Dimissioni social per la responsabile dello Sport, con un lungo j'accuse all'indirizzo del sindaco e dell'inter amministrazione

OLBIA. Dimissioni social, nello stile del suo mandato da sempre vicino in modo diretto ai cittadini. L’assessore allo Sport Silvana Pinducciu dice addio al sindaco Settimo Nizzi e all’intera amministrazione. Un’uscita di scena che era nell’aria ma che solo ora prende forma. Nero su bianco sul profilo Facebook dell’ormai ex assessore. Un atto di accusa verso il sindaco e i suoi modi solitari di gestione del potere ma anche un j’accuse per non essere riuscita a portare a termine l’impegno preso con i cittadini.

“Tra gli eletti e gli assessori della sua maggioranza c’erano molti giovani, molti alla prima esperienza amministrativa e altri meno giovani, con grande esperienza, ma ci accomunava un grande entusiasmo, una grande voglia di fare - si legge nella lettera -. Fare… Questo verbo Le è caro Signor Sindaco: lo ha coniugato spesso in questi anni, ma per la maggior parte delle volte in prima persona. Lei, Signor Sindaco ha la sua visione di questo verbo che nessuno deve osare contestare. Ma mi permetta di dirle ora, chiaramente, che Lei, di questo meraviglioso verbo “fare”, non ne ha né il possesso, né l’esclusività di visione”.

L’assessore scende poi nei particolari. “Abbiamo una visione diversa del “fare” e, nel coniugarlo, ho tentato di usare tutte le persone del verbo. Soprattutto il Noi. Perché è sulla condivisione dei bisogni, nella collaborazione della ricerca dei metodi di soddisfazione degli stessi, che si basa la realizzazione di una sana amministrazione della cosa pubblica”. Pinducciu fa poi un elenco delle cose che avrebbe voluto fare per i suoi concittadini ma che sono rimaste solo sulla carta. “Sono sicurissima che sarebbero stati felici se avessero, in breve tempo, potuto godere di palestre scolastiche e strutture sportive poste a norma di legge e adeguatamente attrezzate dove poter praticare finalmente le attività sportive in tutta sicurezza e serenità, di una palestra comunale della quale la nostra città è vergognosamente priva; sarebbero stati felici se avessero potuto partecipare a un sempre maggiore numero di avvenimenti spettacolo-sportivo-ambientali unendo il divertimento alla salute del corpo, dello spirito e dell’ambiente. E sarebbero stati ancora più felici se tutto questo avessero potuto farlo su strade ben tenute, alberate, contornate da aree verdi attrezzate, magari con dei servizi igienici funzionanti e senza la necessità di slalom tra una discarica sparsa qua e là. Un fare forse “piccolo” ma diffuso in tutta la città, sia al centro che alla periferia, un “fare” di “riqualificazione diffusa” della nostra bella Olbia”.

L’assessore accusa poi il sindaco di averle impedito di lavorare. “Da subito io ho tentato di “fare” però non solo non mi è stato permesso, ma addirittura sono stata costretta a lavorare ostacolata più o meno apertamente, con risorse economiche irrisorie che a volte sono state addirittura prelevate a mia insaputa dai capitoli di bilancio. Gli avvenimenti da me organizzati con molta fatica e tutti oggetto di grande partecipazione da parte dei cittadini hanno, al contrario, trovato freddezza da parte Sua e a volte inspiegabile denigrazione sui social media. Spessissimo non sono stata messa al corrente di avvenimenti che riguardavano le mie deleghe. In una di queste numerose occasioni ho avuto anche modo di subire da lei un primo, ineducato, sgarbo personale, preludio di una innumerevole sfilza di altri episodi, anche particolarmente inappropriati non solo ad una carica istituzionale, ma anche ad un uomo in quanto tale. Episodi che mi hanno ferita come assessore, ma soprattutto come donna (e qui mi fermo)”.

