Ricoverata al Policlinico di Monserrato per una mascella lussata, dopo un viaggio nel cuore della notte a bordo di un’ambulanza che, anzichè potersi fermare a pochi metri dalla sua abitazione, ha dovuto macinare tanti chilometri. È un’odissea quella che ha vissuto Antonella Di Flumeri, 78enne di Muravera. A raccontare tutto è la nipote, Elenora Codonesu. Una situazione clinica tutt’altro che preoccupante ha portato lei e i suoi parenti a trascorrere una notte in bianco: “Stanotte, verso mezzanotte e mezza, mia zia si è sentita male. Non riusciva a parlare, aveva la bocca storta e dolorante. Dopo averci rintracciato, ci siamo avvicinati a casa sua e abbiamo chiamato il 118 che è subito intervenuto. Per fortuna, nonostante avessimo pensato al peggio, alla fine si trattava di una lussazione alla mascella. Facendo i vari accertamenti, i medici si sono però anche accorti che mia zia aveva la pressione abbastanza alta. Dopo aver provato a risolvere la situazione a casa, una volta che la pressione non scendeva e non sono riusciti a mettere apposto la mascella, hanno giustamente deciso di trasferirla in ospedale. La spiegazione più logica sarebbe stata portarla a Muravera, a 3 minuti da casa sua”, osserva la nipote. Ma così non è stato, e l’anziana si è anche agitata. “È stata trasportata al Policlinico di Monserrato perché da un po’ di tempo a questa parte ormai l’ospedale di Muravera è ridotto praticamente a zero. La domanda mi sorge spontanea: specialmente in una situazione sanitaria come quella in cui stiamo vivendo, non sarebbe meglio tenere ospedali piccoli per piccole emergenze come questa? Ma soprattutto, perché in una struttura come quella di Muravera, che sino a poco tempo fa era efficiente non solo per il Sarrabus, non è più possibile gestire situazioni come queste?”. Il racconto va avanti: “Quando mia zia è stata trasportata abbiamo seguito l’ambulanza perché nonostante non potessimo entrare ovviamente era il minimo rimanere lì fuori per avere notizie il prima possibile. Se una persona non avesse la possibilità di prendere la propria macchina e andare a Cagliari? Dovrebbe lasciare un proprio parente da solo, senza poter avere notizie? Il modo per andare a Cagliari lo si trova, ma alle 3 di notte non sempre. Già aspettare la mattina dopo sarebbe un’angoscia. Ci sono altre mille cose che potrei chiedermi, come per esempio chi ha lasciato che il nostro ospedale finisse in queste condizioni! L’amministrazione comunale, la regione o chi di dovere, non può fare pressione perché la situazione venga almeno leggermente migliorata? A chi ci si deve rivolgere? Penso che una struttura come quella che abbiamo, con il potenziale che potrebbe avere, non debba andare sprecata. Vorrei solo che l’ospedale in cui sono nata ritornasse a funzionare come una volta, almeno per situazioni non gravissime come questa”.Alla fine, “dopo aver passato una notte insonne dentro la mia macchina fuori dal pronto soccorso del Policlinico, mi sono sentita dire di tornare a Muravera perché tanto mia zia deve essere di nuovo trasferita al Santissima Trinità e ciò potrebbe durare anche tutta la giornata, quindi ci richiameranno loro. Adesso sono qui, aspettando che il telefono squilli per dovermi mettere un’altra volta in macchina e tornare sino a Cagliari senza aver chiuso occhio tutta la notte, quando potrei stare più serena avendo l’ospedale San Marcellino a due passi da casa mia”.

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