Le ambulanze parcheggiate fuori dal Policlinico di Monserrato, in un giovedì mattina di inizio novembre, sono otto. I soccorritori attendono di poter far entrare i futuri pazienti del polo monserratino, e i fortunati che sono già stati accettati dal triage attendono di conoscere il loro destino medico. Ma le attese, anche a qualche chilometro di distanza dal più grande ospedale sardo, il Brotzu, sono da mettersi le mani nei capelli. Ai bordi della Ss 554 la musica non cambia. Arrivi, o col 118 o accompagnato da un parente, e prima di poter spiegare ai dottori il motivo dell’arrivo al pronto soccorso, c’è da pazientare e girarsi i pollici. Bruno Marcis ha ottant’anni e, “su consiglio del medico di famiglia”, ha portato la moglie, una 74enne, al Policlinico “perchè ha dolori forti al petto e la pressione alta. Dopo due ore di attesa l’hanno fatta entrare. Non so se la sottoporranno al tampone, io e lei siamo a posto con le vaccinazioni contro il Covid”. Attese troppo lunghe? “Guardi lei”, dice Marcis, “basta vedere le ambulanze in fila fuori dal pronto soccorso. È aperto o questo o quello del Brotzu, perchè non ne aprono altri per poter smistare meglio le urgenze? Un usciere mi ha già detto che posso andare a sedermi dentro l’automobile e aspettare notizie di mia moglie”. Ma anche lasciare l’auto vicino all’ingresso è stato impossibile: “Ho dovuto fare molti giri, se dovessero dimetterla dovrò farla attendere. Non ti fanno entrare e non ti danno notizie. Qualche anno fa ero dovuto venire qui per altri motivi di salute, mi ero trovato benissimo. Erano più rapidi”, ricorda, “forse perchè non c’era ancora l’emergenza Covid”.Un altro cittadino, arrivato da Cagliari e in attesa di avere notizie dalla moglie racconta, invece, un fatto che, se non definibile assurdo, può di sicuro indurre a una riflessione: “È arrivata per fare una visita, ha dovuto attendere venti minuti. I medici devono capire se dovranno ingessarla oppure no”. Infatti, “due giorni fa è arrivata con l’ambulanza del 118 e ha dovuto attendere undici ore in barella. Arrivata alle dieci, è stata visitata alle ventuno. Aveva un codice verde ma dolori  per una frattura, non si poteva muovere”. E, mentre la Regione “litiga” con Roma, la richiesta è solo una: “Devono indubbiamente migliorare questi servizi. Non posso dire altro, non sono la persona più adatta”. Ma la lamentela, ancora una volta, sembra esserci davvero tutta.

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