Un 46enne già rinchiuso a Uta per maltrattamenti in famiglia destinatario di un nuovo provvedimento del Gip per atti persecutori nei confronti di un assicuratore

MONSERRATO. Ce l’aveva a morte con un assicuratore con cui aveva avuto un piccolo incidente (con la sua auto si era scontrato con quella del professionista) e che aveva poi inseguito in strada con un minaccioso cacciavite in mano, arrivando poi a dar fuoco alla sua auto e a quella del fratello (anche lui assicuratore), come documentato dalle immagini di un sistema di videosorveglianza.

Ieri 10 giugno i carabinieri hanno notificato in carcere a Uta a un 46enne di Monserrato, attualmente ristretto nella casa circondariale in quanto già arrestato in flagranza dagli stessi militari per maltrattamenti in famiglia ai danni della madre, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Cagliari-Ufficio Gip, che ha concordato con le risultanze investigative dei carabinieri di Monserrato che inchiodavano il 46enne alle proprie responsabilità. L’accusa è di atti persecutori.

Il tutto ha avuto inizio con una lite in strada avvenuta l’estate scorsa a Monserrato. L’uomo era andato a sbattere con la propria auto contro quella di un noto assicuratore di Monserrato. Ne era nata una accesa discussione e il 46enne aveva inseguito il professionista con un cacciavite in mano. Era stato denunciato dai carabinieri per minacce ed altro e se l’era lega-ta al dito. Fatto sta che a cavallo fra 2020 e 2021 prendono fuoco le automobili dell’assicuratore e di suo fratello, che fa lo stesso mestiere. Alcune videocamere di sorveglianza riprendono il blitz incendiario. Si vedono due uomini che arrivano in moto e danno fuoco all’autovettura dell’assicuratore, parcheggiata nel cortile dell’abitazione.

Dal telefonino sequestrato poi dai carabinieri al presunto incendiario, individuato nel 46enne, emerge un’app “contapassi” che va a tracciare gli spostamenti fatti attorno al luogo del delitto durante i sopralluoghi finalizzati al compimento della “vendetta” incendiaria. L’indagine è certosina, i riscontri arrivano e confermano l’ipotesi di reato accolta dal pubblico ministero e poi dal gip di “atti persecutori”: quegli incendi costituivano delle rappresaglie, tanto è bastato per arrivare alla misura cautelare in carcere, dove peraltro il 46enne si trova per altri reati.(luciano onnis)

Fonte: La Nuova Sardegna

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