Sono abituati a girare per sagre e fiere. E, a dicembre, a restare “fermi” dentro le casette natalizie, proponendo questo o quell’oggetto o questo o quel prodotto. Ma nell’anno terribile del Coronavirus, i mercatini di Natale vengono bloccati in tutta Italia. Niente esposizioni in piazza e nelle strade. A Cagliari, da anni, i mercatini erano diventati un “simbolo”: piazza Yenne, Corso Vittorio e piazza del Carmine, dall’otto dicembre all’Epifania, diventavano un vero e proprio “villaggio natalizio”. Quest’anno, invece, salvo miracoli dell’ultim’ora, niente casette. E molti espositori iniziano già a leccarsi le ferite: tra loro c’è chi, nel resto dell’anno, non si perde mai una sagra o una festa di paese. Ma le regole sono chiare: fiere vietate, feste religiose e sagre idem. E, ora, arriva l’ultima “mazzata”: i mercatini di Natale vietati.

“Per me sarà una grossa perdita, avevo stimato di poter vendere almeno tremila bottiglie come l’anno scorso, in piazza del Carmine, e le avevo già preparate”, afferma Mauro Atzori, 45 anni, titolare da un anno e mezzo di un birrificio artigianale. “Certo, c’è il Coronavirus e bisogna stare molto attenti. Ma non potevano magari ‘salvare’ i mercatini natalizi, prevedendo controlli serrati e entrate limitate nelle piazze e nelle strade dove ci sono gli espositori? Adesso dovrò fare carte false per poter vendere, mi rivolgerò a malincuore a internet, consapevole che facendo così non contribuirò a far girare l’economia sarda. Le vendite sono bassissime, anche perchè i locali chiudono alle 18 e la birra, solitamente, si beve la sera, all’ora di cena. Dal Governo non ho avuto nessun aiuto, non mi sono spettati nemmeno i 600 euro legati al lockdown di marzo”. Deluso, e non potrebbe essere altrimenti, anche Roberto Orrù, artigiano, 62enne. Gli anni scorsi ha esposto sempre nel Corso Vittorio: “Braccialetti in ossidiana, gioielli anche realizzati al momento. L’incasso di dicembre rappresenta circa la metà del totale di tutto l’anno. Hanno pure annullato sagre e feste”, osserva. Insomma, il piatto piange: “E anche i negozi delle vie dello shopping saranno danneggiati dalla nostra assenza, ci sarà meno genti in giro. C’è crisi, ma non ho chiesto nessun aiuto economico al Governo: voglio lavorare, non vivere di elemosine”.

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