Pinducciu descrive poi la giunta come un luogo di alzatori di mano. Con assessori mai informati sul contenuto delle delibere. “Quello che doveva essere un connubio di apporti variegati e condivisi, la Giunta, è divenuta un organo monocratico di assenso al suo volere con la mia sola voce, oltre la sua, che tentava (e ritorna questo verbo che rappresenta lo sforzo caduto nel vuoto) di porgere un contributo di originalità subito azzittito e soffocato nel mutismo generale. Una giunta che, ahimè, si ritrovava a leggere solo il numero di delibere che non ci venivano non solo presentate nella loro completezza, ma che non venivano nemmeno messe a disposizione prima e dopo la riunione. Una giunta che è divenuta un organo formale e privo di qualsivoglia dialogo e confronto”. Pinducciu cita poi il caso del taglio degli alberi di zona Bandinu, venuti giù uno dopo l’altro senza che nessuno o solo pochi in maggioranza lo sapessero. E critica i modi in cui il primo cittadino si era rivolto ai cittadini arrabbiati per quella operazione avvenuta alle sei del mattino nel silenzio generale. “Un caso su tutti, la questione del taglio degli alberi di via Imperia: il mio stesso quartiere. Non le nego, Signor Sindaco, che gli insulti e i toni da lei sostenuti, talvolta gratuitamente, talvolta in risposta, durante il recentissimo incontro con la cittadinanza di zona Bandinu, hanno contribuito in maniera determinante alla maturazione di questa scelta. Nessun Sindaco, nessun uomo, può permettersi di rivolgersi con quei toni a una donna, a un cittadino, davanti a bambini, davanti all’intera città. Non è questo l’esempio che dobbiamo dare, non è per questo che siamo stati eletti. I nostri giovani consiglieri e io stessa alla prima esperienza amministrativa - che Lei con la sua esperienza e pratica politica di tutto rispetto avrebbe dovuto “allevare”, istruire, far sviluppare, perfezionare, far maturare al fine di dare alla città una nuova classe dirigente politica fresca, innovativa, slanciata verso il futuro – sono e siamo stati relegati e abbandonati al solo ruolo di sostenitori convinti e leali del “suo fare”.

Infine il j’accuse. “Alle elezioni ho avuto la fiducia di molti miei concittadini e volevo fare molto per loro e per tutta la cittadinanza in generale, ma non mi è stato permesso. Lasciamo le periferie deboli, sporche e sostanzialmente abbandonate, lasciamo la città piegata dalle innumerevoli discariche, da decine di campi rom abusivi, da cantieri infiniti, da un'inchiesta giudiziaria su Sa Corroncedda. Lasciamo lo stadio Meloni ancora chiuso e lasciamo una Ztl trappola - “armata” in un periodo di massima crisi per la città tra l'economia che arranca e l'emergenza Covid - le cui sanzioni, visti i ricorsi vinti dai cittadini e con quali motivazioni, dovrebbero essere risarcite fino all'ultimo centesimo. Lasciamo anche un tessuto produttivo abbandonato a se stesso: per l'emergenza Coronavirus, me lo si lasci dire, avremmo potuto fare di più. E poi i cantieri, signor. Sindaco, che hanno sempre attirato tanto del suo impegno: cantieri determinanti, necessari, che cambieranno il volto della nostra amata città. Cantieri, però, sui quali visti gli ultimi fatti occorre e occorrerà sempre massima trasparenza e immediata chiarezza. Non ho mai smesso di “tentare”, con forza e caparbietà sino all’ultimo, consapevole del peso del mandato che mi è stato conferito dagli elettori e che volevo rispettare fino alla fine. Siamo arrivati, però, a un momento in cui mi sono accorta che le nostre strade sono diventate talmente lontane, signor Sindaco, che io non la vedo più. Non è possibile che io “la accompagni” sino alla fine del suo mandato. Ritengo non esistano più le condizioni per camminare insieme”.

Fonte: La Nuova Sardegna

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