Venti di protesta all’Oncologico di Cagliari. Il sindacato Usb prende posizione e chiede provvedimenti urgenti, attraverso il segretario Gianfranco Angioni: “Oncologico, basta chiacchiere e viaggi della speranza per i malati di cancro. Subito l’abbattimento delle liste di attesa di tutte le specialistiche oncologiche e onco-ematologiche e l’immediato ripristino dei 14 posti letto del reparto di oncologia medica chiuso da mesi per mancanza di personale. Il BUSINCO, Hub di riferimento oncologico Regionale deve acquistare piena autonomia economica ed organizzativa. Una pesante eredità che necessita di maggiore sensibilità e di un programma straordinario di finanziamenti e di assunzioni. Bisogna soddisfare le esigenze e le aspettative dei pazienti oncologici che devono essere portati al centro dell’ interesse”. Venga immediatamente riaperta l’ala D (14 POSTI LETTO ) del reparto di oncologia medica degenze, chiusa da mesi per mancanza di personale. Subito l’abbattimento delle liste di attesa e il rafforzamento delle dotazioni organiche. In questi anni, nonostante le continue richieste da parte dell’ USB SANITÀ , si è assistito ad uno scadimento senza precedenti del più importante ospedale per le cure Oncologiche della Sardegna. Personale ridotto all’osso e demotivato. Non è necessario entrare nei reparti del P.O. A. Businco per raccogliere i malumori degli operatori e le prove del ‘degrado’ in cui si è giunti, basta dare uno sguardo all’ ingresso del nosocomio, un ponteggio che ormai da tempo immemore rende l’ingresso dell’ospedale simile ad un grande cantiere e constatare l’esistenza del grave problema di decoro urbano”.

