L'assessore Lai: «I numeri sono spaventosi. Rispetto all'anno precedente 2mila domande in più». 

OLBIA. La disperazione si legge negli occhi di chi bussa, ogni giorno, alla porta dei Servizi Sociali. Un dramma infinito, diventato quasi incontenibile da quando è scoppiata la pandemia. I poveri sono sempre più poveri e le persone a cui un tempo non mancava nulla oggi sono piene di debiti. E l’unica àncora di salvezza, per non precipitare in fondo al tunnel, è ottenere un aiuto.

Gli uffici dell’assessorato dei Servizi sociali, al Delta Center, non hanno mai chiuso durante l’emergenza sanitaria. Sono riusciti a continuare a garantire il servizio e a essere sempre presenti per tendere una mano a chi l’ha chiesta. «I numeri sono spaventosi - spiega l’assessora Simonetta Lai -. Nel 2020 si sono rivolte a noi 9317 persone, duemila in più rispetto all’anno precedente. Ma queste si aggiungono alle migliaia di famiglie che si sono rivolte alle associazioni e alle centinaia che chiedono un contributo inviando le domande online. La situazione è critica, triste, pesante. Ma nessuno si deve sentire solo. Noi ci siamo e siamo a disposizione di tutti coloro che hanno una necessità».

E così i Servizi sociali danno contributi alle famiglie per gli affitti (spesso elevatissimi) o per le bollette, per acquistare materiale scolastico. Ma si danno pure voucher alimentari, si anticipano le caparre, si aiutano a pagare le rate del mutuo. Anche gli stranieri che vivono in città possono contare sul sostegno dell’assessorato. A loro si dà assistenza se hanno bisogno di documenti, ma li si aiuta anche per le spese di un funerale.

Le persone che si presentano silenziosamente ogni giorno al Delta Center (dalle 80 alle 100, considerando che si devono evitare assembramenti) sembrano aver perso il sorriso. «E’ capitato spesso - racconta Simonetta Lai - che qualcuno sia arrivato nei nostri uffici senza aver neppure mangiato. Nello stesso tempo ci siamo dovuti occupare di tante situazioni familiari difficili con minori da tutelare e proteggere, di coabitazioni forzate, di disoccupati che non sanno come andare avanti. Ci siamo presi cura di una madre sola con una figlia, che ha perso il lavoro e che poi è stata in quarantena per il Covid. Un dramma nel dramma che, purtroppo, è solo uno dei tanti. Ma il messaggio che vogliamo lanciare è di speranza: siamo qui e siamo pronti ad aiutare tutti. E dove gli altri non arrivano, come in qualche caso è accaduto, ci possono arrivare i Servizi Sociali. Stiamo vivendo in una situazione di tale emergenza che non serve sempre l’Isee nel momento in cui si dimostra che c’è stata una variazione del reddito e una variazione dell’attività di lavoro autonomo o dipendente».
In questi ultimi due mesi, i Servizi Sociali hanno erogato aiuti e contributi per 450mila euro. «Ottantamila li abbiamo dati alle associazioni e 100mila a don Antonio Tamponi, parroco della basilica di San Simplicio e delegato vescovile della carità nella città di Olbia, con cui abbiamo una collaborazione intensa e continua. Così come operiamo in sinergia con tutte le associazioni di vontariato del territorio». Il cellulare di Simonetta Lai squilla di continuo.

La chiamano persone sole, famiglie disagiate, donne abbandonate dai mariti. E lei risponde a tutti. «In questo periodo durissimo - chiude l’assessora - abbiamo dovuto pensare anche a tante persone colpite dal virus che non potevano rimanere a casa: abbiamo trovato una sistemazione alternativa facendo in modo che non mancasse loro nulla, pasti compresi. Ma siamo anche sempre al fianco dell’ultimo degli ultimi. Così, in collaborazione con il centro umanitario, abbiamo allestito una tenda di fronte alla struttura di via Canova per consentire, a chi non sa dove andare, di mangiare il pasto preparato dal gruppo di volontariato delle vincenziane senza rimanere al freddo o sotto la pioggia».
 

Fonte: La Nuova Sardegna

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