Meta principale restano gli Stati Uniti

(ANSA) - NEW YORK, 16 GEN - La pandemia di Covid-19 ha fatto ridurre le migrazioni di quasi il 30%, con circa due milioni di migranti in meno tra il 2019 e il 2020.Lo riferisce un rapporto delle Nazioni Unite.

Il numero di migranti che vivono al di fuori del loro Paese di origine ha raggiunto i 281 milioni di persone nel 2020, rispetto ai 173 milioni del 2000 e ai 221 milioni del 2010.

Secondo il rapporto "Migrazione internazionale 2020" della Divisione Popolazione del Dipartimento di Affari economici e sociali delle Nazioni Unite, due terzi dei migranti registrati vivono in soli 20 Paesi, con gli Stati Uniti in cima alla lista (51 milioni di migranti internazionali nel 2020).

Seguono Germania (16 milioni), Arabia Saudita (13 milioni), Russia (12 milioni) e Regno Unito (9 milioni).

L'India è in cima alla lista dei Paesi con le più grandi diaspore nel 2020, con 18 milioni di persone provenienti dall'India che vivono al di fuori del loro Paese di nascita.

Presenze massicce di migranti si registrano anche in Messico e Russia (11 milioni ciascuno), Cina (10 milioni) e Siria (8 milioni).

Nel 2020, il maggior numero di migranti internazionali risiedeva in Europa, con un totale di 87 milioni, con il Nord Africa e l'Asia occidentale con quasi 50 milioni ciascuno.

Sempre l'anno scorso, quasi la metà dei migranti internazionali risiedeva nella regione di provenienza, con l'Europa che rappresentava la quota maggiore di migrazione intraregionale.

Il 70% dei migranti nati in Europa vive in un Paese europeo diverso da quello di nascita. (ANSA).

Fonte: La Nuova Sardegna

- SARDA NEWS -

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