Mio figlio morto a Quartu in sella alla sua moto. E quella strada è ancora pericolosa. E poco si fa per la sicurezza stradale in città. La lettera è di Marcello Perra, padre del giovane morto lo scorso anno in un incidente stradale.

“Sono Marcello, il papà di Simone, un ragazzo di quasi vent’anni che questa estate ha perso la vita sulle strade della Sardegna in sella alla sua adorata motocicletta.

Da quel momento per tutta la nostra famiglia, la vita è crollata e non aggiungo altre parole, perché solo chi

vive o ha vissuto un momento del genere può capire … non c’è spazio per l’immaginazione quando ci sono

legami così forti e tragedie così importanti.

Come sicuramente accade ad altre persone nella nostra situazione, ci si chiede cosa si è fatto o non fatto

per meritare ciò, ma tolti i se e i ma spesso si vuole anche capire meglio su quanto accaduto.

Da papà smarrito, subito dopo la tragedia di mio figlio, ho raccolto un po’ di energia e forza per provare a

capire cosa potesse essere successo in quella maledetta notte del 19 Luglio all’una e mezzo del mattino, nel

lungo saline di Quartu Sant’Elena. Premetto che per il mio lavoro oramai da più di dodici anni vivo fuori

dalla Sardegna, ma ho ancora casa e famiglia lì, senza avere, però, più idea di cosa potesse essere la vita

notturna nella terza città più grande della Sardegna.

In particolare, volevo capirlo osservando i luoghi dell’incidente e pertanto andando sulle strade di viale

Colombo e del Poetto che d’estate diventano la connessione e la porta della città verso i luoghi di

divertimento e turismo per tante persone, nonché una vera e propria arteria del traffico cittadino dell’area

metropolitana verso la città Cagliari.

Ebbene, in un contesto così importante, dove mi aspettavo che nel 2021 si potesse trovare un’area più che

adeguata e pronta al flusso turistico e cittadino, via via cresciuto negli anni, a fronte sempre di dichiarate

ambizioni turistiche come leva dell’economia locale, ho dovuto constatare con amarezza un senso di vuoto

e abbandono totale tanto da lasciarmi veramente attonito e smarrito.

Come padre che non si rassegna nel sentirsi dire solo che il proprio figlio, in una strada rettilinea come

quello del lungo saline si “schianta” contro un guard-rail, forse e solo perché ha sbagliato manovra o non è

stato prudente, ho cercato di fare qualche valutazione in più.

Giorno dopo giorno e notte dopo notte, ho trascorso l’intera estate a fotografare e filmare i comportamenti

degli utenti di quelle strade, la sorveglianza e la custodia di quei luoghi e tutto quanto sta al contorno ad un

sistema di viabilità così complesso e articolato.

Nel frattempo, purtroppo, in un solo mese, in quelle stesse strade è morta un’altra persona ed è avvenuto

almeno un altro incidente importante con il ribaltamento di un’auto che ha anche abbattuto un sistema

semaforico ….

Sintetizzare e basarsi sulla sola imprudenza degli utenti stradali a me sembra ed è sembrato troppo

semplicistico e la mia personale sensazione e impressione è quella di voler tirare una coperta troppo corta

che lascia scoperti i piedi.

Partendo con l’evidenziare che non sono un esperto di sicurezza stradale, mi chiedo guardando in dettaglio i luoghi dove sono avvenuti gli incidenti, ma è possibile che solo io e qualche altro ci rendiamo conto di alcune evidenze e pericoli che non sono così celati da far pensare che si possa trascorre l’estate del 2021, forse l’ennesima, senza far niente e nemmeno a valle degli incidenti occorsi!

