue? proviene da Casteddu On line.

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