Monserrato, servono alberghi e altri immobili per ospitare i positivi al covid-19 in modo tale da prevenire i contagi all’interno dei nuclei familiari. Corda, Congiu, Maria Antonietta Vacca e Picciau : “Sono numerosi i cittadini attualmente in quarantena, perché positivi o a rischio di esserlo, i quali non sono in condizione di poter garantire il distanziamento necessario”.La proposta giunge dalle file dell’opposizione, una richiesta  alla giunta guidata dal primo cittadino Tomaso Locci di farsi portavoce e sensibilizzare gli organi competenti per individuare delle strutture capaci a ospitare chi combatte contro il coronavirus e, fortunatamente, non necessita di particolari cure mediche, ma ha bisogno di un ambiente in cui possa trascorrere la quarantena in sicurezza, soprattutto per evitare di trasmettere il virus al resto della famiglia.“Stiamo assitendo, nel corso di questa seconda ondata di contagio, al profilarsi di un nuovo rischio: il contagio intrafamiliare.Si tratta di una mina vagante da tenere sotto massimo controllo e sul quale dovranno vigilare i medici di famiglia e le nuove unità speciali che le Regioni hanno attivato proprio per monitorare i casi a domicilio.Si sa che e’ difficle assicurare il distanziamento in famiglia. Posso garantirlo per esperienza personale – spiega Francesca Congiu – ho dovuto trascorrere 13 giorni di quarantena nei mesi scorsi a causa del contatto avuto con un positivo. Malgrado la mia casa abbia sufficienti spazi, le difficolta’ son state tante.La sfida importante da affrontare ora a Monserrato e’ quindi quelladella trasmissione intrafamiliare.Sono numerosi i cittadini attualmente in quarantena, perché positivi o a rischio di esserlo, i quali non sono in condizione di poter garantire il distanziamento necessario. Ho personalmente vissuto l’esempio di amici contagiati in casa, vuoi perche’, come detto, e’ difficile garantire le distanze necessarie, ma anche perche’ può essere presente in famiglia un genitore anziano che abbia bisogno di assistenza costante e che proprio per questa sua condizione inevitabilmente contagi i figli che lo assistono.In effetti i protocolli previsti per i positivi al Covid-19 in isolamento domiciliare prevedono delle misure specifiche molto dettagliate, niente affatto facili da rispettare.In particolare si prescrive di collocare il positivo al Covid-19 in una stanza singola ben ventilata, di limitare il numero di coloro che entrano in contatto, in particolar modo anziani o persona con problemi di salute. Non solo: i membri della famiglia dovrebbero stare in una stanza diversa o, se ciò non è possibile, mantenere una distanza di almeno 1 metro dal soggetto con cautele come quella di dormire in un letto separato.Infine, vanno limitati i movimenti del soggetto e occorre ridurre al minimo lo spazio condiviso, assicurandosi che gli spazi condivisi (ad esempio cucina, bagno) siano ben ventilati. Si tratta di misure, appunto, non proprio semplici da osservare”.Questo argomento verrà discusso giovedì durante il consiglio comunale. Alberto Corda, Francesca Congiu, Miriam Picciau e Maria Antonietta Vacca chiederanno all’amministrazione comunale di “farsi portavoce ed a sensibilizzare il Presidente della Regione Sardegna, in qualità di commissario per l’emergenza covid-19, Ats e l’assessore regionale alla sanità a individuare nuove strutture alberghiere ed altri immobili, dove sia possibile far assistere da personale medico e infermieristico i soggetti che si trovano a dover fronteggiare questa situazione”.

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