I terreni che dalla vecchia dogana si arrampicano sulla collina di Sa Testa nel Puc erano stati classificati riserva integrale. Per il Consorzio industriale sono un'area degradata da riqualificare

OLBIA. Il Puc varato due settimane fa aveva deciso di proteggere quei 20 ettari tra mare e collina con vista sul faro. E per sancirne il valore ambientale gli aveva assegnato la lettera H, che nel linguaggio urbanistico significa riserva integrale.

Uno scudo contro il cemento che aveva divorato la costa vicina. Quegli stessi ettari pregiati, la cui futura verginità era stata difesa in consiglio comunale e in commissione Urbanistica dalla maggioranza Nizzi, sono stati ceduti al Consorzio industriale.

Ma nel trasferimento – sancito da un accordo votato all’unanimità dalla giunta con cui il Comune cede i 20 ettari e ottiene gli 8 del quartiere di Tilibbas inseriti nel perimetro di competenza del Cipnes ma nel tessuto urbano – succede qualcosa.

I terreni che dalla spiaggia della vecchia dogana si arrampicano sulla collina di Sa Testa subiscono una metamorfosi. Diventano area degradata, di scarso pregio naturalistico e da riqualificare. Con un molo, cantieri nautici, alberghi e ristoranti. Riemerge dal passato il vecchio e contestato progetto del 2004. Stessa filosofia ma sforbiciato di venti ettari. 

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Fonte: La Nuova Sardegna

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