Roberto Datome, cugino d’arte, è l’agente specializzato nella ricerca di baby talenti sardi. Nella sua scuderia c’è Grant
SASSARI. «In Sardegna dobbiamo fare i conti con due problemi: i limiti a livello di struttura fisica e una enorme carenza di impianti. Ma i giovani interessanti ci sono». Roberto Datome non ama il gioco d’azzardo e le sue sono scelte ben ponderate. Il manager dei cestisti sardi punta sui talenti green, li va a cercare sui campi di tutta l’isola e, quando è il caso, prova instradarli lungo il cammino più adatto alla loro crescita.
La scommessa. Un cognome che nel basket “pesa” (è cugino del capitano azzurro Gigi), tante stagioni in campo sino alla serie B e un percorso di studi che l’ha portato prima alla professione di avvocato, poi all’abilitazione come procuratore sportivo. Oggi con la sua “Datome Sports agency” è l’unico sardo presente nell’albo unico del Coni degli assistenti di giocatori professionisti. «Tutto nasce dalla passione per la pallacanestro – dice Roberto Datome, 37enne olbiese –, ho avuto la fortuna di giocare e l’ho fatto sino a quando sono diventato avvocato, sulle orme di mio padre. Poi ho pensato di dare continuità allo studio con un’attività che avesse a che fare con il basket. Ho cercato di crearmi un percorso, con la speranza di diventare un punto di riferimento per il basket sardo. Per ora sono contento del mio lavoro.
La stella. Il fiore all’occhiello del suo “parco giocatori” è Sasha Grant, giovanissima stella del Bayer Monaco classe 2002, partito da Dolianova e atterrato quest’anno in Eurolega dopo essere passato per Esperia Cagliari e Pallacanestro Reggiana. «Sasha è un grande talento che sta lavorando molto per crescere. Lui è anche il giocatore più grande di età e l’unico maggiorenne tra quelli che seguo. Io agisco in duplice veste – spiega Datome –, sia come procuratore che come avvocato con delega della famiglia: trattandosi di ragazzi minorenni, è necessario che si instauri un rapporto di totale fiducia con la famiglia, una condizione che ti consente di seguire nel migliore dei modi la crescita e permette di fare le scelte più lungimiranti».
Un percorso obbligato. Tra i prospetti più interessanti ci sono tre figli d’arte: i gemelli Alessandro e Federico Mazzoleni, sassaresi classe 2006, e Davide Brembilla, algherese nato nel 2004. In tutti e tre i casi, si è scelto di portarli a giocare nella Penisola. Perché non in Sardegna, magari alla Dinamo? «In Sardegna manca il “mondo di mezzo”: tra la Dinamo, che è un’eccellenza e un traino per il movimento, uno dei club più solidi e ambiziosi in Italia, e le altre squadre c’è uno spazio incolmabile. Da noi purtroppo mancano le strutture e non c’è grande disponibilità a fare investimenti importanti sui giovani e sugli istruttori che svolgano lavoro individuale. A un certo punto i ragazzi devono fare un percorso fuori, per crescere devi andare a cercare un campionato nazionale di un certo livello. A 16, 17, 18 anni non è sufficiente giocare un paio di partite davvero competitive all’anno, serve misurarsi costantemente con i migliori della tua età. Questo è un peccato, è penalizzante per i nostri ragazzi e per il movimento. I talenti ci sono, bisogna coltivarli».
Esempi da seguire. Il sogno di toccare le vette raggiunte da Gigi Datome, partito da Olbia e arrivato sino alla Nba e al trono dell’Eurolega; l’ambizione di poter seguire le orme di Marco Spissu, che ha scalato tutte le “minors” sino ad arrivare alla nazionale; la curiosità di vedere sin dove arriverà Sasha Grant, astro nascente del basket continentale, già nel giro dell’Eurolega a soli 18 anni. Se i giovani sardi che giocano a basket vogliono cercare qualche fonte d’ispirazione da un conterraneo, oggi c’è solo l’imbarazzo della scelta. «La carriera di mio cugino parla da sola – dice Datome – ma il percorso di Spissu è veramente da prendere come esempio ed è una cosa che dico spesso ai miei ragazzi. Conosco bene Marco, ci ho addirittura giocato contro quando lui era un ragazzino e la sua storia è da ammirare: ha fatto tutti i campionati giovanili in Sardegna e ha scalato tutte le categorie dalla serie C in su, poi è tornato alla Dinamo per giocare da protagonista. E per il livello che ha raggiunto attualmente, per me può fare bene anche in Europa ai massimi livelli. Lo cito come esempio anche per altre due ragioni: il fatto che abbia una struttura fisica assolutamente normale, e dunque un giovane ci si può riconoscere, e per la sua etica del lavoro. E ho un consiglio per i giovani che sognano di diventare professionisti: quando passerà il Covid, andate a vedere Spissu che si allena».

Fonte: La Nuova Sardegna

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