Mi sono rattristato ancor più quando ho letto, nell’ultima parte dell’estate, alcuni articoli su vari giornali locali, in cui si evidenziava che nell’estate 2021 erano accaduti troppi incidenti sulle strade in questione e pertanto si dovevano ripristinare alcuni sistemi di prevenzione quali autovelox, fare un’analisi critica delle strade più pericolose, salvaguardare e mettere in sicurezza i ciclisti collegando le piste ciclabili (sono decenni così ..) etc….. ma prima cosa si è fatto e poi fra quanto si farà?                                                                 A  queste amare riflessioni non sono riuscito a darmi una risposta concreta e mi auguro di averla nei prossimi mesi.

 

Per il momento mi viene da aggiungere solo un’ulteriore considerazione, l’opinione pubblica si scandalizza  ogni volta per la morte sui luoghi di lavoro e fa una caccia esasperata ai “cattivi datori di lavoro”, ma nel frattempo piange le vittime della strada come inevitabili e frutto per lo più della loro responsabilità e della loro imprudenza. Ma chi controlla e deve sorvegliare dove è finito?

Basta un cartello stradale con indicato il limite di velocità per essere al sicuro e garantire la sicurezza nelle strade?

Io ritengo di no, perché ancora nel 2021, l’evidenza ci dimostra che la sicurezza stradale è fatta di tante componenti tra le quali la prevenzione e la dissuasione da comportamenti potenzialmente pericolosi e mi pare che tutto ciò, purtroppo, in questa terribile estate non ci sia stato.

Ma mi chiedo, inoltre, come si può accettare che in una città che vuole avere ambizioni turistiche importanti, tali da volerne fare un punto di forza, si possa permettere che sull’unica strada che conduce i cittadini e i turisti ai luoghi naturalistici più belli quali il mare, l’area del parco delle saline ed i locali del divertimento estivo ci sia una accettazione passiva dei fatti.

In particolare, scorrendo foto e immagini di questi luoghi, raccolti con tanta fatica, possiamo ritrovare: pedoni che vanno sulle piste ciclabili e vice versa sia al passo che di corsa, auto in sosta su piste ciclabili e strisce zebrate, che i limiti di velocità siano solo scritte, che monopattini circolino in modo indisciplinato e vengano perfino abbandonati sulle piste ciclabili, che biciclette si muovano in contromano o fuori dalle piste ciclabili senza segnalazioni luminose notturne, che si attraversino nei punti più vari le strade densamente trafficate sia di giorno che di notte !

Mi auguro che, anche per questo grido di dolore e sofferenza infinita, questi luoghi, dove i nostri cari e noi stessi circoliamo quotidianamente, ci siano delle profonde rivalutazioni di sicurezza sia alla luce delle

migliori norme e pratiche oramai disponibili da tempo che dei cambiamenti sia nella numerosità che tipologia di veicoli in transito. Fa molto male e anche rabbia vedere che per anni gli stessi luoghi abbiamo mantenuto le stesse  infrastrutture quali ad esempio le barriere stradali marce e devastate sia all’ambiente marino in cui sono installate che dagli incidenti occorsi nel tempo, piste ciclabili che finiscono nel nulla diventando in alcuni casi sterrati ad uso promiscuo di biciclette e pedoni, presenza di rilevati quali gradini in marmo e cemento con spigoli vivi e talvolta sconnessi che non hanno particolare funzione se non aggravare le cadute di qualche utente sfortunato che può rovinarci sopra, presenza di arbusti, rifiuti e brecciolino tali da far pensare ad un totale abbandono e così via.

Infine e concludo, mi chiedo: è possibile che con tutti i dissuasori di velocità, i guard-rail salva motociclisti e tanti altri dispositivi che oggi le migliori tecnologie mettono a disposizione, ci si debba ancora interrogare se è opportuno o meno installarli adducendo giustificazioni quali le tante varie priorità o talvolta motivazioni economiche ?

La mia risposta in ogni caso è e sarà sempre che dobbiamo fare di tutto per evitare di continuare a piangere sulle tombe dei nostri cari!”.

 

 

L'articolo “Mio figlio morto a Quartu in sella alla sua moto. E quella strada è ancora pericolosa” proviene da Casteddu On line.

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