La mappa dei problemi da risolvere, al Businco, è lunga e dettagliata. Tracciata dal sindacto Usb che insiste: “Le facciate dell’edificio principale e delle sale operatorie sono da ristrutturare, mentre appare inspiegabile il motivo per cui di fronte al pericolo della caduta di calcinacci delle verande sul lato dell’ingresso principale non si provveda ad eseguire con urgenza il ripristino e la manutenzione della facciata e si continui invece a spendere soldi pubblici per il noleggio di un ponteggio che ormai da tempo immemore rende l’ingresso dell’ospedale simile ad un grande cantiere. Anche la facciata esterna dell’edifico che ospita le sale operatorie è un’offesa al decoro urbano. Ma ancora più scandaloso e grave è la scarsa cura degli spazi esterni e del verde. Le aree esterne sono abbandonate e non manutentate, con presenza di buche, marciapiedi rovinati, con situazioni anche pericolose che possono provocare cadute per gli operatori dipendenti e i visitatori esterni. L’illuminazione risulta completamente inesistente o insufficiente con grave pericolo per gli operatori. Le aiuole sono ormai un cumulo di terra incolta e laddove c’è rimasto uno spazio adibito ad aiuola non viene eseguita la cura del verde per cui risultano esistenti solo spazi con sterpaglie o completamente abbandonati. Da parte degli organismi direzionali del Presidio è evidente che sono andati a vuoto i continui appelli alle varie amministrazioni di turno , considerato che anche dentro l’ospedale vige un deterioramento strutturale : vi sono interi piani costituiti da pavimenti variopinti di rattoppi laddove non sono presenti buche pericolose, non mancano le finestre rotte e gli infissi fatiscenti. La centralizzazione del Servizio tecnico presso il Presidio Ospedaliero San Michele ha fatto si che gli interventi di manutenzione sono sempre tardivi; il sistema di richieste di intervento predisposto dall’ufficio tecnico, in considerazione dell’enorme mole di lavoro che ogni giorno viene espletato, non riesce ad evadere le continue richieste manutentive e spesso occorrono diversi solleciti per vedere finalmente qualche operaio accorrere per risolvere anche banali interventi come sostituire una lampadina o riparare una perdita d’acqua. Negli ultimi anni si è perseverato ad aumentare le assunzioni di figure organizzative; ingegneri e collaboratori tecnici, mentre si è lesinato nell’assunzione degli operai; elettricisti, muratori, idraulici, muratori, etc. Col passare degli anni, con l’accorpamento del Businco all’Azienda Ospedaliera Brotzu (oggi ARNAS G. Brotzu) dall’ASL di Cagliari, le cose sono andate man mano peggiorando, dopo la decisione di smembrare l’ufficio tecnico operativo del Presidio Ospedaliero e di trasferire tutto il personale tecnico al PO San Michele: la scelta dei dirigenti si è rilevata poco adatta o meglio, si è evidenziata la strategia delle diverse direzioni generali di privilegiare il P.O. San Michele a discapito del Businco e mentre al P.O. San Michele gli interventi sono eseguiti prioritariamente pressochè giornalmente, all’oncologico si interviene nel tempo rimanente. Oggi appare tangibile quanto la scelta di trasferire l’ufficio tecnico operativo fosse scellerata: l’Ospedale Oncologico è completamente trascurato, da ristrutturare, con grandi problemi anche organizzativi-sanitari dovuti a una costante superficialità delle diverse Amministrazioni dell’Azienda di Rilievo Nazionale ed Alta Specializzazione che hanno sempre privilegiato i programmi di finanziamento del P.O. San Michele, trascurando invece i due ospedali Businco e Microcitemico ( quest’ultimo adesso inglobato nella nascente ASL di Cagliari ma manutentato a tutt’oggi dagli operatori del Brotzu) ereditati come uno scomodo fardello nella precedente riorganizzazione sanitaria (luglio 2015). A GRAN VOCE CHIEDIAMO CHE: sia predisposto un programma con adeguati finanziamenti al fine di conseguire gli obiettivi di riacquisizione della sua centralità specialistica che pongano al centro, la cura del paziente con l’abbattimento delle liste d’attesa di tutte le specialistiche oncologiche e onco-ematologiche. Vengano immediatamente rafforzate le dotazioni organiche di tutte le figure professionali sanitarie, tecniche e amministrative; siano urgentemente ripristinate le condizioni strutturali, tecnologiche, strumentali e organizzative delle Sale Operatorie, della Radiologia e dell’anatomia Patologica; siano urgentemente ripristinate le facciate dell’Ospedale e delle sale operatorie; siano eseguiti gli interventi di ripristino strutturale, tecnologico e organizzativo dei reparti obsoleti; siano assicurati con un’effettiva prontezza gli interventi dei tecnici e degli operai nella gestione giornaliera delle manutenzioni. Chi oggi raccoglie purtroppo la situazione descritta dovrà, suo malgrado, farsi carico di rimettere in piedi un Ospedale che negli anni è stato dalle istituzioni abbandonato e trascurato. Al contrario in questi anni si è assistito a una valorizzazione professionale ed economica di una manciata di personaggi, cosi come ci viene rappresentato, che nulla hanno avuto e hanno a che fare con il benessere sanitario e organizzativo. Auspichiamo che si riparta con una classe dirigenziale autorevole e con potere di spesa, dotata di giusta sensibilità e adatta a comprendere e portare avanti le corrette scelte tecnico-strategiche per ridare all’Ospedale Oncologico il suo giusto ruolo nella sua centralità specialistica oncologica sia nella prevenzione che nel trattamento degli effetti avversi della malattia lungo tutto il percorso diagnostico, curativo, assistenziale, riabilitativo e palliativo. Si dovrà porre rimedio al degrado con una giusta sensibilità per dare una corretta e puntuale risposta alla cura dei pazienti oncologici e primeggiare la valorizzazione delle eccellenti professionalità che sono inserite nelle diverse unità operative. Il Sindacato USB vigilerà e sarà fermo come consuetudine sulle scelte strategiche e sulle azioni poste in essere ai vari livelli di responsabilità e auspica una svolta nella visione ‘San-Michele-centrica’ adottata finora da tutte le precedenti Amministrazioni”.

L'articolo “Oncologico, basta chiacchiere e viaggi della speranza per i malati di cancro: stop alle liste di attesa a Cagliari” proviene da Casteddu On line.

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