Nurachi

“Gli spiccioli per sagre e concerti non compensano la perdita di posti di lavoro e l’impoverimento delle comunità”

Chiudere altre 17 filiali del Banco di Sardegna significa “privare le comunità di un servizio fondamentale per la popolazione”. E la decisione “va in controtendenza rispetto alle politiche nazionali e regionali che mirano a rivitalizzare e ripopolare i piccoli paesi, con politiche sociali ed economiche rivolte alla formazione di nuove famiglie e alla creazione di imprese”.

Lo scrive il Comune di Nurachi – uno dei cinque centri dell’Oristanese che rischiano di perdere la banca a fine maggio – sottolineando che “questa scelta pare ancora più squilibrata, perché fatta da un istituto bancario posseduto per il 49% dalla Fondazione di Sardegna, che venne costituita anche con il contributo dei Comuni sardi per difendere il nostro territorio, invece da perfetta matrigna lo sta svendendo in favore del profitto di pochi azionisti.”

Il sindaco di Nurachi, Renzo Ponti, lunedì sarà a Cagliari, all’Anci, per un incontro con gli amministratori degli altri paesi colpiti dal “piano di razionalizzazione” del Banco. “Parteciperanno anche le organizzazioni sindacali, con le quali faremo fronte unico”, dice Ponti.

Il documento diffuso dall’amministrazione di Nurachi ricorda il “riconoscimento della funzione sociale delle banche stabilita dall’art. 45 della Costituzione, che viene confusa dalla Fondazione Sardegna con la distribuzione annuale di spiccioli per la realizzazione di sagre e concerti”. Spiccioli che ovviamente non compensano “una diminuzione di posti di lavoro diretti e indiretti e un impoverimento economico e sociale dei territori” che la chiusura delle filiali periferiche causerebbe.

Renzo Ponti Nurachi
Il sindaco di Nurachi, Renzo Ponti

Fra l’altro, “la chiusura della filiale di Nurachi, come quelle di altri paesi, pare alquanto anomala, in quanto a detta degli addetti ai lavori veniva ritenuta dinamica e redditizia. Perciò, come amministrazioni comunali e Associazione nazionale dei Comuni, abbiamo deciso di ribellarci a questa logica del profitto, aprendo una vertenza nei confronti di queste persone che governano il Banco di Sardegna, le quali – pur provenendo da gruppi politici che per ideologia dovrebbero salvaguardare il lavoro e le comunità bisognose – stanno impoverendo il territorio e l’intera Sardegna, esportando i profitti prodotti con i nostri risparmi fuori dall’Isola”.

Venerdì, 18 marzo 2022

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Fonte: Link Oristano

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