La piccola, di sei anni, è stata affidata al padre e vive a Viterbo. Lei può vederla ogni 15 giorni e mai da sola. Ma col Covid gli incontri sono saltati

ORISTANO. Anche guardandola dal di fuori, in questa storia c’è il rischio di perdersi cercando la verità. Di restare disorientati in mezzo ai dubbi che inevitabilmente vengono. E poi quale verità cercare? Quella delle aule di giustizia? Quella che raccontano le persone che si scontrano da anni? O, posto che esista, bisogna andare a caccia della verità assoluta? Sono concetti da trattato di filosofia; argomenti troppo elevati perché una bambina, che compirà 6 anni a luglio, possa solo intuirne il significato. Come avviene per quasi tutti i bimbi di quell’età, anche lei vive solo il presente. È un oggi determinato dai giudici che hanno stabilito che la piccola debba stare a Viterbo col padre e che possa vedere la madre, che invece abita nel suo paese natale in Marmilla, solamente a settimane alterne. Di sabato, in una struttura dalla quale madre e figlia non possono uscire, con un’altra persona presente agli incontri che – questo stabilisce il tribunale laziale – devono durare dalle 10 del mattino alle 6 del pomeriggio. Poi ci si è messo di mezzo il covid e gli incontri sono diventati ancora più difficili. Persino riuscire a parlarsi o vedersi via internet è un problema, così quel diritto alla bigenitorialità, che deve sempre essere garantito a meno di comportamenti particolarmente gravi da parte di uno dei genitori, sembra essersi perso.

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Fonte: La Nuova Sardegna

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